La psichiatria italiana durante il Fascismo (seconda parte)

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Durante il Fascismo, in un clima culturale che vede il declino del positivismo e la supremazia del neoidealismo, la dottrina filosofica di Giovanni Gentile ha una significativa influenza sulla cultura italiana soprattutto dopo l’esplicito appoggio politico del filosofo al Regime.

Nel 1929 Mussolini chiude la decennale contesa con la Chiesa grazie al concordato che sancisce la progressiva alleanza tra il Fascismo e la gerarchia ecclesiastica. Inoltre il Regime si allontana sempre più dai vecchi alleati del primo conflitto mondiale che porta ad un isolamento culturale soprattutto rispetto al mondo anglosassone. Viceversa, l’avvicinamento politico alla Germania non coincide con quello culturale, così sia l’esistenzialismo che la fenomenologia saranno poco conosciuti e gli psichiatri italiani non leggeranno Jaspers, Minkowski e Biswanger se non nel secondo DopoguerraIl panorama intellettuale italiano ruota fondamentalmente intorno alla Chiesa Cattolica e al Neoidealismo, la cui dimensione culturale, sociale e politica ebbe significativi effetti sulla psichiatria italiana. 

Il clima culturale durante il Fascismo è sintetizzato nella realizzazione della prima enciclopedia italiana: Enciclopedia Italiana di scienze, lettere e arti (Gentile, 1929-37). Questa impresa coinvolse i maggiori intellettuali italiani per un decennio, producendo una collezione di 35 volumi. Essa ha rappresentato l’occasione unica per riassumere in una veste onnicomprensiva le teorie predominanti e quelle marginali di allora e che ciascun componente dell’equipe editoriale tentò di esprimere nella preparazione dell’Enciclopedia.

La scelta su quale voce inserire o escludere dall’elenco dei lemmi, presentato dai redattori di ciascun ramo della conoscenza, rivelò subito la contrapposizione tra una visione prevalentemente filosofica ed una prospettiva scientifica. La sezione riguardante le scienze mediche ad esempio, se non lo esclusero, ridussero notevolmente lo spazio dedicato alla psicologia, a sottolineare la quasi totale assenza di interesse della medicina verso di essa. Invece, le sezioni della filosofia e della pedagogia furono sotto la supervisione di Gentile e indirettamente lo spinsero a dedicare maggiore attenzione agli argomenti di psicologia, per cui c’è un maggior numero di lemmi psicologici che coprono diversi aspetti degli studi della psicologia.

Una delle conseguenze più evidenti consistette nel numero dei termini psicologici maggiore di tre volte rispetto a quello dei termini psichiatrici. Questi ultimi non solo ricevettero minore spazio, così come tutta la psicopatologia, ma addirittura non furono redatti da psichiatri. Nel complesso, comunque, sia i termini psicologici che psichiatrici mancavano di approfondimenti e aggiornamenti in relazione alle maggiori pubblicazioni scientifiche contemporanee, sebbene permisero un’interessante sintesi delle idee e delle interpretazioni di tutti gli autori principali della storia della psichiatria di quegli anni.

La sezione medica riguardante la psichiatria fu ancora influenzata da un approccio positivistico verso la scienza, aperto alla cultura nascente della profilassi, della medicina sociale, degli sviluppi della medicina genetica e delle indagini sulle “costituzioni biotipologiche”. Mostra infine una mal celata ostilità se non indifferenza verso le ricerche in psicologia e la nascente psicoanalisi.

È Sante De Sanctis (1862-1935) che si occupa della sezione ‘psichiatria‘ (che preferisce a ‘freniatria‘) ed è caratterizzata  dall’importanza data alle nuove conoscenze del sistema nervoso. I maggiori temi che prevalgono sono le novità della genetica, la sistematizzazione del trattamento e il costituzionalismo, concetto quest’ultimo ampiamente diffuso nella teoria medica italiana, di cui si sentono ancora oggi gli effetti nel modo di dire comune quando si spiega un comportamento riferendosi alla ‘costituzione’ del soggetto.

Il costituzionalismo si basa essenzialmente sull’idea che la costituzione dell’individuo determini uno specifico ‘carattere’ per via della fisionomia fisica. La forma clinica di una specifica malattia non è dovuta all’esclusiva azione degli elementi fisiopatologici ma è pure influenzata dalla morfologia fisica della persona affetta. La prevalenza specifica di complessi somatici e quindi della morfologia strutturale spiegherebbe, secondo questa teoria, le relative disfunzioni e di conseguenza la predisposizione individuale a specifiche malattie psicofisiche.

Per questo motivo si parla di un modello biotipico dell’uomo a fondamento del costituzionalismo che non si riferisce solo alla predisposizione costituzionale verso una malattia fisica ma anche ad una tipica personalità, ad un temperamento, ad un certo modo di pensare ovvero ad una inclinazione psicopatologica. Ritenete forse che sia una concezione superata se la confrontate con la mentalità di oggi?

I termini come ‘allucinazione’, ‘delirio’, ‘ossessione’ e ‘isteria’ ricevettero una breve descrizione psicopatologica senza rimandi alle nuove rielaborazioni fenomenologiche. Anzi, non vi è alcuno specifico inserimento di ‘psicopatologia’ come pure è assente il termine ‘depressione’. Invece sono inclusi: ‘neurosi’, ‘psicosi’, ‘psicosi ossessiva’, ‘paranoia’, ‘schizofrenia’ (e non la ‘demenza precoce’ di Kraepelin), oltre a parole meno comuni come ‘frenastenia’, ‘neuroastenia’ che rinviano a concezioni teoriche francesi dell’Ottocento.

‘Psicologia’, d’altra parte, fu inserita nella sezione di filosofia e pedagogia redatta personalmente da Gentile. Ciascun lemma fu composto da una prima parte filosofica edita da un filosofo e una seconda parte più tecnica delegata ad uno psicologo. Lo scopo era quello di emancipare la psicologica dallo spirito positivistico, che allora dominava il mondo scientifico e filosofico, e dalle sue origini empiriche (ne ho parlato in questo articolo) per avvicinarla alle concezioni della filosofia attualistica di Gentile, infondendo alla psicologia una connotazione filosofica. In questo modo Gentile contrapponeva all’umanitarismo cattolico, che mise i suoi libri all’Indice, al positivismo e al marxismo una personale rielaborazione filosofica del funzionamento psichico.

Insomma, questo approccio generò un duplice effetto: da un lato, i termini della sezione psicologica, come psicologia, psicometria, psicoterapia, psicoanalisi o quelli relativi alle funzioni psichiche come la memoria, la percezione o il pensiero, ricevettero maggiore attenzione ed approfondimento rispetto ai termini psichiatrici, dall’altro furono influenzati soprattutto da una visione filosofica.

Ancora oggi, gli effetti si fanno sentire negativamente sulla autonomia scientifica e professionale dello psicologo.

(continua)

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