Fotografata fuori dal corpo

Una studentessa universitaria di 24 anni è in grado di uscire e rientrare nel proprio corpo deliberatamente senza difficoltà. Due ricercatori dell’Università di Ottawa in Canada ne hanno pubblicato un affascinante articolo su Frontiers of Neuroscience. Hanno studiato il cervello della studentessa attraverso la risonanza magnetica funzionale per capire cosa succedesse nell’attività cerebrale durante l’esperienza fuori dal corpo.

Un’esperienza fuori dal corpo (out-of-body experience, OBE) è una condizione vissuta in casi molto particolari come dopo un trauma o per l’effetto tossico di una droga (ad esempio leggi qui per saperne di più sulla relazione tra OBE e ketamina) in cui in forma allucinata ci si stacca dal proprio corpo librandosi nell’aria. Il paziente in genere prova intense e particolari emozioni e riferisce di aver osservato particolari scenari visivi ricchi di significato.

Il caso in questione è molto interessante perché la ragazza non ha problemi di salute, non fa uso di droghe e svolge una vita normalissima. Però riesce a attivare l’esperienza extra corporea a suo piacimento. I ricercatori hanno usato il termine extra-corporeal experience (ECE) per differenziarla dall’OBE vera e propria perché, al contrario dell’out of body, sono attivate per iniziativa del soggetto e non per cause esterne e patologiche.

Differenza sottolineata dalle confidenze della studentessa, rimasta colpita quando ha scoperto che gli altri non ne fossero capaci. Lei ha “imparato” ad eseguire questa performance quando da piccola, all’asilo, si annoiava nell’ora del sonno.

Scoprì che poteva iniziare l’esperienza di issarsi al di sopra del corpo e l’utilizzò per ingannare il tempo quando dovevano mettersi a letto dopo il pranzo per il riposo pomeridiano. Continuò ad eseguire questa attività negli anni pensando, come sostiene, che tutti ne fossero capaci. Era abile nelle rotazioni sopra il corpo, nello stare distesa nell’aria e a roteare orizzontalmente. Da adulta ha utilizzato con più parsimonia l’ECE e senzaprovare particolari emozioni.

Mi sento muovere o, meglio, posso percepire che mi sto muovendo. So perfettamente che in realtà sono ferma. Non c’è alcuna dualità del corpo e della mente quando sta avvenendo questa esperienza. Infatti, in quel momento sono ipersensibile verso il corpo, perché mi sto concentrando intensamente sulla sensazione del movimento. Io sono colei che muove il mio corpo. Per esempio, mi gira la testa se ruoto per troppo tempo. Non vedo me stessa sopra il mio fisico, piuttosto il mio intero corpo si solleva. Sento che è sopra dove so che è. La mente non è una sostanza (substantive), non si muove senza corpo.

Nell’esperimento esplorativo, i ricercatori l’hanno sottoposta ad alcuni test per valutare l’imagery cinestesica e visiva, se avesse disturbi del sonno o la tendenza a sviluppare allucinazioni. Inoltre, in una condizione hanno chiesto al soggetto di immaginare se stessa mentre svolgeva un ECE (e non che la sperimentasse), di immaginare un’altra persona che eseguisse la stessa esperienza di ECE e hanno confrontato i dati ECE con la prestazione immaginativa di un gruppo di controllo mentre esegue lo stesso movimento. Si è trattato di una serie di controlli per valutare la differenza tra esperienza ECE e immaginazione, se le strutture nervose fossero le stesse o differenti e le eventuali differenze con le prestazioni della popolazione in generale.

Fig.1 Rendered image of significantly activated regions of the brain while the participant was having extra-corporeal experiences

Fig.1 Rendered image of significantly activated regions of the
brain while the participant was having extra-corporeal experiences

Le aree maggiormente attivate durante la condizione ECE confrontata con le condizioni senza ECE sono state l’area motoria supplementare sinistra, il giro sopramarginale e quello temporale superiore e posteriore, il giro inferiore temporale, il giro frontale orbitale medio/superiore e il cervelletto (vedi fig.1). L’attivazione parietale e temporale superiore messe insieme corrispondono alla giunzione temporoparietale. Di notevole interesse, durante l’ECE vi era una minore attività cerebrale nelle regioni posteriori bilaterali della visione (vedi fig.2).

Fig.2 Areas of reduced activity during the ECEs compared to rest

Fig.2 Areas of reduced activity during the ECEs compared to rest

Durante l’ECE ci sarebbe in sostanza una spiccata prevalenza di attività nelle strutture motorie e meno in quelle visive, come quando la ragazza riferisce che le giri la testa “quando faccio le capriole sopra il mio corpo“. Come se il fenomeno fosse di natura meno allucinativa e più “fisica”. L’esperienza extra-corporea sarebbe in definitiva un caso che condivide caratteristiche descritte nelle classiche esperienze out of body e caratteristiche dell’immaginazione motoria (esattamente motor imagery, col significato un po’ differente dall’accezione comune di immaginazione).

Mi chiedo se sia davvero possibile acquisire questa capacità di uscire e rientrare nel proprio corpo. La studentessa sostiene di averla appresa quando era molto piccola e di aver fatto molto uso (per cui si è mantenuta attiva?). Questo discorso potrebbe avere un senso se si pensa che alcune ricerche (vedi qui e qui) hanno rilevato che, ad esempio, la sinestesia è più diffusa tra i giovani e può essere sviluppata.

Cosa possiamo concludere? Si tratta di prove a favore delle tesi paranormali? Che è un indizio scientifico dell’esistenza dell’anima? Per quanto ne possiamo inferire, potrebbe essere tutta opera dell’immaginazione, il che non è da escludere dato che in questa ricerca si fa affidamento sul report clinico del soggetto stesso, soggettivo e poco “raccomandabile” scientificamente. Ma non possiamo concludere nulla, in fondo, perché stiamo parlando di un solo caso clinico. La scienza non funziona su queste irrisorie dimensioni.

Nonostante ciò, è ricerca. Il valore euristico di questi casi a confine tra patologia e fisiologia, tra allucinazione e immaginazione, tra realtà e sogno, sono fantastiche finestre virtuali sulla natura neurobiologica e psichica della mente. Non è possibile eticamente poter effettuare esperimenti diretti sulle strutture nervose. I casi neuropsicologici e clinici servono a darci un’intuizione o un’ipotesi plausibile come premessa a ulteriori ricerche che ne stabiliranno la fondatezza empirica.

Smith, A., & Messier, C. (2014). Voluntary Out-of-Body Experience: An fMRI Study Frontiers in Human Neuroscience, 8 DOI: 10.3389/fnhum.2014.00070

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