Le relazioni pericolose tra ricerca e news

imagesUn team di ricercatori inglesi ha analizzato 462 articoli di ricerca biomedica prodotti nel 2011 da 20 università in Gran Bretagna e ha scoperto che buona parte degli articoli scientifici contiene 3 tipi di affermazioni esagerate: prescrizioni eccessive (40% dei casi), interpretazioni causali inappropriate (33%) e inferenze scorrette sugli uomini a partire da studi su animali (36%).

Quando gli articoli di ricerca contengono questi bias metodologici aumenta la probabilità che vengano scritti articoli sui giornali per il grande pubblico caratterizzati da simili errori. In sostanza, il problema di fornire una notizia sbagliata di medicina o di psicologia non è da addebitare soltanto al giornalista, ma anche alla fonte scientifica su cui si basa. Anche se spesso il giornalista è inaccurato o svogliato nel riportare il contenuto di una ricerca, spesse volte è proprio l’articolo di ricerca che conduce all’errore.

Gli articoli di ricerca studiati provengono dalla ricerca biomedica con ripercussioni sulla salute e in generale il benessere della persona (medicina, psicologia, neuroscienze). Sono ambiti in cui la ricerca ha tra i suoi primari obiettivi la comprensione, la prevenzione e la cura dei malesseri dell’uomo e la promozione del benessere. E’ dunque inevitabile il rischio di forzare i dati per trarne un’interpretazione di causa ed effetto laddove invece sono state trovate correlazioni o nel fornire raccomandazioni esagerate sulle abitudini comportamentali.

L’indagine del team inglese arricchisce il quadro delle relazioni tra ricerca e media, come abbiamo già visto in un altro articolo sull’impatto delle neuroscienze nella sfera pubblica. I risultati della ricerca sono illuminanti: un articolo di ricerca che contiene prescrizioni esagerate (exaggerated advice) ha una probabilità 6.5 maggiore di generare news con altrettante esagerazioni. Il rischio sale di 20 volte se contiene affermazioni causali inesatte e ben 56 volte maggiore quando si formulano inferenze sull’uomo a partire da studi sugli animali.

L’allarmismo o il sensazionalismo fanno parte delle armi retoriche dei giornalisti e dei divulgatori per attrarre l’attenzione dell’utente. Niente di scandaloso, il mondo è ipersaturo di informazioni ed è inevitabile che si possa anche scrivere puntando più sull’impatto emotivo che su quello critico di chi riceve l’informazione. L’auspicio è che ci sia sempre un equilibrio tra forma e sostanza. A maggior ragione ci si aspetta che la sostanza fornita dagli articoli di ricerca sia integra.

In realtà la realtà culturale cambia e i processi competitivi e di autopromozione tra i vari istituti di ricerca per ricevere fondi oggi fanno la differenza. Processi che vanno pericolosamente ad interagire con la stampa molto più di un tempo. L’unica certezza che ci salvaguarda da questo genere di errori resta la capacità di critica e di controllo che per definizione sono l’essenza stessa della comunità scientifica moderna.

link alla ricerca

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