Libri al rogo

In un blog di psicologia parlare di una foto su facebook è un po’ fuoriluogo. Ma ritengo che questa volta valga la pena scrivere due parole. E’ stata pubblicata infatti su facebook da un attivista del Movimento 5 stelle una foto in cui brucia un libro di Corrado Augias.

neuromancer e libri al rogo

Molti hanno subito classificato il gesto come “fascista” o “nazista” e vengono in mente i falò dei libri che i nazisti compirono negli anni Trenta del secolo scorso perché li consideravano immorali. Ma questa è solo una parte della storia, infatti i roghi dei libri ci sono sempre stati (a questo riguardo ti consiglio di leggere il fondamentale Libri al rogo di Polastron).

Da un lato ho pensato che l’episodio su facebook di una singola persona, apertamente schierata con un movimento piuttosto irruento sulla scena politica, non fosse così importante. Quanto meno fa parte dell’enorme casualità della vita quotidiana trasferita sul web. D’altro lato, ho voluto capire la strana reazione interna che ho provato vedendo l’immagine.

E’ forse un discorso simbolico? Sì, appartengo alla tribù di coloro che amano i libri, ho letto tanti libri cartacei e adesso continuo a leggerli sui device. Quel rogo minimale, di un solo libro, ha sollecitato un’istintiva “protezione” verso l’Autore del libro e verso la cultura cartacea in generale. Noi la cui istruzione è basata soprattutto sui libri, siamo più sensibili su questo genere di “protezione”. Le conoscenze, le definizioni, le grammatiche, grappoli di svariate discipline, la nostra promozione scolastica e l’attenzione corrispondente dei genitori, provengono dal nostro lungo rapporto con i fogli dei libri. 

Ma c’è dell’altro. Al di là degli intenti politici o pubblicitari, bruciare un libro è un atto di magia attraverso cui l’azione riesce a fondersi con la realtà e a trasferirsi direttamente sul bersaglio, in questo caso lo scrittore Augias (e chi rappresenta: ideologia, religione o etnia che sia). E’ un processo di pensiero tipico della mente (vedi qui per un approfondimento), soprattutto quando il rapporto con la realtà è compromesso da una serie di fattori spesso casuali ma generalmente determinati dalla propria storia personale.

Beninteso, la magia in questione assume i connotati del delirio attraverso il quale la tecnologia del web trova naturale rappresentazione. Su internet, fuori dai contatti fisici con altre persone (per intenderci, incontrarsi dal vivo), certe idee trovano terreno fertile grazie a meccanismi di pensiero molto automatici che consentono di selezionare gli utenti e i commenti che le alimentano. La fusione tra realtà e immaginazione sembra facilitata come pure l’integrazione mentale dell’utente nella complessità del mondo d’oggi (clicca qui per un approfondimento sul rapproto tra tecnologia e paranoia).

C’è un altro aspetto più sottile e per certi versi più inquietante. Nel Don Chisciotte, mentre vengono bruciati i libri di cavalleria che, secondo il barbiere e il curato, hanno causato la follia di don Chisciotte, la governante spruzza acqua benedetta perché “ne asperga la stanza, che non ci sia qualcuno di quei maghi di cui sono pieni questi libri, che tenti d’incantarci“. Insomma, non è soltanto un problema di internet, anche i libri sanno incantare il buon senso.

La cultura, nella quale trovo rappresentazione della mia memoria scolastica e del mio impegno critico nel presente, non è così distante dal delirio e dal rogo di un libro. Non è un problema di internet o di libri incantatori, quanto della sconcertante difficoltà che l’individuo ha di distinguere la realtà dagli errori sistematici del proprio pensiero.

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