La nostalgia futura

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Mi capita di pensare talvolta alla nostalgia come ad un sentimento molto speciale che illumina un’epoca. Sarà perché spesso ricorre nelle conversazioni su skype con gli amici ricercatori che lavorano all’estero, sarà perché anche io vivo lontano dal paese dove ho vissuto i miei primi diciott’anni.

Nostalgia è un termine che fu coniato dal medico svizzero Johannes Hofer per descrivere il particolare stato d’animo dei militari svizzeri durante le campagne di guerra, desiderosi di tornare nella loro città natale. L’algia designa per gli antichi greci il dolore che in questo caso è più psichico che fisico, ad indicare una strana impotenza che rivela l’impossibilità di tornare a casa.

Scopro che all’Università di Southampton hanno costruito una scala che misura il grado della tua nostalgia. La Southampton Nostalgia Scale pone 7 domande cui rispondi ad ognuna scegliendo da 1 a 7  per indicare quanto sei d’accordo (massimo disaccordo → accordo assoluto). Perché misurare la nostalgia? Perché al contrario di quanto si pensi generalmente, la nostalgia non è esclusivamente uno stato d’animo poco gradevole, spesso associato a momenti depressivi e ansiosi verso ciò che non possiamo più avere e sopraffatti da una realtà presente che non viviamo bene.

Secondo lo psicologo Constantine Sedikides, che ha ideato la Southampton Nostalgia Scale, la nostalgia ha i suoi vantaggi psicologici perché offre la possibilità di ricordare momenti preziosi della propria storia. In un certo senso, inganniamo la dimensione spazio-temporale a nostro favore, mettendo in pausa il momento presente e collegandoci a persone, luoghi, eventi passati. Rivissuti nostalgicamente ti aiutano ad osservare la trama della tua vita con rinnovata continuità, con tutti gli ingredienti di una storia che ti restituisce un ruolo da attivo protagonista.

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Sarebbe interessante realizzare una ricerca in cui chiedere alle persone quali siano le emozioni che provano durante un intervallo nostalgico. Sospetto che accanto ad un retrogusto amaro, ci sia una delicata tristezza e qualcosa che ha a che fare con una specie di “cura” da applicare verso i propri ricordi allo scopo di non perderli. (Puoi approfondire il rapporto tra nostalgia e perdita in un articolo che trovi cliccando qui)

C’è un preciso schema dietro alla nostalgia: da un momento negativo, dovuto ad un qualche problema, ci ritroviamo improvvisamente intenti ad intercettare momenti del passato, come se volessimo sintonizzarci con un periodo storico e “sentirci accolti”. Forse l’idea di utilizzare la nostalgia come strumento terapeutico non è così strampalata.

Secondo una serie di esperimenti, la nostalgia è un benefico strumento psicologico per attribuire significati rassicuranti alla vita. Ad esempio, in uno di essi si chiedeva ai partecipanti di leggere un brano filosofico sull’insensatezza dell’esistenza umana. Le emozioni angosciose e disperanti provocavano maggiori momenti nostalgici, come se il soggetto tentasse di “staccarsi” dal quadro desolante della lettura esistenzialista. In un’altra condizione sperimentale, se stimolati a rivivere momenti di nostalgia prima di leggere il brano filosofico, i partecipanti affrontavano l’argomentare con più scetticismo constatando come, dopotutto, la vita è degna di essere vissuta.

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Ma c’è, infine, un altro aspetto che mi inquieta quando parlo con i miei amici che lavorano all’estero. Nelle nostre battute c’è un sottile presentimento di anzianità precoce. Sospetto che chi come me si trova a ridosso dei quarant’anni, sperimenti un senso della nostalgia simile a quella che provano gli anziani, con tutte le necessarie differenze.
Le due generazioni sono accomunate dalla frequente esperienza nostalgica, una specie di dissociazione temporale che fa scivolare nel passato spesso per formulare importanti interpretazioni sulla vita. Ma trovare un passato analogico non sempre aiuta a riconnetterci ad un futuro digitale.
C’è infatti questa novità: al contrario di chi è vecchio, la generazione di mezzo è direttamente coinvolta dall’inedito dissolvimento del mondo analogico del Novecento, rimpiazzato come è dalle novità “esistenziali” del mondo digitale.

Mi viene da pensare a tutti coloro che ancora rievocano le sensazioni tattili o nasali della pagina di carta, solo per fare un patetico esempio. Ma questo è niente se immaginiamo un futuro, non così lontano, in cui perderemo familiarità con la nostra stessa identità corporea e psichica grazie agli imprevedibili sviluppi tecnologici.

Oggi più che mai la nostalgia, assieme alla paranoia, ci aiuta a decifrare le trasformazioni del tempo e dello spazio, del mondo esterno e di quello interno concepiti finora dalla mente.
Saremo nostalgicamente sempre protagonisti, ma di realtà transitorie.

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Un pensiero su “La nostalgia futura

  1. Articolo molto bello e aggiungo che i sentimenti come la nostalgia, la paranoia, la sensazione di attrito con le tecnologie che provoca in noi angoscia esistenziale, sono fondamentali. Io ritengo infatti che l’uomo lotterà in ogni modo per non soccombere alla macchina, nonostante tutto ci suggerisca il contrario. E questi sentimenti sono la prova che l’uomo è innanzitutto coscienza e spirito, le quali non possono delegare l’invenzione e la crescita a nessun tipo di tecnologia.

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