Freud pioniere delle neuroscienze

La psicoanalisi non è scientifica, ma Freud fu sicuramente un eccellente scienziato.

L’impatto della psicoanalisi sulla cultura del Novecento è innegabile e il padre fondatore Sigmund Freud è stato senza dubbio un affascinante esploratore della mente umana. Sul valore della psicoanalisi sia in ambito terapeutico che culturale il dibattito è aperto e, forse, appartiene ormai ad una ristretta schiera di nostalgici. Non tutti sanno però che Freud è stato un autentico pioniere delle neuroscienze.

 

Le prime ricerche sui vertebrati

Già dal 1875, a vent’anni,  come studente di medicina all’Università di Vienna si occupò di ricerca scientifica studiando l’istologia della struttura nervosa dei pesci e dei crostacei. Era l’epoca in cui la fisiologia fu scientificamente fondata e spogliata da ogni riferimento metafisico (ad esempio, il vitalismo) da Reymond, Helmholtz e Brucke.

Durante la formazione accademica apprese la teoria darwiniana dell’evoluzionismo e lavorò ininterrottamente nel laboratorio nell’Istituto di Fisiologia dal 1876 al 1881, anno della laurea. Fu Ernst Brucke, suo professore e mentore, che lo dissuase a proseguire gli studi nell’Istituto perché, l’ammonì, “non c’è alcun riconoscimento dentro l’accademia, e senza riconoscimento non può esistere alcuna libertà intellettuale e finanziaria”. Riluttante, proseguì la formazione specialistica nell’ambito della medicina clinica, cioè in quella che oggi sarebbe la facoltà di Neurologia e Psichiatria. Basandosi sulle sue osservazioni anatomiche, pubblicò ben 14 articoli originali che possono essere considerati pionieristici nel campo delle future neuroscienze. Gli fecero guadagnare la stima dei circoli di neuroanatomia, neuroistologia e neuropatologia.

Disegno eseguito da Freud della spina dorsale della lampreda. Dettaglio, 1877

Disegno eseguito da Freud della spina dorsale della lampreda. Dettaglio, 1877

Le ricerche iniziali furono rivolte alle strutture microscopiche delle anguille tra il 1875 e il 1876 nella stazione zoologica di Trieste. Significativi sono gli studi sulle strutture delle cellule nervose, al punto da meritarsi le citazioni dei più grandi ricercatori dell’epoca, come il padre della moderna neurobiologia Santiago Ramon y Cajal nel suo classico Textura del sistema nervioso del hombre y de los vertebrados. Proseguì le ricerche lavorando sul sistema nervoso della lampreda e del gambero di acqua dolce, fornendo molte informazioni tecniche sulle componenti ottiche degli strumenti di osservazione (1877, 1878, 1882).

 

Gli studi neuropatologici

Dopo aver concluso la specializzazione nella scuola medica, Freud lavorò all’Istitute of Brain Anatomy diretto dal professor Theodor Meynert. In quel periodo pubblicò tre significativi articoli basandosi sulla tecnica di colorazione di Weigert: sulla connessione dei nuclei olivari superiori (1885), sull’origine e il percorso del nervo acustico (1886) e sulle relazioni anatomiche dei peduncoli del midollo allungato (1886). In particolare, Freud ideò una nuova tecnica di indagine utilizzando il cloruro aurico nella colorazione delle fibre nervose per visualizzare l’anatomia microscopica e istologica del sistema nervoso. Fu un metodo che gli consentì di illustrare le intricate connessioni tra il cervelletto e il midollo allungato. In particolare, egli fu il primo a descrivere e tracciare il percorso del tratto spinocerebrale della materia bianca dalla colonna vertebrale al cervelletto.

Queste ricerche lo indussero ad ipotizzare che il sistema nervoso fosse composto da strutture fibrose. Freud fu uno dei primi protagonisti nella formulazione della dottrina del neurone ancora prima che Waldeyer utilizzasse il termine neurone per indicare l’unità base del sistema nervoso umano (1891). I suoi articoli, ricchi di dettagliate osservazioni sull’anatomia delle strutture del midollo allungato e le analisi istologiche del sistema nervoso, aprirono le porte ai successivi ricercatori per sviluppare la teoria neuronale delle strutture cerebrali.

Nel corso degli anni seguenti, mentre continuavo a lavorare come medico, pubblicai una serie di articoli sulle osservazioni cliniche dei danni organici del sistema nervoso. Gradualmente, ero diventato competente in questo settore; ero in grado di localizzare il sito di una lesione nelle midolla allungate così accuratamente che gli anatomisti patologi non avevano altre informazioni da aggiungere. [cit. dall’Autobiografia]

 

La cocaina

Nel periodo in cui stava completando gli studi sul midollo allungato, Freud cominciò ad interessarsi ad un nuovo alcaloide conosciuto col termine cocaina. Egli iniziò a reperire tutti gli articoli scientifici pubblicati sulla cocaina e il 21 aprile 1884 scrisse alla sua futura moglie Martha Bernays:

Sto di nuovo giocando con un nuovo progetto e spero di parlartene di più prossimamente. E’ un esperimento terapeutico. Sto approfondendo in questo periodo tutto ciò che si conosce sulla cocaina, l’effettivo composto delle foglie di coca, che alcune tribù indiane masticano per aumentare la resistenza alla fatica e alle privazioni. Un medico tedesco l’ha provata sui soldati e ne ha descritto i promettenti benefici a lungo termine.

Pubblicò una serie di articoli dove illustrava in dettaglio gli effetti fisiologici della cocaina sugli animali e sugli uomini, tra cui se stesso (gli esperimenti farmacologici su se stessi era una prassi non insolita a quel tempo). Ad esempio, ecco come descriveva gli effetti sulla sua persona in un articolo pubblicato nel 1874: “pochi minuti dopo aver assunto la cocaina, una delle prime esperienze è l’improvvisa euforia e il sentimento di leggerezza“. Gli usi terapeutici della cocaina descritti nella letteratura spaziavano dai disturbi digestivi al trattamento delle dipendenze da morfina o alcol, dal trattamento per l’asma ad agente afrodisiaco e, infine, come potenziale trattamento per l’anestesia locale. Scriveva infatti in una delle pubblicazioni sull’argomento:

I sali di cocaina hanno una marcato effetto anestetico quando sono messi in contatto con la pelle in soluzione concentrata; questa proprietà suggerisce l’uso occasionale come anestetico locale, specialmente per le infiammazioni delle membrane mucose [ad esempio, per le infezioni del cavo orale e respiratorio].

Sfortunatamente, Freud non compì i necessari passaggi sperimentali per confermare le sue ipotesi, passaggio cruciale del processo scientifico. Anzi, suggerì l’ipotesi all’amico e collega Carl Koller che era un oftalmologo, al quale peraltro sottopose  il suo libro Sulla Cocaina per l’opera di revisione. Koller, in seguito, sviluppò l’idea e ne dimostrò l’effettivo potere anestetico nelle operazioni chirurgiche dell’occhio. 

Nell’Agosto del 1884 Freud dovette assentarsi per raggiungere la fidanzata fuori città e lasciò il giovane medico con i suoi esperimenti con la cocaina. Koller, che voleva intraprendere la carriera oculistica, si dedicò per tutta l’estate alla sperimentazione e constatò che l’applicazione della cocaina su una parte della lingua produceva un effetto desensibilizzante locale. Intuì quindi che aveva tra le mani l’anestetico locale tanto ricercato nella pratica oftalmologica da utilizzare sull’occhio [da wikipedia]

Resta il fatto che il contributo di Freud sulla scoperta delle proprietà anestetiche locali della cocaina sia stato cruciale.

 

Freud esperto nel campo della Paralisi cerebrale infantile

Il lavoro clinico di Freud iniziò dall’esperienza con pazienti colpiti da ictus che comunemente presentano afasia. A questo riguardo, raccolse tutte le informazioni disponibili e le sue osservazioni in un libro intitolato L’interpretazione delle afasie. Uno studio critico, che pubblica nel 1891 e diventa un classico delle opere di neurologia sino ai nostri giorni. In questa pubblicazione esamina con accuratezza le prove sperimentali e la moltitudine di esempi clinici delle varie forme di afasia: molte delle sue descrizioni e intuizioni conservano la loro validità ancora oggi, e in particolare l’ipotesi che una parte delle cause agisca già nel corso dello sviluppo fetale.

Nello stesso anno, pubblica un altro libro fondamentale scritto con Oscar Rie, Uno studio clinico sulla paralisi cerebrale unilaterale. In quest’opera, inizia ad esplorare i “disturbi autistici” che, all’epoca, venivano denominati sotto l’etichetta diagnostica di “paralisi cerebrale”. Nella paralisi cerebrale, Freud scopre che al disturbo neurologico non sempre corrisponde una precisa regione cerebrale e questo fatto gli conferma un’idea che coltiva ormai da tempo: molti disturbi psichiatrici e neurologici non possono essere localizzati in una specifica area della corteccia cerebrale. Praticamente, queste speculazioni cliniche gettano le basi per la futura concezione psicoanalitica che prevede nell’inconscio l’origine dei disturbi psichici anziché nella patologia anatomica del cervello.

Un altro testo pubblicato nel 1893 sulle diplegie infantili riflette l’intenso lavoro clinico e sperimentale cui ancora attende prima della svolta psicoanalitica. E’ però nel 1897 che pubblica un ultimo libro fondamentale, Infantile Cerebral Paralysis. Esso rappresenta tutto il sapere teorico e clinico che Freud ha acquisito nella ormai decennale esperienza di ricerca a proposito delle paralisi cerebrali infantili consacrandolo un rispettabile esperto in materia per il resto della sua vita. In questo trattato di neurologia fornisce in dettaglio tutte le prove scientifiche disponibili sull’eziologia, la patofisiologia, la nosologia, i fattori di rischio e il trattamento di questi disturbi dell’età infantile.

Freud attacca l’idea che la mancanza o la carenza di ossigeno come complicazione durante il parto sia l’unica causa diretta del disturbo neurologico. Anzi, egli sostiene che possa essere considerata un sintomo del disturbo e non necessariamente la causa. Andando nel dettaglio, secondo Freud il problema della paralisi cerebrale associata a ritardo mentale e altri sintomi neurologici è da rintracciare durante lo sviluppo del sistema nervoso prenatale. Questa ipotesi verrà riconosciuta come vera soltanto negli anni Ottanta del ventesimo secolo, quando si scoprirà che soltanto il 10% dei casi di paralisi cerebrale è causato da complicazioni durante il parto che conducono a danni cerebrali per anossia.

 

Conclusioni

La storia precedente della psicoanalisi che riguarda la vita professionale e accademica di Freud ci disorienta. Il modello psicoanalitico che è giunto a noi ha attraversato un’imponente elaborazione culturale e speculativa senza precedenti. Le accuse di antiscientificità della psicoanalisi sono giunte da diverse parti. Sorprende allora scoprire che Freud, nonostante la psicoanalisi, sia stato un brillante ricercatore e uno stimato neurologo. Va riconosciuta anche la rara dote intellettiva di saper fornire intuizioni teorico-cliniche che impressionano per la portata scientifica (dalla sperimentazione istologica, agli studi neuroanatomici, alla cocaina, alle diplagie) e psicoterapeutica (il modello psicoanalitico).

Senza dubbio il modello psicoanalitico può considerarsi tra i principali paradigmi teorico-clinici del Novecento (vedi qui e qui per una breve rassegna), nonostante la carenza sperimentale ed empirica. Al contrario, si rimane colpiti dalla meticolosa attenzione scientifica di Freud, dalla potente analisi delle sue osservazioni nell’ambito della neurologia di straordinario valore euristico, scientifico ed empirico e dalla serie di ipotesi ed intuizioni che hanno ricevuto conferme ed ulteriori sviluppi. C’è da chiedersi quale immagine la storia della medicina ci avrebbe restituito se Freud avesse continuato nel campo della ricerca medica. E’ un interrogativo affascinante cui è impossibile dare una risposta. Quest’inguaribile fumatore di sigari, era un magnifico scienziato al passo con gli eventi intellettuali e culturali più avanzati dell’epoca.

Riferimenti bibliografici:

Triarhou, L.C. (2009). Exploring the mind with a microscope: Freud’s beginnings in neurobiology. Hellenic J. Psychol6: 1-13 [PDF]

Galbis-Reig, D. (2004). Sigmund Freud, MD: Forgotten Contributions to Neurology, Neuropathology, and Anesthesia. Internet J. Neurol. 3(1). DOI: 10.5580/2210

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