Le voci appaiono sullo schermo

Di Mauro avatar

E’ arrivata l’ora di poter vedere negli occhi quella voce che ripete sempre le stesse frasi abusive e stereotipate che tormentano alcune persone con disturbi psicotici.

Vi spiego tutto. Ci sono dei disturbi mentali come la schizofrenia che presentano le allucinazioni uditive tra i loro sintomi.  Le cosiddette “voci” sono intrusive e senza controllo commentano, criticano o comandano e soltanto il paziente le sente. Ora, secondo i ricercatori poter mettere “faccia a faccia” il paziente con un personaggio (l’avatar) che emette tali voci potrebbe instaurare un benefico dialogo al fine di portare sollievo a chi soffre di questo problema. 

Gli autori della ricerca hanno costruito un avatar con un programma commerciale (Facegen Modeller versione 3.5.1) e hanno sviluppato un software per produrre un set di “voci” modificabili. Nel test, il paziente aveva 15 minuti per scegliere un avatar e 25 minuti per selezionare la “voce”. Al paziente che non riusciva di visualizzare un volto veniva chiesto di selezionarne uno col quale si sentisse a suo agio parlare. Ai partecipanti che sentissero più voci si chiedeva di scegliere quella dominante o quella di cui avrebbero desiderato liberarsene.

Il paziente ascoltava e parlava  con l’avatar che appariva su uno schermo gestito dal terapeuta che si trovava in una stanza accanto. Il terapeuta riproduceva la voce allucinatoria sotto forma di istruzioni o commenti e nel frattempo, se era il caso, incoraggiava il paziente con la sua voce attraverso un canale audio parallelo. Il paziente era quindi sollecitato dal terapeuta a dialogare e affrontare la “personificazione” della “voce”. L’avatar (istruito dal terapeuta) progressivamente transitava verso il controllo del paziente.

L’ipotesi dei ricercatori era costituita dal fatto che i pazienti, aiutati dal terapeuta, fossero in grado di trasferire l’acquisizione di capacità di controllo sull’avatar all’esperienza psichica allucinatoria che li disturba. La trasformazione della voce da un’entità ostile ad un elemento ben intenzionato potrebbe aiutare il paziente a reintegrare beneficamente nella psiche quella parte estranea e allucinata costituita dalle voci. Inoltre le sessioni venivano registrate in mp3 così che il paziente potesse ascoltarle fuori il laboratorio per rinforzare il controllo verso il loro persecutore. 

Le sei sessioni, una a settimana, sono durate ciscuna 30 minuti seguite dal controllo tre mesi dopo (follow-up). Al disegno sperimentale partecipavano due gruppi, uno che dialogava con l’avatar l’altro che seguiva la classica terapia farmacologica. I sintomi dei soggetti venivano valutati con tre questionari che misurano la natura, la frequenza e le credenze dei pazienti sui sintomi psicotici (specificatamente le allucinazioni) e il grado di depressione che spesso è associato alla schizofrenia.

I risultati sono stati inconraggianti. Il gruppo avatar ha mostrato una significativa riduzione dei sintomi legati alle allucinazioni, non per quanto riguarda la depressione. Anche tre mesi dopo, il miglioramento delle condzioni si era mantenuto, anzi erano migliorati persino i punteggi della scala della depressione. La riduzione media complessiva delle allucinazioni dall’inizio alla fine della terapia era del 29%  e dopo i tre mesi, nel complesso, la terapia aveva determinato una riduzione del 37,9% dei sintomi. 

Un esperimento affascinante che fa parte, tra le altre cose, della seconda fase del processo di convalidazione clinica, cioè non è un esperimento isolato e non replicato come avviene per gran parte degli esperimenti in questo settore. Alcuni pazienti non sono riusciti a completare l’esperimento. Non tutti sono stati in grado di sostenere l’esperienza di trovarsi davanti alla faccia virtuale che rappresentava la voce di chi li aveva violentati in passato. Altri non riuscivano a sostenere la concentrazione perché disturbati dalla proprie voci. Limiti sperimentali su cui i ricercatori stanno lavorando e che aumentano il potenziale empirico del disegno sperimentale.

Ma il risultato è impressionante: tre pazienti hanno cessato di udire voci che li tormentavano da anni, due non le hanno più sentite dalla seconda sesssione in poi e un paziente che era tormentato dalla voce del “diavolo” da 16 anni non l’ha più udita. Una partecipante da tre anni e mezzo era svegliata ogni mattina dalla voce di una donna, che si faceva sentire anche durante il giorno, ha dichiarato: è come se avesse lasciato la stanza.

Ma perché sembra funzionare questa terapia? Un po’ ricorda il formato terapeutico utilizzato dai comportamentisti nella desensibilizzazione sistematica dello stimolo “nocivo”. Questo protocollo prevede un’esposizione graduale allo stimolo negativo (ad esempio la fobia dei ragni) dopo aver preparato il paziente ad affrontarlo con una serie di tecniche. Lo scopo è quello di estinguere l’associazione negativa tra lo stimolo e la risposta emotiva di sofferenza.

L’aiuto del terapeuta diventa cruciale per guidare, incoraggiare e affrontare la virtuale realizzazione grafica della voce interna. E’ come se dando un volto a quella voce il paziente potesse affrontare finalmente un tema personale la cui dolorosa esperienza impediva di reintegrarlo beneficametne nella memoria e nella coscienza.

In effetti, l’avatar non essendo una persona reale non può danneggiare il paziente, il quale acquisisce una maggiore consapevolezza di poter gestire e controllare il delirio persecutorio. L’avatar non a caso durante la terapia cambia gradualmetne comportamento, un feddback interattivo importante, perché mostra la reale possibilità di svuotarlo del contenuto emotivamente pericoloso e permette al paziente di osservare una parte della propria storia non come qualcosa di estraneo, persecutorio e onnipotente, ma come un capitolo personale che può sostanzialmente chiudere una volta per tutte con l’aiuto della psicoterapia.

Il formato in mp3 è una geniale possibilità di poter riascoltare e sperimentare la performance qualora le voci si ripresentassero negativamente. Sembra fantascienza? Può esserlo perché i disagi psichici spesso sono ai limiti della stranezza e del consueto.

Infine, la realtà virtuale sta progressivamente rivoluzionando tanta parte della vecchiotta psicologia accademica e da studio privato (aggrappata ad un glorioso passato intellettualistico), sia per quanto riguarda la preparazione del professionista della salute mentale sia per i trattamenti terapeuticiNon è possibile poter prevedere gli sviluppi, ma cominciano a farsi avanti i risultati di tante ricerche serie, empiriche e aperte al dialogo scientifico che non hanno nulla da invidiare alle altre discipline scientifiche.

ResearchBlogging.orgJulian Leff, Geoffrey Williams, Mark A. Huckvale, Maurice Arbuthnot, and Alex P. Leff (2013). Computer-assisted therapy for medication-resistant auditory hallucinations: proof-of-concept study BJPsych DOI: 10.1192/bjp.bp.112.124883

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