Manipolare la memoria

trucchi di memoria

La memoria fa strani scherzi, lo sappiamo. Ogni giorno dimentichiamo di compiere un’azione che in genere replichiamo centinaia di volte. Purtroppo accade pure che le conseguenze di una dimenticanza siano tragiche, come riportano alcuni fatti di cronaca.

La memoria può manifestarsi non solo per sottrazione, ma anche per addizione, cioè non solo dimentichiamo un appuntamento, un evento o un nome, è possibile pure che aumentino i ricordi di eventi anche se in effetti non sono mai accaduti. Questo genere di fenomeno è chiamato misinformation effect, cioè l’effetto di un’informazione sbagliata inserita tra l’acquisizione di informazione e il richiamo in memoria (una sorta di interferenza retroattiva), che conduce a ricordi di eventi mai esistiti.

Nella ricerca olandese degli psicologi Lommen, Engelhard e van den Hout, “l’effetto dell’informazione sbagliata” è stato studiato manipolando i ricordi di un ampio campione di soggetti, cioè ben 249 soldati tedeschi, che hanno risposto a tre test in differenti periodi. 

Un pre-test è stato somministrato due mesi prima di partire per l’Afganistan. Due mesi dopo tornati a casa, hanno risposto ad un post-test, costituito di domande che riguardavano le esperienze stressanti, con la particolarità che alla fine di questo secondo test veniva fornita la descrizione di un evento verosimile che non era in realtà mai accaduto (un missile piovuto sulla loro base). Veniva solo chiesto se ne avessero mai fatto esperienza durante la permanenza alla base (cui tutti rispondevano negativamente). Sette mesi dopo, in un test di follow-up, i soggetti hanno compilato un questionario indicando se avessero fatto esperienza o no di una serie di eventi stressanti,  tra cui l’attacco del missile che sappiamo non essere mai accaduto.

Ebbene, il 27% dei soldati nel follow-up ha risposto di ricordare in effetti l’attacco missilistico. Erano sicuri di averne fatto esperienza, al contrario di quanto asserito al post-test di sette mesi prima, in cui dichiaravano che non era mai accaduto l’attacco.

Secondo l’analisi dei risultati, il misinformation effect sembra essere correlato all’arousal (il grado di eccitabilità), al numero di fattori stressanti e al livello cognitivo della persona. Inoltre, le variabili che giocano un ruolo chiave in questo tipo di errore di memoria sono costituite dalla plausibilità dell’informazione ricevuta, dalla vividezza delle immagini associate e dalla capacità analitica della persona.

Nell’articolo dei ricercatori olandesi c’è una ampia bibliografia di ricerche che confermano questo fenomeno di memoria. Nella loro ricerca l’elemento più interessante è senza dubbio il tempo intercorso tra l’informazione errata inserita e il richiamo in memoria dopo 7 mesi. Un effetto distorsivo che non si dissolve. E’ anche vero che non sappiamo come si mantenga o quali siano i fattori decisivi che lo creino (la capacità immaginativa del soggetto? l’arousal durante l’immagazzinamento o durante il recupero? etc.). Inoltre, non è stato fatto uso di un gruppo di controllo, il che rende la ricerca non soddisfacente per trarne inferenze generali.

Ma l’esperimento ribadisce una serie di fatti già noti sulle stranezze e sulla vulnerabilità della memoria (ne ho già parlato qui e qui). L’elemento che mi piace sottolineare è l’immagine controintuitiva della memoria di “crescere” in fatto di ricordi, sebbene si tratti di un particolare tipo di ricordi. Abbiamo sempre pensato che col tempo la memoria si assottigli (qui spiego il perché), rallenti i suoi processi di ricezione e di recupero di informazione. La concepiamo in genere nella dinamica di una sottrazione aritmetica.

Ciò non toglie che stiamo parlando di un processo mentale complesso e delicato. Non deve stupirti, perché da un punto di vista evolutivo la memoria umana ha un’età giovanissima. In generale, tutte le funzioni mentali più avanzate sono le ultime arrivate nella storia evolutiva del cervello umano. Quindi sono anche le più delicate, un po’ come lo è la nostra spina dorsale considerando il suo ruolo chiave nel passaggio alla posizione eretta, così anomala e destabilizzante rispetto alla posizione a 4 zampe “naturale” della maggiorparte degli animali.

In fondo, continuo a rimanere stupefatto di cosa sia in grado di fare la memoria nell’apprendimento della conoscenza, nella gestione del tempo, nel costruire la propria biografia. In confronto ai processi di trasmissione del dna, codificato e gelosamente custodito in ogni cellula, la memoria fonda immense culture in base alla capacità di “trattenere informazioni” su cui basare il pensiero. Donald Merlin, nel suo bel libro L’evoluzione della mente, scrive che una delle svolte decisive nella storia culturale dell’uomo è il passaggio da una memoria episodica ad una narrativa, che fa la differenza col cervello di uno scimpanzé, il primate a noi più vicino.

Da una memoria fondata su ricordi che durano qualche secondo percettivo (episodica) a ricordi che fanno avanti e indietro nel tempo (memoria simbolica e mitica), prima ancora della concezione delle teorie quantistiche. Forse questi salti, alle volte, la memoria li esegue con troppa disinvoltura, ma nel complesso ci permette di conservare ogni nostra opera del pensiero e del cuore.

ResearchBlogging.orgLommen, M., Engelhard, I., & van den Hout, M. (2013). Susceptibility to long-term misinformation effect outside of the laboratory European Journal of Psychotraumatology, 4 DOI: 10.3402/ejpt.v4i0.19864

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