La fantastica scienza dei bambini

Mi piace osservare un bambino di pochi mesi afferrare gli oggetti. La capacità di afferrare e manipolare il giocattolo o l’utensile che appare nel campo visivo emerge in una fase cruciale dello sviluppo. Il bambino può sfruttare a proprio vantaggio queste abilità motorie fini per esplorare l’ambiente che lo circonda e ricavarne il piacere della scoperta.

C’è una specifica variante che è facile riscontrare nel comportamento manipolativo che è quella del lasciar cadere a terra l’utensile. Sembra che il piccolo sia catturato dal suono che quest’atto produce. Apre la mano, osserva la caduta e ne ascolta fragorosamente l’impatto. Un gioco circolare cui prende parte (con molta pazienza) l’adulto.

Perché si comporta in questo modo? Gli piace soltanto sentire il suono? E’ un modo di attirare l’attenzione? O, secondo una tipica concezione “adulta”, è un atteggiamento immaturo ed incosciente del bambino? Piaget ipotizza che il bambino in questa fase tra i 9 e i 12 mesi acquisisca il senso della permanenza dell’oggetto. Significa che se un giocattolo scompare dalla sua vista non vuol dire che non esista più (come immaginava nei mesi precedenti), ma continua ad esistere e basta rimuovere o superare gli ostacoli per ritrovarlo.

L’attiva ricerca dell’oggetto ci fa capire insomma che il bambino è in grado di formarne una rappresentazione che viene mantenuta in memoria. Ma non è solo questo che suscita la mia ammirazione, quanto il fatto che il bambino sa anticipare mentalmente ciò che ha acquisito, prevedendo cosa succede quando rinnova la sequenza una volta ricevuto in mano l’oggetto.

Sperimenta un‘ipotesi, la mette alla prova, si concentra a  monitorare le condizioni che fanno da sfondo alla sequenza sperimentale. La diversità degli oggetti e in generale delle condizioni sperimentali consentono di generalizzare i risultati per confermare o eventualmente falsificare la propria teoria. Si comporta come un piccolo scienziato.

Inoltre, i bambini a questa età sono molto sensibili all’esecuzione pedantesca degli esperimenti e sembrano particolarmente attratti dalle falsificazioni. Perché? Non ci piace in genere sapere che la nostra teoria sia sbagliata. Ma i bimbi afferrano presto il vantaggio della falsificazione così possono aggiornare con nuove regole i propri modelli teorici. In effetti questo procedimento permette loro di creare nuove teorie del mondo, più complesse e con un valore predittivo più efficace.

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Ci sono infine due aspetti sostanziali da sottolineare nei processi di scoperta del bambino: il fattore emotivo e quello narrativo. Il bambino non è un piccolo scienziato consumato dentro un laboratorio, ma è circondato da persone che partecipano alla sua esplorazione incessante. Le emozioni condivise con gli altri, nei suoi aspetti analogici che verbali, contribuiscono a formare schemi prototipici di sé. In poche parole, il bambino comincia a costruirsi una percezione personale delle proprie capacità quando si allontana dalla base sicura, rappresentata dai genitori, per esplorare il mondo fisico e le nuove relazioni umane.

Il secondo aspetto che mi piace cogliere nel processo della scoperta consiste nel fatto che la falsificazione è un modo attraverso cui il bambino talvolta si allontana da un modello di comportamento trasmesso dai processi educativi. La possibilità di falsificare le regole “imposte” (il bambino impara in fretta a dire “no!”) mette in mostra l’abilità metacognitiva del bambino di sapersi rivolgere agli stati intenzionali dell’interlocutore. Si tratta cioè della capacità di produrre ipotesi interpretative su cosa passi per la testa al suo interlocutore oltre l’aspetto normativo del dialogo. L’attribuzione di credenze, desideri, emozioni all’altro è una funzione cognitiva avanzata dell’uomo ed emerge tra i 9 e i 16 mesi. Il bambino arricchisce la cronaca della propria esperienza relazionale con interpretazioni simboliche e alternative come un piccolo narratore.

Ecco, una volta applicato questo procedimento nelle relazioni umane, il bambino comincia ad esplorare quegli elementi che si discostano dai canoni di un modello di cultura poco comprensibili o persino “irrazionalmente” imposti. L’eccezione alla regola sembra dare l’opportunità al bambino di elaborare le informazioni in maniera più versatile e decentratta dal contesto, attraverso significati negoziabili ed emotivamente stabili con l’interlocutore adulto. Il racconto in questo caso è lo strumento speciale che serve a mitigare o a rendere più comprensibile una deviazione rispetto al modello educativo.

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