Chiudi gli occhi e sei invisibile

Una delle magie che compiono i bambini tra i 2 e i 4 anni è quella di chiudere gli occhi pensando di scomparire e di far sparire chi stia davanti a loro. James Russell della University of Cambridge ha cercato di analizzare questa particolare credenza che hanno i bimbi sullo speciale potere di chiudere gli occhi.

Comunemente giochiamo a nascondino con i bambini piccoli, a turno tappiamo gli occhi chiedendo dove sia l’altro come se fosse andato via. Diverse ricerche hanno confermato che il bambino pensa di diventare invisibile agli occhi dell’altro quando chiude gli occhi. Sembra che nel periodo prescolare abbia uno sviluppo precoce del concetto del sé in maniera analoga all’adulto. Cerchiamo di capirci qualcosa in più.

In un primo esperimento, Russell ha replicato uno studio di Flavell (1980) chiedendo ad un gruppo di bimbi tra i 3 e i 4 anni se, indossando una maschera che tappava i loro occhi, fossero visibili alla persona davanti a loro. In una seconda condizione, è stato chiesto ai bimbi se il ricercatore, indossando una maschera simile con occhi tappati, fosse visibile agli occhi di un altro adulto, testando quindi se la credenza fosse attribuita solo a se stessi o anche agli altri (prima e terza persona).

A ciascun bimbo sono state rivolte delle domande, mentre indossava degli occhiali in cui si vedevano gli occhi e poteva vedere, oppure i cui occhi erano coperti, e infine venivano poste quando gli stessi occhiali erano indossati da un adulto che interagiva con un altro adulto. Ad esempio:

  1. (il bambino indossa le lenti coperte) “[nome del bambino], i miei occhi sono aperti e sto guardando nella tua direzione. Posso vederti?”. “Posso vedere la tua testa?”
  2. (il collaboratore indossa le lenti coperte) “[Il nome del bambino], i miei occhi sono aperti e sto guardando nella direzione di [nome del collaboratore]. Posso vedere [nome del collaboratore]”. “Posso vedere la testa di [nome del collaboratore]?”
  3. (il collaboratore indossa le lenti coperte) “[Il nome del bambino], puoi vedere [nome del collaboratore]?”. “Puoi vedere la testa di [nome del collaboratore]?”

Occhiali indossati dal bimbo o dall’adulto con occhi visibili e coperti

Tutti i bambini asserivano che indossando occhiali opachi non erano visibili all’altro e credevano che lo stesso accadesse all’adulto che indossasse gli occhiali che nascondevano gli occhi. Al contrario, sostenevano che sia la loro testa che quella del collaboratore rimanesse visibile. Una conclusione in linea con gli esperimenti di Flavell, dove bimbi tra i 2 e i 4 anni credono che con gli occhi chiusi sia loro che la gente spariscano, mentre generalmente affermano che il resto del corpo sia ben visibile. Un dato soprendente. Nonostante la consapevolezza del corpo visibile, bastano gli occhi chiusi per pensare di essere invisibili!

Nel secondo esperimento, Russel e collaboratori hanno cercato di comprendere a cosa fossero dovute queste credenze divergenti. Sostanzialmente si sono chiesti se la presunta invisibilità fosse dovuta al fatto che veniva impedita l’esperienza visiva (ipotesi: chiudendo gli occhi, sparisce il mondo) oppure fosse strettamente connessa con il significato psicologico attribuito agli occhi, ovvero che non fosse più visibile il sé (connesso con il nome proprio o il pronome personale).

In questo secondo esperimento i bambini indossavano due tipi di lenti, opache in cui gli occhi non potevano vedere né essere visti e “trasparenti” invece costituite da uno schermo che nascondeva l’occhio e nello stesso tempo permetteva a chi li portava di poter vedere. Dopo un training in cui i bimbi capivano le speciali proprietà delle lenti, venivano poste domande simili al primo esperimento. Anche in questo caso i bambini asserivano che non erano visibili allo sperimentatore persino quando indossavano gli occhiali trasparenti, nonostante il fatto che non fosse stata impedita l’esperienza visiva (potevano vedere infatti).

Lenti usate nel secondo esperimento.

In realtà l’esperimento non è andato del tutto a buon fine, perché su 37 bambini solo 7 hanno compreso la peculiarità della lente che permettva di vedere e nello stesso tempo impediva alle persone di vedere i loro occhi. Questi 7 tuttavia pensavano che fossero invisibili a prescindere dal tipo di lenti che indossavano. In altre parole, sembra che la percezione di invisibilità emergesse dal fatto che gli occhi fossero nascosti e non perché non avessero la possibilità di vedere (ipotesi dell’esperienza visiva).

Rispetto al corpo sembra che gli occhi siano centrali nel determinare la visibilità di una persona, anzi la consapevolezza della presenza di esserci. I bimbi che chiudono gli occhi credono di non essere visibili all’altro, nonostante il fatto siano consapevoli che la loro testa e il loro corpo rimangano esposti e visibili. Insomma, è come se, nel chiudere gli occhi, il loro sé fosse nascosto mentre tutto il resto rimane visibile agli altri. In un esperimento conclusivo i ricercatori hanno tentato di esplorare il ruolo degli occhi e precisamente del contatto visivo come meccansimo in cui i due soggetti si connettono (ipotesi del reciproco riconoscimento). In sostanza, non è soltanto una questione di occhi visibili all’altro, ma che ci sia un contatto visivo reciproco.

Nell’esperimento finale, collaboratore e bimbo erano seduti intorno ad un piccolo tavolo. In una condizione, seduti uno di fronte all’altro, il collaboratore mentre osservava al di sopra della testa del bimbo, chiedeva: “puoi vedermi?”; in un’altra condizione, veniva invitato il bambino ad osservare un giocattolo su una mensola dietro il collaboratore, e posta la domanda: “guarda quel giocattolo e io osserverò i tuoi occhi mentre lo fai… Posso vederti?”. Alla fine, la maggior parte dei bambini si sentiva invisibile fin quando non entrava in contatto con lo sguardo del collaboratore e che il ricercatore spariva quando il suo sguardo era rivolto altrove mentre il bambino lo osservava.

Sin dal primo studio di Werner e Kaplan (1963), è stato ampiamente confermato dai ricercatori di psicologia dello sviluppo che l’attenzione condivisa riveste un ruolo fondamentale per lo sviluppo mentale. Potete trovare un mio articolo su questo tema prendendo spunto dal lavoro di Michael Tomasello. E’ in effetti una questione affascinante perché molto spesso noi identifichiamo una persona con il suo corpo. Questa linea di ricerca empirica dimostra che non è così. Forse perché nel concepire la presenza o meno di qualcuno non stiamo parlando del corpo fisico, ma di un’entità mentale. A me viene in mente la ricerca in cui si dimostra che collochiamo generalemnte l’identità dell’uomo all’altezza degli occhi.

Insomma, questa ricerca conferma quanto sia importante condividere l’attenzione con l’altro per lo sviluppo del concetto di sé. Sarebbe interessante estendere la ricerca sul fronte dei non vedenti dalla nascita, anche per approfondire il ruolo degli altri sensi nella condivisione di se stessi con le altre persone. Aggiungo che potrebbe essere allargato il discorso a chi presenta comportamenti autistici, dato che il nascondere il volto o volgerlo altrove è uno dei tratti tipici che caratterizza l’autismo. Mi azzardo a supporre che in una diagnosi precoce, bambini nello spettro autistico di 2/4 anni  non dovrebbero presentare l’errata credenza dei bimbi della ricerca di Russell.

Infine, anche in clinica gli occhi sono importanti nel racconto dei disagi emotivi dei pazienti. Essere osservati può scatenare diverse reazioni, improvvise accelerazioni somatiche, significativi tentativi di fuga o di attacco, la percezione improvvisa di perdere qualcuno di importante. Essere all’altezza, essere riconosciuti, essere visti, oppure essere trascurati, non essere visti, non essere degni di un’occhiata: sono scene che fanno parte di tante storie personali, che chiedono di poter chiudere gli occhi senza paura di rimanere soli.

ResearchBlogging.orgRussell, J., Gee, B., & Bullard, C. (2012). Why Do Young Children Hide by Closing Their Eyes? Self-Visibility and the Developing Concept of Self Journal of Cognition and Development, 13 (4), 550-576 DOI: 10.1080/15248372.2011.594826

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