Cento anni fa le prime descrizioni di ADHD

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Segnalo un bell’articolo scritto da Francesco Rende su un particolare retroscena storico della sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD). Nel 1902, il pediatra britannico George Frederic Still espose nelle lezioni tenute alla Royal College of Psychicians delle acute osservazioni su quei bambini che presentavano un deficit di “controllo morale”.

Al di là di queste suggestioni, tuttavia, il concetto di deficit nel controllo morale è in Still molto più ampio di quanto non lo sia nella caratterizzazione moderna del disturbo e finisce per comprendere casi che oggi definiremmo più propriamente come esempi di Disturbo Oppositivo-Provocatorio, Disturbo della Condotta o Disturbo Antisociale di Personalità.

Per il defective moral control cita i seguenti “criteri diagnostici”:

«1) forte emotività (passionateness) 2) tendenza alla malevolenza e alla crudeltà (spitefulness – cruelty) 3) invidia e risentimento (jealousy) 4) tendenza alla sregolatezza e mancanza di rispetto per le regole (lawlessness) 5) disonestà (dishonesty) 6) dispettosità e distruttività gratuità (wanton mischievouness – destructiveness) 7) mancanza di senso del pudore e immodestia (shamlessness – immodesty) 8) immoralità sessuale (sexual immorality) 9) brutalità (viciuousness)» (Still, 1902, p. 1009).

Rende sottolinea altri due fondamentali concetti descritti dal pediatra britannico: il delay of gratification e la passionateness. Il primo fa riferimento alla difficoltà del paziente ADHD di rinviare una gratificazione in vista della possibilità immediata. A questo proposito, gli esperimenti degli anni Settanta sui marshmallow hanno illustrato con chiarezza la dinamiche e le implicazioni: al bambino veniva mostrato un marshmallow e poteva scegliere di mangiarlo quando volesse o aspettare 15 minuti il ritorno dello sperimentatore per ottenerne due. I bambini che optavano per la seconda scelta (delay of gratification) negli studi di follow-up mostravano in seguito migliori competenze scolastiche e abilità a gestire lo stress e la frustrazione nell’adolescenza. La passionateness indica il “fallimento patologico nel controllo dell’emotività”, che ricorda l’emotional dysregulation che caratterizza tutti quei disturbi psichiatrici contraddistinti da una scarsa modulazione delle emozioni.

L’articolo è apparso sul blog Adult ADHD di Francesco Rende il quale, oltre agli studi in filosofia, psicologia e grafologia, nutre un particolare interesse per l’ADHD nelle persone adulte. Una scelta mediaticamente insolita perché l’attenzione oggi è rivolta maggiormente ai bambini che presentano questo problema. Vale la pena seguirlo per rimediare alla nostra lacuna.

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