I termometri di Broca

Fare diagnosi neurologiche utilizzando semplici termometri applicati alla testa. Questa fu la trovata non priva di fondamento di Paul Broca, lo scopritore dell’afasia che porta il suo nome.

Paul Broca (1824-1880) è stato un antropologo, un neurologo e chirurgo francese, consacrato alla storia della neurologia per la sua scoperta della zona nel cervello responsabile nella produzione del linguaggio. Una lesione in questa area causa la cosiddetta afasia di Broca, caratterizzata dalla perdita dell’emissione del linguaggio

I pazienti con afasia di Broca parlano in modo poco fluente, sono “sgrammaticati”, si perdono articoli, preposizioni e possono essere privi di intonazione. Generalmente la comprensione de linguaggio mantiene un buon livello rispetto alla produzione del linguaggio verbale. Broca fece la sua scoperta studiando il cervello del paziente Leborgne dopo il suo decesso, il quale era chiamato “Tan Tan” perché queste erano le sillabe che usava di più per rispondere a qualsiasi domanda.

Nel 1862, in una conferenza espose la sua teoria del linguaggio, secondo cui la compromissione era correlata al danno neurologico nell’emisfero anteriore sinistro che causa “l’afemia” (rinominata afasia da Armand Trousseau). Fu un’ipotesi spregiudicata perché implicava una visione asimmetrica del cervello  (dato che l’area di Broca riguardava l’emisfero sinistro) e sposava la tesi locazionalistica delle funzioni cognitive, all’epoca una prospettiva innovativa che si riallacciava idealmente alla concezione frenologica.

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Ma torniamo a Broca perché la sua personalità si rivela ricca di sorprese. Egli fu un brillante ricercatore e un neurologo clinico, scrisse oltre 500 articoli e un’ importante monografia di 900 pagine sull’aneurisma. Sperimentò l’ipnosi su alcuni pazienti sotto vari tipi di intervento chirurgico. Nonostante una notevole opposizione accademica, introdusse l’uso del microscopio per la diagnosi del cancro (Egli stesso affermava che “tutte le osservazioni non sottoposte al controllo del microscopio devono essere considerate non vere”). Si interessò alle malattie delle ossa, studiò per primo in modo rigoroso la distrofia muscolare, scoprì il “cul de sac di Broca”, un’apertura interna accanto alla regione inguinale.

Non è tutto. Sembra che Broca sia stato un pioniere nelle indagini di “visualizzazione” del cervello avendo avuto l’idea di utilizzare un “casco” di termometri per diagnosticare le lesioni cerebrali, un po’ come avviene con la risonanza magnetica di oggi. L’idea probabilmente gli venne dal fatto che, a quei tempi, per rintracciare le lesioni delle arterie negli arti veniva misurata la temperatura della pelle, per poi decidere se fosse necessaria l’amputazione.

Per applicare questo approccio in campo neurologico, costruì “una corona di termometri che consentiva la simultanea applicazione di sei termometri infilati in piccoli pacchetti di cotone, tenuti insieme da una fascia  circolare di materiale plastico“, cui dopo ne aggiunse altri due localizzati significativamente sopra il giro frontale inferiore “dove ha sede il linguaggio“.

Il suo ottimismo lo spinse a provare questo approccio sui suoi pazienti, nonostante fosse consapevole dei limiti spaziali delle indagini termometriche. Così scrisse che “quando la scissura silviana è occlusa [da un embolo], il termometro [sulla corteccia] temporale mostrerebbe una temperatura più bassa rispetto alla corrispondente corteccia dell’altro emisfero sano“. Cercando di comprendere i meccanismi patofisiologici sottostanti, suppose che la trombosi progressiva, al contrario dell’embolia, conducesse ad un aumento piuttosto che ad un abbassamento della temperatura. Ecco come lo stesso Broca descrive un caso clinico in un articolo del 1879:

[…] il linguaggio non era del tutto danneggiato, ma presentava già una severa compromissione; non c’era nessun disturbo sensomotorio. Allora con la mano controllai la temperatura della regione temporale sinistra [all’incirca sopra l’orecchio, nda] e potei facilmente constatare quanto fosse alta. Potei verificarlo utilizzando due termometri applicati sopra le regioni temporali che indicavano una differenza tra i due lati della testa di ben tre gradi […]

Egli previde che la condizione sarebbe peggiorata a causa di una lenta e progressiva congestione all’intero emisfero sinistro. Previsione che si avverò dato che i familiari avvisarono Broca che “il linguaggio era completamente sparito, l’intelletto profondamente danneggiato e che il paziente fosse costretto a rimanere a letto“.

Inoltre, Broca pensava che l’esecuzione di un compito cognitivo potesse incrementare la temperatura del cervello. Con incredibile anticipo sulle ricerche di neuroscienza attuali, ipotizzò che le variazioni termiche non avrebbero interessato il cervello indiscriminatamente, ma avrebbero interessato in particolare le strutture frontali. Ipotesi brillante, dato che oggi sappiamo che queste sono coinvolte nell’esecuzione di compiti cognitivi avanzati. Infatti, scrive che “nell’esecuzione di un compito mentale, sale la temperatura della regione frontale rispetto a quella temporale e quest’ultima è più calda rispetto a quella occipitale“.

Così per verificare la sua ipotesi controllava la temperatura dello scalpo con la sua corona di termometri su soggetti a riposo, dopo 20 minuti chiedeva di eseguire un compito mentale e constatava che le regioni frontali si scaldavano di più rispetto alle altre. D’altra parte, non escludeva il ruolo della cultura nella performance del soggetto, per cui un compito poteva risultare più semplice e non determinare una variazione termica per chi fosse più istruito.

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Ritratto di Paul Broca nel1860 circa (da wikipedia)

Insomma, Broca fu davvero un ricercatore curioso e ingegnoso, acuto nelle sue indagini quanto aperto a nuove soluzioni sperimentali. Per quanto appaia strano pensare di misurare la temperatura dello scalpo coi termometri per sapere come le condizioni neurologiche, a mio parere è utile pensare alle condizioni storiche e scientifiche dell’Ottocento. Fu il Secolo della “temperatura”, cioè della nuova tecnologia del motore termico che produce lavoro. E’ il periodo della seconda rivoluzione industriale che determinerà cambiamenti storici allora di portata inimmaginabile. In un certo senso, il clima culturale ha facilitato la metafora del cervello come un motore che si scalda…

D’altra parte, se ci pensate, quando controllate la “febbre” istintivamente poggiate la mano sulla fronte. Mi piace pensare l’immagine del casco termometrico di Broca come un tentativo tecnologico basato su una intuitiva fede nella propria (analogica) sensibilità. Toccare la testa e percepire il calore rivela una profonda verità: la descrizione quantitativa del termometro, sebbene ci garantisca il controllo e la prevedibilità degli eventi, non corrisponde all’esperienza soggettiva. Entrambe possono integrarsi però nell’esempio storico di Broca e generare brillanti ipotesi.

link articolo sui termometri di Broca
link biografia di Broca su wikipedia

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