Complesso, complicato.

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Indiscutibilmente i termini “complesso” e “complessità” sono utilizzati spesso per argomenti difficili da comprendere. Sono parole che hanno un certo potere, spaventano l’interlocutore. Sam McNerney ha scritto alcune osservazioni interessanti per distinguere la complessità da ciò che è complicato.

Quando diciamo “complicato” di solito ci riferiamo al faticoso processo di prendere una decisione. Pensiamo a come vedevamo la tv cinquant’anni fa. Nel 1964 c’erano pochi canali su cui scegliere. Oggi abbiamo Apple Tv o Xbox One per guardare programmi on demand. Bisogna scegliere fra varie modalità di pagamento, fornire informazioni particolari sulla carta di credito e ricordare le password.

La “complessità” è qualcosa di diverso. Nel linguaggio dei ricercatori, ci si riferisce ad un sistema che è composto di componenti che interagiscono. I sistemi complessi, come il meteo, sono sensibili alle condizioni iniziali. Una piccola variazione di temperatura in Africa può generare un uragano nell’Atlantico, come un crollo del mercato in Russia può avere ripercussioni in tutto l’intero sistema. Il mondo è “complesso” nel senso che piccoli cambiamenti locali possono avere notevoli conseguenze su larga scala.

In poche parole, complicato è un problema che è risolvibile attraverso una procedura (un algoritmo ad esempio) che possiamo recuperare cercando informazioni. Ci sono risorse disponibili su cui applichiamo delle operazioni grazie alle quali scomponiamo un problema complicato in uno più semplice. Nel caso della complessità, d’altra parte, il discorso è diverso perché non ci sono procedure note attraverso cui possiamo risolvere il problema e le informazioni disponibili non sono sufficienti. Aggiungo inoltre una riflessione che è anche un interrogativo: la complessità fa parte del mondo o è insita nella descrizione attribuita alla realtà (e quindi è un problema della conoscenza, dei limiti dell’intelletto umano, della cultura, etc.)?

Studiare le parti individuali non ti aiuta a comprendere qualcosa di complesso. Gli ingorghi stradali emergono quando il traffico eccede la capacità delle arterie stradali. Per attenuarne le conseguenze negative è necessario aggiungere altre corsie, o potrebbe essere anche utile optare al trasporto pubblico come alternativa, ma non ti aiuterà analizzare i singoli guidatori – non sono loro a determinare gli ingorghi. E’ il sistema.

Se vuoi capire cosa significhi che qualcosa è complicato, può aiutarti studiare la singola parte. Pensa a Netflix, all’iPhone o a gmail. Sono emersi dall’osservazione. Analizzando come l’individuo noleggia film, utilizzava il proprio cellulare o inviava email, possiamo fissare cosa non funziona e progettare migliori alternative. Netflix non sarebbe esistita se Reed Hasting [il fondatore, ndr] avrebbe studiato solo il modello di affari di Blockbuster. Aveva il bisogno di sentire il dolore derivante dai pagamenti in ritardo delle tariffe.

Sia nell’uno come nell’altro caso, complesso e complessità sono due modi attraverso cui l’osservatore si pone con la realtà che cerca di conoscere e cambiare. La complessità è una descrizione della realtà che in un certo senso non ci aiuta molto perché è fonte di incertezza e di rischio. Spesso emergono schemi o ridondanze che ci sorprendono per la strana regolarità che offrono allo sguardo scettico del ricercatore. Gli antichi Greci avevano un termine preciso, cosmos, per denominare queste forme di ordine spontaneo.

Un problema complicato può essere risolto attraverso procedure sperimentate e criticamente aperte all’integrazione. Consente di costruire teorie prescrittive, perché ci dicono come è fatto il mondo (o per lo meno alcune porzioni). Questo tipo di ordine “imposto” dall’osservatore esterno gli antichi Greci lo chiamavano taxis. Per entrambi i casi, complessità e complicazione sottolineano due tipi di limiti che riguardano rispettivamente la realtà (caos) e la conoscenza umana (artificiale).

link all’articolo di Sam McNerney

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