Un supercomputer in ritardo di 40 minuti

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Un supercomputer giapponese ha simulato un secondo di attività del cervello umano impiegando 40 minuti. Si tratta del quarto computer più potente al mondo ed è costituito da 705.024 processori e un milione e quattrocentomila gigabyte di RAM grazie ai quali ha riprodotto circa l’1% di attività di una rete neuronale calcolando in quaranta minuti tutte le informazioni necessarie per la simulazione.

Il K computer della Riken (sotto potete vedere parte delle sue componenti) ha utilizzato una speciale tecnologia open-source per replicare un network di oltre un miliardo di cellule connesse da 10 trilioni di sinapsi. Sembra una enorme quantità, in realtà si tratta soltanto dell’1% della struttura cerebrale dell’uomo.

Nonostante la relativa lentezza di 40 minuti e limitata prestazione del pc nei confronti di una piccola porzione di cervello, questo genere di progetto è da valutare nel lungo periodo perché fa parte del processo di sviluppo dei nuovi computer con capacità di computazione exascale, cioè in grado di gestire flussi di quintilioni (1 e 30 zeri di fila) di dati al secondo. Si tratta, secondo i ricercatori, della tecnologia giusta per un’impresa forse esclusivamente moderna: la riproduzione digitale dell’attività del cervello a partire dai singoli elementi interattivi in tempo reale.

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A cosa serve questo progetto? A creare modelli che rappresentino le principali caratteristiche dell’attività del cervello. Poter avere un modello e manipolare le variabili serve a realizzare applicazioni che funzionano e a produrre previsioni valide. L’utilità in campo medico ad esempio è immensa.

E’ strano renderci conto di quanto sia veloce e complesso il “traffico” di informazioni dentro un cervello umano (senza pensare alle relazioni tra cervelli). Ogni giorno il nostro pc online risponde immediatamente ad una domanda complessa e invece uno dei più potenti pc al mondo impiega ben 40 minuti per simulare un secondo di attività corticale. Però è ancora più straordinario immaginare che il cervello è stato sviluppato da milioni di anni di selezione naturale, il progetto ingegneristico del supercomputer è in corso d’opera da appena qualche anno.

C’è qualcos’altro da non trascurare. Un computer nonostante la sua lentezza esegue perfettamente il compito. Nell’uomo solo il fattore “coscienza” rallenta enormemente la velocità di progettazione, di esecuzione, di riflessione, rispetto allo stesso cervello, molto somigliante ad un robot o ad un software. Alle volte mi chiedo davvero se sia così necessario riprodurre la coscienza nel futuro cervellone di un supercomputer.

link della notizia su Telegraph e Livescience

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