La mattina onesti, disonesti il pomeriggio

La mattina siamo più buoni che nel resto della giornata. E’ quanto sostengono M. Kouchaki e I. H. Smith dell’Università di Harvard nel loro articolo pubblicato su Psychological Science. Negli esperimenti condotti dai due ricercatori si apprende che le persone la mattina siano sistematicamente più oneste. Allora, ci chiediamo: è più facile resistere alla tentazione di imbrogliare o dire bugie la mattina piuttosto che nel pomeriggio?

Premesso che la fatica accumulata o compiti ripetitivi possono generare un allentamento dell’autocontrollo, Kouchaki e Smith hanno cercato di capire se le abituali attività quotidiane potessero influire sull’onestà del partecipante. Ad esempio, in uno dei 4 esperimenti, hanno chiesto di osservare dei puntini che apparivano sui lati dello schermo di un pc. Veniva chiesto di valutare quale fosse il lato in cui apparivano più stimoli, con una differenza: il lato destro era ripagato 10 volte di più rispetto al sinistro. Insomma, il partecipante avrebbe ricevuto più soldi se avesse selezionato il lato destro, anche se fossero apparsi chiaramente più puntini sul lato sinistro. Una chiara opportunità per imbrogliare e ricevere più denaro.

E cosa è successo? Che tra le 8,00 e le 12,00 del mattino i partecipanti erano meno inclini a barare rispetto al gruppo della fascia tra le 12,00 e le 18,00. I ricercatori chiamano questo fenomeno effetto etico del mattino e, secondo la ricerca dei due psicologi sociali, influisce paradossalmente di più sulle persone con un alto senso morale. Infatti, per coloro che mostrano uno scarso senso etico (moral disengagement) non ha alcuna importanza se sia mattina o pomeriggio, mentre i più onesti possono cadere in tentazione a causa della stanchezza giornaliera.

Un retroscena amaro dal punto di vista sociale: i più “virtuosi” sono quelli più vulnerabili perché hanno maggiori probabilità per essere influenzati dall’effetto etico del mattino. Ecco, la morale della favola sarebbe: fate attenzione perché dopo pranzo il vostro dipendente o il collega di lavoro, l’alunno o il vigilante di banca, resistono meno alla tentazione di raggirarvi.

 neurovision

Prima di chiudere però, voglio aggiungere una particolare riflessione: è curioso il modo in cui viene concepita la morale. Insomma, è come se una persona contenesse un’entità chiamata “morale” che ad un certo punto della giornata viene in qualche modo persa per strada. E’ un modo di concettualizzare certe “proprietà” psicologiche o sociali che mi lascia sempre un po’ a disagio.

Quando si intende studiare un fenomeno come se fosse una coltura biologica da laboratorio essenziale ed estranea ad altre influenze, non si fa altro che illudersi di vederlo in modo unico e privilegiato per coglierne, ingenuamente o maliziosamente, la sua “essenza”.
Un modo di procedere che i filosofi chiamano essenzialismo. Ci cascano pure gli psicologi naturalmente: rendere tutto essenziale per trarne il maggior guadagno in termini narrativi. Le storie vengono fuori più accattivanti e le speculazioni sono più facili.

Non voglio dire che tutti gli esperimenti di psicologia sociale siano inaffidabili, ma talvolta è opportuno resistere alla tentazione di autoilluderci. Le cose sono più complicate di come vengono percepite.
E quindi invece di accontentarti di sapere in quale momento della giornata sia più probabile che si commetta una truffa, il suggerimento è questo: qualsiasi scoperta viene trasmessa da qualsiasi mezzo di comunicazione, non saltare troppo velocemente alle conclusioni. Spesso la percezione purtroppo rimane pressoché padrona della notizia.
Ti propongo un piccolo esperimento mentale: fai un cauto passo indietro andando alla ricerca della proprietà essenziale su cui la novità si basa e prova a cercare le altre proprietà “essenziali” che sono state escluse. Potresti stupirti di come la storia in effetti racconti troppe poche cose e forse inessenziali!

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