Arrivederci Prozac

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Le medicine sono una parte importante dei nostri ricordi. La chimica ha svolto un ruolo fondamentale per curare fra le mura domestiche i guai fisici. Lo stesso discorso vale per il disturbo mentale: il farmaco comunemente è il rimedio “naturale” rispetto all’esotica prospettiva di una psicoterapia.
Ok, oggi le cose non stanno proprio così perché abbiamo più consapevolezza degli effetti collaterali e della complessiva inefficacia a lungo termine del trattamento farmacologico.

La notizia interessante è che le maggiori industrie farmaceutiche hanno chiuso o ridimensionato i loro programmi di ricerca per nuovi psicofarmaci. Sin dal 1950 all’apparire della rampante scienza farmacologica ci sono stati importanti progressi con nuovi farmaci che hanno limitato i danni collaterali e collezionato importanti effetti terapeutici. Eppure, la maggior parte di essi ha deluso le aspettative in termini di efficacia.

La ricerca è ora indirizzata nello studio dei network cerebrali per comprendere il comportamento umano. Il vero interesse insomma è stato spostato verso le interazioni fra i vari distretti che fanno assomigliare il cervello ad internet (per approfondire leggi l’articolo sull’ipotesi del cervello che cresce come internet o l’universo), piuttosto che alle particelle chimiche trasmesse tra i neuroni.
Adesso ciò che conta per gli scienziati sono i circuiti del cervello piuttosto che la chimica tra i neuroni.

brain-wiring-vanweedenCercare la rete stradale entro cui cognizioni, emozioni e piani comportamentali trovano un modello di spiegazione significa arricchire la dottrina del neurone, cioè il modello base su cui regge l’intera concezione del sistema nervoso. La dottrina, che trova in Camillo Golgi e Santiago Ramòn y Cajal i padri fondatori, stabilisce che il neurone sia l’unità strutturale e funzionale del cervello, contrariamente all’ipotesi che fosse costituito da un ammasso di tessuto indifferenziato così come si pensava all’inizio del Novecento.

Per dare un’idea del quadro che viene formandosi nel mondo della ricerca basta tracciare la road map sul cervello progettata dalla Casa Bianca:

  1. Premesso che gli scienziati abbiano compiuto un alto numero di scoperte e progressi tecnici, tra i quali la sequenza del genoma umano, lo sviluppo di nuovi strumenti per mappare i circuiti neuronali, il sensibile miglioramento della risoluzione delle tecnologie di imaging e l’esplosiva crescita delle nanotecnologie,
  2. [nell’aprile di quest’anno] il presidente Obama ha stanziato 100 milioni di dollari per la ricerca sul cervello (BRAINBrain Research through Advancing Innovative Neurotechnologies (BRAIN) Initiative), allo scopo di “rivoluzionare la comprensione della mente umana e scoprire nuove vie per trattare, prevenire e curare i disturbi neuropsicologici come l’Alzheimer, la schizofrenia, l’autismo, l’epilessia e le conseguenze dovute ai traumi neurologici“.
  3. I 100 milioni di dollari verrebbero divisi circa a metà da destinare rispettivamente all’Agenzia governativa per i Progetti di Ricerca Avanzata per la Difesa DARPA e al NIMH per lo sviluppo di nanotecnologie e di una mappa completa di ogni interazione fra i neuroni, a partire dai circuiti neuronali e dalle neuroscienze dei sistemi.

Il NIMH di recente è stato protagonista di una rivoluzionaria decisione [clicca qui] a sostegno di un nuovo modo di classificare i disturbi mentali mettendo in cantina il Manuale Diagnostico Statistico dei Disturbi Mentali, cioè il testo diagnostico di riferimento per psichiatri e psicologi in tutto il mondo.

Per quanto riguarda il DARPA, secondo il New York Times, dovrebbe spendere circa 70 milioni di dollari nei prossimi 5 anni per sviluppare la tecnologia di stimolazione profonda del cervello, abbreviata con la sigla DBS (Deep Brain Stimulation). Si tratta di una procedura invasiva eseguita con l’inserimento chirurgico dentro il cervello di un impianto simile ad un pacemaker i cui impulsi alla regione specifica producono effetti terapeutici significativi, ad esempio nel trattamento del Parkinson, del dolore cronico o del tremore essenziale. E non solo:

La fase successiva prevede la creazione di un device in grado di monitorare i segni di una malattia o di un danno cerebrale in tempo reale per poterli trattare prontamente e valutarne gli effetti del trattamento. Come risultato dovremmo avere a che fare con un pacemaker altamente sofisticato per il disturbo mentale. [link]

Medtronic, una delle aziende leader mondiali in questo settore, afferma che i suoi pacemaker cerebrali sono utilizzati da più di 100.000 pazienti in tutto il mondo. Per il futuro si attendono benefici anche per il trattamento dell’epilessia, dei disturbi alimentari, delle dipendenze, per controllare la rabbia, migliorare le prestazioni cognitive e altri aspetti psicologici profondi. Insomma, uno scenario straordinario per i pazienti in attesa di miglioramenti terapeutici per le loro sofferenze.

optogenetics-neuron-640x353Oltre alla stimolazione invasiva profonda del cervello, l’optogenetica potrebbe essere l’altra tecnologia innovativa per il trattamento dei disturbi neuropsicologici. Anziché utilizzare impulsi elettrici, l’optogenetica utilizza la luce per stimolare i circuiti neuronali. Funziona iniettando nei neuroni un virus, non tossico, che possiede l’informazione genetica per produrre proteine sensibili alla luce e rendere le cellule nervose “fotosensibili”, pronte ad essere stimolate selettivamente da flash di luce attraverso fibre ottiche innestate nella zona interessata della testa. Si tratta di una nuova tecnologia finora testata con successo negli animali ma che promette grandi novità per la salute psicofisica dell’uomo (clicca qui per approfondire).

Insomma, tempi maturi per rivolgere l’attenzione agli aspetti dinamici del cervello, alle reti che interconnettono distretti, zone, quartieri nervosi. Lo sviluppo delle nuove tecnologie di visualizzazione, diagnosi e trattamento va in questa direzione. Non soltanto per curare problematiche neuropsicologiche, ma anche per “migliorare” le prestazioni cognitive e “aumentare” le possibilità di adattamento alle realtà in cui siamo inseriti.
La mappa della ricerca è definita, ma lo scopo è quanto mai di difficile comprensione per l’incredibile complessità della natura umana.
Fin quando però c’è ricerca e il coraggio di cambiare strada durante la ricerca abbiamo maggiori opportunità di capire di più e nuocere di meno.

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Un pensiero su “Arrivederci Prozac

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