Burnout: cervelli che scottano

burn_brain

La sindrome del burnout (letteralmente “esaurimento”) è un importante disturbo di origine psicosociale connesso alla situazione lavorativa, quando le stressanti condizioni di lavoro sembrano non finire mai. Questa condizione è associata ad una percezione della propria salute peggiorata ed è accompagnata da altri disturbi di natura psicosomatica.

Il burnout è una risposta adattiva del soggetto verso le condizioni di lavoro stressanti, un modo controproducente per proteggere se stesso. Iquesta interessante ricerca, il ricercatore Montero-Marin con i suoi collaboratori  ha studiato il concetto di burnout analizzando principalmente alcune dimensioni specifiche come l’esaurimento, il cinismo e l’inefficacia professionale. Con l’esaurimento è indicata la condizione in cui non si è più in grado di offrire altro a livello emotivo. Il cinismo rappresenta il rapporto distaccato rispetto al lavoro e ai colleghi. L’inefficacia deriva dalla sensazione di non eseguire adeguatamente il proprio compito o di essere incompetenti a lavoro.

Nel loro articolo, i ricercatori hanno fatto ricorso alle tre sottocategorie di burnout già messe in luce in altre ricerche:

  1. il tipo frenetico mostra caratteristiche quali eccessivo coinvolgimento, ambizione e sovraccarico (overloaded), al punto che lavora duramente in misura tale da esaurirsi;
  2. il tipo cinico affronta situazioni monotone e poco stimolanti (lack of development) che non procurano alcuna soddisfazione e conducono all’indifferenza, alla noia e ad un coinvolgimento personale minimo;
  3. il tipo usurato (worn-out) rinuncia quando si trova in situazioni stressanti o in assenza di gratificazioni, ha poco controllo della situazione, attua comportamenti evitanti e il senso di inefficacia personale determina un generale abbandono (neglect)

Overloaded è un termine specifico che mette in luce quella “passione” (venting of emotions) del tipo frenetico che può sfociare in un rischio per la salute nella ricerca ossessiva dei buoni risultati ed è significativamente associato all’esaurimento. Il cinico viene descritto nei termini di mancanza di sviluppo personale ovvero l’assenza di crescita personale che non promuove le competenze virtuali del professionista, il quale si immagina spesso impiegato in un’altra occupazione, alimentando un approccio cinico verso il proprio lavoro. Il neglect, infine, indica l’assenza di risposta (disregard) a qualsiasi difficoltà ed è fortemente connesso ad una percezione personale di inerzia verso l’ambiente lavorativo.

I ricercatori hanno cercato di individuare quali siano le strategie di coping associate ai tre tipi di burn-out ed hanno somministrato nella loro ricerca una serie di questionari a tutti gli impiegati dell’Università di Saragozza. Hanno trovato che il tipo frenetico adotta strategie indirizzate alla rimozione delle cause stressanti (problem-focused coping). Il tipo usurato è caratterizzato da un basso livello di dedizione lavorativa e con uno stile comportamentale associato ad un progressivo abbandono o disimpegno (disengagement). Il tipo cinico, infine, presenta un profilo intermedio: una contenuta dedizione al lavoro accompagnata ad uno scarso sviluppo professionale associato a comportamenti evitanti. 

Entrando nel dettaglio dell’analisi dei dati, il frenetico si lamenta dell’organizzazione gerarchica dell’ambiente di lavoro, che impone limiti alle sue ambizioni. Il cinico vorrebbe denunciare il suo disagio per la monotonia del suo lavoro che ostacola lo sviluppo delle competenze. L’usurato sarebbe irritato dal sistema di controllo che lo spinge ad un atteggiamento negligente verso i suoi obblighi professionali. In generale, la percezione di essere criticato dai colleghi contribuisce a sviluppare un approccio negativo e crea una specie di meccanismo di contagio da estendere la sindrome del burnout agli altri colleghi di lavoro.

Degno di essere menzionato è il tratto religioso che può essere riscontrato nel tipo frenetico. La relazione tra religione ed “esaurimento” da lavoro può essere interpretato secondo gli autori con i valori dell’impegno e del sacrificio che sono valori fondamentali nella cultura occidentale. Non è la prima volta che mi capita di trovare ricerche che evidenzino il ruolo del coping religioso nella gestione dello stress (vedi questo mio articolo e qui e qui). In sostanza, il tipo frenetico sembra il profilo più coinvolto nell’estremo tentativo di risolvere i problemi professionali.

Il profilo opposto è quello del neglect, cioè il tipo usurato che nel tentativo di mediare lo stress di lavoro e l’impotenza finisce per disimpegnarsi. In questo caso il disimpegno diventa cruciale nell’autoalimentare un circolo vizioso in cui il soggetto è oppresso dalle condizioni di lavoro e al contempo attua strategie di gestione dello stress, come la rinuncia e la passività, che finiscono per confermare l’inefficacia personale.

L’assenza di crescita professionale è la dimensione psicologica che struttura il profilo cinico che lo situa tra dedizione emotiva e comportamenti evitanti, presenti rispettivamente nel frenetico e nell’usurato. I comportamenti evitanti, come la mancanza di partecipazione al lavoro di gruppo, possono essere importanti indici predittivi di burnout e, come strategia di coping, aumentano il rischio dell’uso di sostanze. E’ da notare che l’evitamento del cinico può manifestare fenomeni di depersonalizzazione, che corrisponde alla dimensione del cinismo nelle professioni per i servizi alla salute.

Tutti e tre i sottotipi della sindrome del burnout sembrano rispecchiare una progressiva evoluzione: dalla partecipazione forse eccessiva al disimpegno generalizzato. Nonostante i limiti della ricerca (l’aver studiato la popolazione di lavoratori di una sola università o la rappresentazione asimmetrica a favore di alcune figure rispetto ad altre), la ricerca di Montero-Marin è ricca di analisi e approfondimenti e offre suggerimenti operativi per future ricerche. Mette in luce la dinamica longitudinale di una sindrome considerata sovente come un’improvvisa e statica “scottatura” della mente. Suggerisce dove osservare gli indizi del burnout e come intervenire.

Montero-Marin, J., Prado-Abril, J., Piva Demarzo, M., Gascon, S., & García-Campayo, J. (2014). Coping with Stress and Types of Burnout: Explanatory Power of Different Coping Strategies PLoS ONE, 9 (2) DOI: 10.1371/journal.pone.0089090

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...