Perché non ci piace vederci in foto?

uccello_specchio

Perché spesso non piace vedersi in foto? Quante volte capita di trovarti in una foto scattata da altri e vorresti che sparisse dalla circolazione? È un po’ quello che succede quando senti la tua voce registrata e non ti ci riconosci. A quel punto nella maggior parte dei casi eviti di ascoltarti o di farti fotografare senza il tuo consenso, a meno che sia tu a fotografarti. In questo caso, avere il controllo dell’inquadratura e del focus su cui concentrare l’obiettivo cambia la situazione psicologica. Il “controllo” è la parola chiave. Significa andare in cerca dell’immagine prototipica che hai in mente.

Come la costruisci l’immagine prototipica della faccia? Semplice, allo specchio. Lo specchio è lo strumento artificiale attraverso cui hai imparato a formare uno schema del tuo volto. Giorno dopo giorno per un puro effetto esposizione lo specchio conferma uno schema percettivo che è sempre online nel cuore della tua identità. Questa ricerca spiega che quando ti guardi in una foto non ti osservi alla stessa maniera personale di come fai di solito davanti allo specchio. In una fotografia scattata da altri, la familiarità percettiva di se stessi viene tradita.

È una questione ancora più sottile. Non è un fenomeno soltanto percettivo. L’immagine prototipica è una  rappresentazione “silenziosa” che abbiamo in memoria. Nonostante le tante variazioni nel tempo, riportate dalle immagini fotografiche o allo specchio con forme, rilievi e sfumature di colore del viso che cambiano, il feedback percettivo alimenta un’immagine schematica in memoria. La ripetitiva esposizione allo specchio rende quasi inutile l’impiego di troppe risorse visive, spesse volte bastano pochi secondi, rapide occhiate in un gioco di corrispondenza tra stimoli e schema mnestico. Filtriamo le immagini che non ci convincono e controlliamo il riflesso allo specchio per una ragione più di memoria che di percezione. Ci piace di più ricordarci in un certo modo che vederci in un altra prospettiva.

Aggiungo un’ultima ipotesi metacognitiva: essendo specializzati ad attribuire stati mentali a chi ci sta davanti (teoria della mente) lo facciamo anche verso quel volto in foto o quella voce registrata che sarebbero nostri. Voglio dire, vederci in un’altra foto con un’espressione non familiare o ascoltare quella voce così diversa da come la ascoltiamo abitualmente (dall’interno), crea una difficoltà cognitiva in più: a quella voce o immagine attribuiamo inevitabilmente una mente i cui contenuti (credenze, emozioni, comportamenti) in quel volto o in quella voce cambiano quasi significato, aumentando il senso di estraneità che un po’ ci inquieta.

Annunci

4 pensieri su “Perché non ci piace vederci in foto?

  1. Al giorno d’oggi invece secondo me piace verdersi in foto, anche se scattate da altri e non volute, o perché no, magari un po’ imbarazzanti. Nei giorni di Facebook, Instagram e co. ciò che conta è la condivisione, e il mettersi in mostra. I social inoltre hanno reso i ragazzi molto più narcisisti e hanno infuso anche molta più autostima. E ripeto, è diventato più importante il fatto di condividere (una foto per rimanere in tema) più che il cosa condividere. Secondo me si crea così una dissonanza cognitiva tra “non mi piaccio nella foto” e “sono felice che tutti vedano cosa sto facendo”, che si risolve con “infondo mi piaccio e sono comunque meglio di molti altri!”.

    Mi piace

    • Vittorio, certo si tratta nel mio articolo di un’ipotesi da sperimentare e approfondire. Mi sono fermato soprattutto su considerazioni più teoriche che di psicologia sociale.

      Mi piace

  2. E’ attraente l’argomento, in particolare perchè fa riflettere su ciò che ci riflette, come lo specchio. In un certo senso è un invito a chiedersi che immagine interna si ha di sè, quanto oggettiva, anche se un percetto non è , per sua natura, mai oggettivo. Il tutto credo metta ion gioco anche la nostra diffidenza verso l’altro, anche quando, in qualche modo, l’altro siamo noi….Hai voglia e tempo per riflettere…lo specchio è un grande simbolo di sviluppo ed un grande significante nella crescita dell’individuo.
    GRAZIE

    Mi piace

    • Sì hai ragione, pensa anche a quanto sia particolare il modo in cui il corpo (allargo la questione) si “autopercepisce” e organizza i dati esterni ed interni per confermare uno schema corporeo di base (in neuropsicologia viene chiamato ‘image body’). Alle volte rimango perplesso quando mi imbatto in quei modelli che puntano ad intensificare il grado di consapevolezza del proprio corpo in chiave terapeutica.

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...