Universo, cervello e limiti

Una microlezione di psicologia tratta da un’intervista riportata su Dropsea al fisico Leonard Susskind:

[…] Sei una vittima della tua architettura neurale che non ti permette di immaginare qualcosa al di fuori delle tre dimensioni. Anche le due dimensioni. Le persone sanno che non possono visualizzare quattro o cinque dimensioni, ma pensano di poter chiudere gli occhi e vedere le due dimensioni. Ma non possono. Quando chiudi gli occhi e provi a vedere le due dimensioni vedrai sempre una superficie immersa nelle tre dimensioni.
C’è qualcosa di speciale nelle tre dimensioni? No. C’è qualcosa di speciale nella tua architettura neurale. Ti sei evoluto in un mondo dove ogni cosa all’interno del tuo cervello è collegato e orientata per permetterti di vedere tre dimensioni e nient’altro.

Questo pezzo mi ricorda il piccolo racconto Flatlandia del teologo e scrittore Edwin Abbott che lo scrisse nel 1884. Narra della scoperta della realtà tridimensionale da parte di un abitante del mondo bidimensionale. In un certo senso, la morale del racconto ci fa notare che le tre dimensioni sono sempre relative e ci sono delle alternative (ancora sconosciute?) al modo in cui di norma ci rappresentiamo il mondo nelle tre classiche dimensioni.

Un’altra cosa. Se vogliamo porre proprio un limite, io lo sposterei sul corpo da cui derivano le tre fondamentali dimensioni fisiche cartesiane (alto, basso, spessore). E’ il corpo e non il cervello a fornire l’impalcatura delle tre dimensioni. Fuori di esso o oltre i suoi limiti ci sono il sogno, la musica o gli stati alterati della coscienza.

link a Dropsea

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