Attacco alla Bibbia psichiatrica

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A pochi giorni dalla pubblicazione della nuova edizione del Manuale Diagnostico dei Disturbi Mentali (DSM V) da parte dell’Associazione Psichiatrica Americana (APA), evento atteso da tutti i professionsiti che si occupano di salute e malattia mentale, il National Insitute of  Mental Health cioè la più grande agenzia di ricerca mondiale sulla salute mentale ha annunciato la stupefacente decisione di abbandonare le ricerche connesse alla mondo teorico e metodologico del DSM.

Sebbene nell’annuncio si evidenzi l’importante immissione di nuove categorie diagnostiche nella nuova edizione DSM V come il disturbo di regolazione dell’umore o la riorganizzazione di alcune diagnosi come il disturbo dello spettro autisticoil direttore del NIMH Thomas Insel dichiara:

[…] il DSM è descritto come la bibbia della psicopatologia, ma non è altro che un dizionario dove trovare una serie di etichette e definizioni. La forza di ciascuna edizione del DSM è stata l’affidabilità affinché ogni clinico utilizzasse gli stessi termini e gli stessi metodi. La mancanza di validità però è la sua debolezza. Al contrario di come viene descritto un problema cardiaco, un linfonoma o l’AIDS, le diagnosi del DSM sono basate su classi di sintomi clinici concordati e non su misure oggettive di laboratorio. Nell’ambito generale della medicina sarebbe l’equivalente della creazione di un sistema diagnostico basato sulla natura del dolore toracico o sulla qualità della febbre. (Il corsivo è mio)

Invece, il direttore Insel sostiene che i pazienti meritano ben altro e caldeggia il progetto alternativo lanciato dal NIMH, il Research Domain Criteria (RDoC) che rielabora le diagnosi alla luce dei contributi della genetica, delle tecniche di imaging, delle novità della scienza cognitiva e di altri livelli di informazione, riassunti su alcune tesi:

  • Un approccio diagnostico basato sulla biologia affinché i sintomi non siano vincolati dalle categorie diagnostiche del DSM
  • I disturbi mentali sono disturbi biologici che implicano circuiti cerebrali all’interno di domini cognitivi, emotivi e comportamentali
  • La dimensione della funzione deve essere il centro di attenzione di ogni livello di analisi
  • La mappatura degli aspetti genetici, neurali e cognitivi dei disturbi mentali procureranno nuovi e più appropriati obiettivi  di cura

Insomma, basta più andare dietro ai sintomi per stabilire una diagnosi cui corrisponderebbe automaticamente un disturbo e il trattamento relativo. Immaginate, scrive il direttore del NIMH, di decidere che l’elettrocardiogramma non sia utile perché molti pazienti con il dolore al petto non presentano variazioni cardiache rilevanti. E’ ciò a cui si assistite da decenni in psicopatologia clinica, quando un evento biochimico viene trascurato dal momento che non rientra nella categoria diagnostica del DSM.

Questo è il motivo per cui il NIMH riorienterà la ricerca oltre le categorie diagnostiche del DSM. In futuro, supporteremo progetti di ricerca che indaghino attraverso le categorie diagnostiche per cominciare a sviluppare un sistema diagnostico migliore. Cosa significa per i ricercatori? I test clinici devono essere progettati ad esempio per tutti i pazienti i cui sintomi siano connessi con la dimensione dell’umore piuttosto che coerenti con i rigidi criteri del classico disturbo depressivo. Gli studi sui biomarcatori per la “depressione” possono iniziare osservando attraverso i vari disturbi la comune anedonia, i bias emotivi o il rallentamento psicomotorio per comprenderne i circuiti sottostanti a questi sintomi.

In poche parole, lo scopo del nuovo progetto del NIMH è quello di individuare basi neuropsicologiche, cognitive e genetiche in riferimento alla funzione del dominio psicologico per calibrare sia la descrizione diagnostica sia la cura psicofarmacologica. Anziché essere vincolati dalle categorie diagnostiche, che non sono altro che gruppi di sintomi statisticamente ridondanti in un campione di pazienti, l’obiettivo è quello di individuare quei componenti all’interno di un sistema complesso che in un certo senso unifichi i vari disturbi lungo un continuum che prima appariva un “discretuum”. Faccio un esempio: l’attivazione fisiologica dell’ansia la si può osservare sia in un attacco di panico come pure in un disturbo bipolare e quindi avrà una comune base neurocognitiva e comportamentale.

Attenzione, siamo ancora in alto mare, si tratta di un progetto in fase embrionale e sperimentale. Lo stile diagnostico dei clinici rimarrà basato sul DSM per molto tempo a venire. Ma che il più grosso istituto di ricerca al mondo sulle questioni mentali lanci spudoratamente la sfida ad uno dei simboli storici dell’APA come il DSM, ci fa capire che è tempo di potenziali mutamenti di paradigma, che fanno tremare la mente ad intere generazioni di clinici e accademici.

Spero soltanto che la più grande agenzia del mondo sulla ricerca della salute mentale non commetta la stessa negligenza dei colleghi psichiatri nel DSM nel minimizzare il ruolo della cultura nella realizzazione, nel bene e nel male, dell’essere umano.

link annuncio NIMH
link progetto Research Domain Criteria del NIMH

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