Essere svegli durante il sogno

homer dreaming neuromancer

E’ possibile mettersi in contatto con chi sta sognando mentre dorme. In un affascinante articolo Vaughan Bell ha descritto alcune ricerche che hanno trovato un punto di svolta studiando il lucid dreaming. Si tratta di una condizione particolare in cui chi sogna talvolta può avere consapevolezza di stare in un sogno e controllare volontariamente il proprio comportamento.

Non è un ambito scientificamente semplice da affrontare. Spesso ci si basa sui resoconti del soggetto una volta che è sveglio, con tutti gli inconvenienti che il ricordo e la descrizione a posteriori può comportare. Dopotutto, il sonno è come una paralisi transitoria che inattiva tutte le interfacce tra il dormiente e il mondo esterno, imponendo alla ricerca ostacoli difficili da superare.

[Durante il sonno] …questa paralisi è causata dai neuroni nel brainstem [*vedi nota] la cui azione è quella di bloccare i segnali dalle aree cerebrali deputate alla generazione di movimenti verso la colonna vertebrale e i muscoli. Il blocco motorio totale avviene quando inizia il “rapido movimento dell’occhio” o sonno REM, in cui  persino le azioni più energiche durante il sogno finiscono per tradursi solo nei piccoli tic oculari. Quindi i movimenti degli occhi sotto le palpebre sono gli unici rari comportamenti visibili. E’ il motivo per cui lo stadio del sonno è denominato REM (rapid eye movement) ed è proprio questa finestra di libero movimento che può consentire al sognatore lucido di trovare un modo per comunicare con il mondo esterno.

Utilizzando una procedura verificata per primo dal ricercatore sul sonno Stephen LaBerge, il dormiente può segnalare ai ricercatori quando sta per cominciare un sogno lucido adoperando dei movimenti dell’occhio programmati in fase pretest. La persona che dorme muove gli occhi in un modo già concordato nel tipico movimento rapido dell’occhio del sonno REM e lo sperimentatore registra e verifica tramite gli elettrodi che sono posizionati intorno alle orbite oculari.

Questa semplice ma ingegnosa procedura ha dato il via ad una serie di esperimenti sulle proprietà del mondo del sogno e sul funzionamento cerebrale che l’accompagna. Le ricerche neuroscientifiche sono state fondamentali per superare l’obiezione sul concetto di sogno lucido (i sognatori lucidi sono svegli ma decisamente rilassati o forse persino degli imbroglioni, perché sostengono di sognare quando invece non è vero). I neuropsicologi Ursula Voss e Martin Dresler hanno condotto delle ricerche da cui emerge che l’attività cerebrale durante un sogno lucido è simile a quelle in azione durante il sonno REM, mentre è diversa sia dal sogno “non-lucido” e dallo stato di veglia, suggerendo che non si tratta di un artefatto generato dal dormiente o dal ricercatore.

Alcune ricerche particolarmente interessanti ricorrono ad esperimenti interni all’esperienza del sogno dove, ad esempio, si chiede al partecipante di compiere nei loro sogni lucidi movimenti oculari stabiliti precedentemente per segnalare l’inizio e la fine della sequenza di specifiche azioni. In uno studio recente, Daniel Erlacher e i suoi collaboratori all’Università di Berna hanno confrontato la durata della prestazione di compiti specifici durante il sogno lucido e da svegli, come contare, camminare per un numero specifico di passi o eseguire un semplice esercizio ginnico. Hanno scoperto che “l’azione mentale” del contare avvenvia alla stessa velocità a prescindere se il soggetto sognasse o fosse sveglio, ma “l’azione fisica” richiedeva maggior tempo nel sogno rispetto alla vita reale. Nelle loro analisi, i ricercatori hanno suggerito che questa differenza fosse dovuta all’assenza del feedback sensoriale del corpo durante il sogno che, quando siamo svegli, normalmente aiuta il cervello a coordinare in modo efficiente il comportamento motorio.

In un certo senso, la possibilità di prendere consapevolezza e controllo durante il sogno lucido sembra l’inverso del “sognare ad occhi aperti”, quando uno stato mentale da sogno si insinua durante le attività da svegli. In questo caso, i ricercatori hanno individuato una rete di strutture cerebrali denominata Default Mode Network, che si attiva quando ci stacchiamo dalla realtà circostante e entriamo in uno stato sognante.

Il protocollo sperimentale delle ricerche descritte da Vaughan Bell assume un notevole valore scientifico per studiare sistematicamente il mondo dei sogni, troppo spesso associato alla mitologia psicoanalitica o ad interpretazioni folkloristiche.

*brainstem: zona posta nella parte posteriore del cervello, compresa tra cervello e inizio della colonna vertebrale costituita dalle midolla allungate, dal ponte e dal mesencefalo.

link al Lucidity Institute trovate un’interessante bibliografia
link all’articolo di Vaughan Bell sul Guardian
link all’articolo sul default mode network

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