L'arte e la neurologia

Siamo sempre stati attratti dalle opere di artisti tormentati. La loro biografia irrompe nell’opera artistica con la resa fisica, nel materiale utilizzato, nell’invito emotivo del soggetto pittorico, della scrittura, della composizione musicale. Van Gogh, Edgar Poe, Beethoven, sono alcuni esempi di uomini che hanno espresso certi sentimenti interiori che raramente trovano un’accoglienza tollerante nel contesto sociale.

A questi artisti così ben caratterizzati psicologicamente, possiamo collegare l’esistenza di un’altra categoria di artisti che vivono condizioni esistenziali “neurologiche”. E’ ciò che puoi osservare nell’allestimento pittorico del Collettivo londinese di artisti con compromissioni neurologiche. Nel sito sono esposte le opere di persone che hanno disturbi neuropsicologici o hanno subito traumi neurologici, neuropatie o degenerazioni senili del cervello, come l’alzheimer, l’autismo, la demenza, l’ictus,  la sindrome di Bonnett, l’emicrania cronica o traumi dovuti ai colpi ricevuti alla testa da un aggressore.

I curatori di questa organizzazione promuovono un dibattito pubblico interdisciplinare per esplorare e comprendere le connessioni tra l’arte, la creatività, le neuroscienze e le basi cerebrali della percezione visiva. Per questo intercettano le opere di quegli artisti affetti da alterazioni cerebrali insieme a quelle forme d’arte ispirate dalle scoperte neuroscientifiche.

 

 

Alcuni di questi artisti improvvisamente sono stati colpiti da un ictus o da una malattia degenerativa, oppure sono autistici fin dalla nascita e producono immagini complicate e straordinarie per perizia tecnica.

Come ad esempio William Utermohlen, un artista che dopo l’insorgere dell’alzheimer comincia a creare lavori in cui sono visibili i cambiamenti grafici causati dalla demenza, oppure Jon Sarkin il quale, dopo essergli stata rimossa una parte dell’emisfero sinistro per le conseguenze di un ictus, abbandona il lavoro che faceva prima del malore, si isola e inizia a generare una sovrabbondante produzione di disegni e dipinti. Un altro incredibile artista è JJ Ignatius Brennan, conosciuto per i suoi surreali lavori ispirati alle frequenti emicranie che lo hanno sempre afflitto tra sofferenze, diminuzione della vista, allucinazioni di triangoli e linee spezzate, campi visivi frammentati a mosaico, facce e oggetti che spesso gli appaiono deformati, duplicati o ingranditi e la perdita saltuaria della percezione della profondità.

Questi artisti mi fanno pensare ai pazienti di Oliver Sacks o di Vilayanur S. Ramachandran descritti sapientemente nei loro saggi divulgativi. Individui che manifestano strani comportamenti, percezioni del mondo e di se stessi uniche e inquietanti, con disturbi della percezione, della coscienza, dell’identità.

Sia i dipinti del collettivo che le storie narrate dai due neurologi si integrano con ammirevole opportunità. I pazienti di Sacks e di Ramachandran sono atipici, quasi ideali rispetto alla maggioranza dei casi in cui i sintomi neurologici spesso si confondono, si mescolano e non sono così netti e chiari da identificare e spiegare. Nei quadri dei pittori “neurologici” i sintomi sono più sfuggenti, carichi di messaggi da decifrare, più tipici che prototipici.

Lo stesso discorso vale con i disagi psichici nella clinica psichiatrica e psicoterapeutica. E’ raro trovare un disturbo “pulito”, senza rumore di fondo.

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