Bastano 13 millisecondi

Bastano 13 millesecondi al cervello per identificare un’immagine. È quanto hanno scoperto i neuroscienziati del MIT in un esperimento in cui al soggetto erano presentati sequenze di immagini in brevissime frazioni di secondo. Le ricerche precedenti davano 100 millesecondi come soglia limite al di sotto della quale le performance crollavano.

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Negli esperimenti dell’articolo di ricerca pubblicato su Attention, Perception and Psychophysics i partecipanti osservavano una serie di 6 o 12 immagini, ciascuna visibile in un intervallo tra gli 80 e i 13 millisecondi. Durante le prove, i ricercatori 
diminuivano gradualmente i tempi di esposizione di ogni immagine: 80, 53, 40, 27… fino a 13 millesecondi. Pensavano che l’intervallo di tempo di 13 ms non fosse sufficiente perché l’informazione arrivasse in tempo alla corteccia visiva per essere riconosciuto prima che arrivasse lo stimolo successivo. Invece, i soggetti dimostravano di saper identificare le immagini. 

“Più che cogliere concetti, il cervello sembra più attento a capire cosa cercare” secondo quanto afferma Mary Potter, professoressa e ricercatrice del MIT. Ricordiamo che l’occhio compie in media tre rapide fissazioni nell’arco di un secondo chiamate saccadi, processo che facilita l’allineamento tra target e fovea e consente di decodificare rapidamente l’input in entrata. E’ come se il sistema occhio/cervello a queste alte velocità avesse una marcia in più per calibrare il focus visivo, orientare le rapide perlustrazioni dell’occhio prima di ogni saccade e garantire una maggiore comprensione di ciò che osserviamo.

È molto interessante questo risultato perché dimostra che un processo primario bottom-up (dalla periferia alla cabina di comando) cioè dallo stimolo grezzo attraverso la retina e la fibra ottica fino alla prima stazione cerebrale, sia già sufficiente per una preliminare identificazione
In sostanza, il cervello in frazioni di tempo estremamente veloci può già fornire sufficienti dati in base ai quali orientare l’attenzione visiva. Resta da capire in quale circuito cerebrale 
venga messo in attesa il ricordo dell’informazione visiva. Anche se concetti teorici come la memoria e la percezione sembrano poco adatti a darci una fotografia compatibile con queste alte velocità.

link all’articolo sul MIT e al pdf

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