È la scienza bellezza… e questo è terapeutico.

peerreview

E le repliche continuano nonostante le lamentele. È la scienza, bellezza. Il Many Labs Replication Project non si è fermato qui. Anzi, un articolo su Science ci informa che altri 100 ricercatori si sono aggiunti al progetto per riprodurre e verificare la correttezza di 27 esperimenti di psicologia noti in letteratura. Più della metà hanno ricevuto un parziale o completo insuccesso. E molti si chiedono: si tratta di un Rinascimento della psicologia in veste scientifica o di Inquisizione?

Mi sento come un presunto criminale che non ha diritto di difesa e non c’è modo di aver giustizia, afferma Simone Schnall della University of Cambridge U.K. studioso dell’embodied cognition. Si sente sotto accusa dopo l’esito negativo della replica di una ricerca del 2008 che metteva in evidenza come il senso morale potesse essere manipolato lavandoci la mani. Sette su otto esperimenti che riguardano l’embodiment e il priming non sono andati a buon fine (per un riepilogo leggi qui).

I revisori hanno utilizzato un protocollo per compiere le verifiche, preregistrando il disegno sperimentale, tutti i dati e le analisi statistiche che avrebbero adottato nel processo di replica degli esperimenti originali. Insomma, si sono comportati nel migliore dei modi (cioè quello scientifico). Ma alcuni ricercatori come la Schnall parlano di “replication bullying”. Anche perché sembra che, prima della pubblicazione dei risultati delle repliche, su alcuni siti sia trapelata qualche notizia dei primi risultati negativi.

Sia chiaro: è una situazione inedita nel mondo della psicologia. Sta crecendo la tendenza a servirsi di criteri più rigorosi, metodologie empiriche e ricerche basate su dati (data-driven), piuttosto che rimanere nel campo delle speculazioni e delle verifiche autoreferenziali. Ne deriva un dibattito che come in questo caso sfocia in reciproche accuse tra gli autori delle ricerche e gli scettici che dubitano della loro attendibilità. Secondo me, è un dibattito che non nuoce. Fa parte di un tratto tipico della mentalità scientifica: il dubbio a cui corrisponde automaticamente il controllo.

Per evitare che il dibattito possa rovinarsi ostacolando lo straordinario percorso intrapreso, lo psicologo e premio Nobel Daniel Kahneman suggerisce di adottare una “replication etiquette”:

… dovrebbe essere un prerequisito obbligatorio per la pubblicazione delle repliche ottenere la collaborazione degli autori originari degli esperimenti, i quali dovrebbero essere coinvolti nei processi di replica per dimostrarne la loro buona fedeIn fondo, [anziché parlare di bullismo metodologico], gli psicologi dovrebbero affrontare il problema replicando da sé il proprio lavoro.

Mi sembrano delle osservazioni molto sagge. Dopotutto, che qualcuno in un’altra parte del mondo riproduca la tua ricerca e, se accade, ne dimostri le falle non è bullismo. È la scienza bellezza, e questo è terapeutico.

link all’articolo su Science
link all’articolo dove parlo del Many Labs Replication Project

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