Scimmie, algoritmi, libri

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C’è sempre la possibilità che entro un intervallo di tempo indefinito una scimmia, a forza di battere i tasti di una macchina da scrivere, componga un capolavoro letterario o riscriva la Divina Commedia. Affronta la questione in un brillante articolo Ben Ehrlich su The beautiful brain, suggerendone affascinanti scenari.

Nel caso della scimmia il risultato sarebbe significativo come l’originale, ma è improbabile che il primate generi un tale prodigio a causa della durata del nostro universo. Alcune persone stanno addirittura provando a programmare un computer che generi libri. Philip Parker, un professore di marketing alla INSEAD Business School, sta lavorando ad un programma che in base a poca informazione riesce a simulare i processi mentali di un esperto. Il processo impiega trenta minuti e, secondo Parker, è in grado di elaborare racconti, romanzi oltre ad elementari componimenti poetici (il programma ha già prodotto oltre 200.000 libri).

In effetti, oggi gli algoritmi sono parte integrante di una moltitudine di attività quotidiane, dalla scelta di un libro alle previsioni del tempo. La novità è rappresentata dalla generazione “spontanea” di contenuti senza il controllo del “programmatore”. È quello che sta accadendo di recente ad esempio con la generazione di notizie attraverso algoritmi autonomi (could robots be the journalists of the future?) .

Ben Ehrlich aggiunge un’interessante osservazione partendo da un episodio personale. Dettando un messaggio a Google Voice perché fosse trascritto nel cellulare, il programma ha alterato alcune parole e la loro combinazione sintattica stravolgendo il significato originale. Qualcosa che succede a tutti noi, quando scriviamo velocemente un sms e il t9 propone parole che non rispecchiano le nostre aspettative. Come se lo smartphone o il tablet prendessero il nostro posto. E se davvero l’algortitmo che sta dietro la tastiera sta lentamente prendendo il nostro posto? Ehrlich ha scritto quanto segue:

Nell’era digitale, [il saggio] La morte dell’Autore di Roland Barth sembra anticipare tutto. Che ne sarà della creatività? Mi piace pensare al brano tratto da Ritratto di un artista da giovane di James Joyce: “l’artista, come il dio della creazione, rimane dentro o dietro o oltre o sopra la sua creazione, invisibile, purificato, fuori dall’esistenza, indifferente, che si taglia le unghie”. Forse alludeva al programma di un computer.

Forse le incursioni lessicali dell’algoritmo non sono altro che piccole licenze psicologiche. E’ un po’ ciò che succede quando mentre dormiamo improvvisamente il sogno sostituisce, altera o si prende gioco delle nostre intenzioni e credenze da svegli.

link a The beautiful brain

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