La sede del libero arbitrio?

Secondo uno studio eseguito su due pazienti epilettici ci sarebbe un circuito del cervello che si attiva quando decidiamo di agire. I ricercatori hanno stimolato la corteccia cingolata mediale anteriore direttamente con microelettrodi e il paziente riferiva di sentire “un intenso calore nel petto accompagnato da un sentimento di determinazione ad agire”. Lo studio, guidato dal neurologo Michael Greicius della Standord University, porta alla luce una sorprendente fitta rete di connessioni tra la corteccia cingolata e le strutture adiacenti che sono coinvolte in quei compiti in cui è necessario attivarsi ed essere pronti all’azione.

Gli studiosi hanno scoperto [clicca qui per i dettagli] che la zona mediale della corteccia cingolata anteriore ha fitte interconnessioni con specifiche strutture frontali e sotto corticali. In base alla loro ricerca, questo circuito si attiverebbe nei momenti in cui affrontiamo una situazione nuova ed è necessario preparare il
cervello per agire, come quando sei in macchina e un pedone attraversa
improvvisamente la strada, te ne accorgi e devi preparare un’immediata azione per affrontare la novità.
Secondo i ricercatori si tratterebbe di un particolare circuito connesso su due fronti, da un lato a strutture che si attivano quando noi siamo un po’ fra le nuvole (daydreaming) e ritiriamo la nostra attenzione dal mondo esterno, dall’altro ad un circuito operativo (executive-control network) quando rivolgiamo l’attenzione verso un compito esterno, come quando intercettiamo uno stimolo importante e dobbiamo agire di conseguenza.

Nel primo caso stiamo parlando del default mode network (dmn, ne ho parlato diffusamente qui) e nel secondo caso ci riferiamo al collegamento tra corteccia cingolare mediale anteriore e le cortecce frontoinsulari che si attivano soprattutto durante l’esecuzione di un compito esterno. Secondo i ricercatori, il quadro che emerge confrontando le ricerche prevede tre circuiti particolarmente interconnessi che lavorano ritmicamente: uno riguarda l’attività cognitiva quando ci “estraniamo” dal mondo esterno (il dmn), l’altro che si “accende” al momento in cui viene attribuita importanza ad uno stimolo nuovo (salience networkun circuito di rilievo) e le strutture attive al momento di intervenire verso la situazione ambientale rilevata.

In sostanza diverse ricerche convergono nell’individuazione di tre sistemi autonomi con funzioni specifiche:

  1. Il salience network (vedi questa ricerca ricerca) si attiva quando è necessario rispondere ad un cambiamento ambientale cui è attribuito un rilievo importante. Una specie di sistema di attacco-difesa che in ambito psicologico equivale ad esempio alla sfida competitiva per il rango in una scala gerarchica. Conferme sperimentali di questo quadro neuropsicologico provengono anche dai dati clinici di alcune condizioni neurologiche come l’Alzheimer o la demenza fronto-temporale, malattie neurodegenerative che riguardano le strutture prefrontali e temporali del cervello e in cui i pazienti mostrano gravi deficit nel pianificare i compiti.
  2. Il default mode network sembra giocare un ruolo cruciale in attività mentali introspettive, quando ci assentiamo dalla realtà e vaghiamo nei nostri pensieri (mind-wandering). Secondo alcune ricerche gioca un importante ruolo nei disturbi autistici, dissociativi, schizofrenici e da stress post traumatici (puoi farti un’idea <a qui, qui  e qui).

  3. Per quanto riguarda il sistema esecutivo e di controllo dei lobi frontali un classico esempio da manuale è quello del caso Phineas Gage (ampiamente descritto qui).

Il salience network rappresenterebbe l’interfaccia neurobiologica attraverso cui decidi di spostare l’attenzione dai tuoi pensieri agli stimoli esterni. I ricercatori sperano di poter sfruttare questi dati per comprendere i meccanismi di importanti patologie e disturbi psichici. Ma meglio aspettare altri approfondimenti sperimentali prima di giungere troppo in fretta a conclusioni generali. È poco credibile che esista un luogo preciso, un circuito anatomico (cortecce angolari, frontali e limbiche), dove “risiede” il libero arbitrio.

Del resto quest’ultima definizione circa la “libera volontà” sfugge da ogni proposta sperimentale ed è meglio rinviarla a speculazioni filosofiche più che psicologiche. E il titolo di questo articolo per quanto artificioso è stato un espediente per dimostrarti come la tua attenzione sia stata attratta, nella moltitudine di stimoli ambientali, su un messaggio degno di essere preso in considerazione.

Ma c’è un’altro aspetto che mi piace sottolineare. Le ricerche preliminari sui processi paralleli che riguardano l’attenzione, il daydreaming (stare fra le nuvole), il pensiero rivolto verso l’esterno, dimostrano quanto siano importanti i contributi neuroscientifici per lo psicologo in teoria e in pratica. La ricerca può confermare quanto già teorizzato dai modelli psicopatologici oppure fornire nuovi approcci sperimentali per mettere in discussione modelli psicologici e rinnovarli. In entrambi i casi, il dialogo tra ricerca e clinica guadagna maggiore terreno verso la sofisticata e misteriosa zona di confine tra malessere e benessere psicofisico.

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