La psichiatria italiana durante il Fascismo (prima parte)

elettroshock

Lo sforzo per contrastare la malaria, la tubercolosi, la sifilide, la pellagra e l’alcolismo tra le due Guerre Mondiali richiese enormi sforzi economici e sociali. Vennero adottate legislazioni specifiche e aumentati i controlli sulla salute. Furono bonificate le aree infestate dalla malaria, costruiti ospedali e dispensari per contrastare la tubercolosi, vennero messi in atto controlli preventivi come sanzioni per le prostitute per arginare il dilagare della sifilide.

L’atteggiamento del regime fascista verso le politiche per la salute fu caratterizzato da una progressiva rimozione di potere alle strutture decentrate e la centralizzazione nello Stato allo scopo di eliminare ogni forma di conflitto interno. Il registro professionale dei medici venne abolito. Fu rimaneggiata la legislazione con gli Atti della Sanità del 1934 e del 1938, trasformando gli ospedali da posti in cui si offriva semplicemente rifugio a moderne istituzioni per la diagnosi e la terapia, finanziate dai fondi delle assicurazione sulla salute.

Vennero fondate tre importanti agenzie nazionali per la riforma del welfare: 1) l’Opera nazionale Maternità e Infanzia (1925), tra i cui scopi c’era quello di ridurre la mortalità infantile,  incoraggiare la crescita della popolazione dopo la drammatica descrescita dovuta alla Grande guerra e alla terribile influenza del 1918; 2) l’Istituto Nazionale Fascista per l’Assicurazione contro gli infortuni sul lavoro; 3)  l’Istituto Nazionale Fascista per la Previdenza Sociale. Il settore psichiatrico fu escluso dal processo di trasformazione, razionalizzazione e modernizzazione delle agenzie per la salute pubblica. Agli psichiatri non venne riconosciuta alcuna copertura assicurativa.

Le prime statistiche nosografiche appaiono nel 1926: la categoria delle deficienze mentali (oligofrenie e psicosi organiche) rappresenta l’8% dei nuovi ricoveri; il 16% sono pazienti con demenza precoce; il 4% riguarda malattie psicodegenerative; il 12% sono psicosi senili; il 20% psicosi affettive; l’8% fanno riferimento alle psicosi di origine tossica (soprattutto l’alcolismo); il 10% riguarda psicosi dovute a malattie infettive (come la sifilide). L’aumento dei degenti non è attribuibile ad una recrudescenza dei disturbi mentali ma ad un ricovero più prolungato negli ospedali psichiatrici.

tab 1

Circa il 60% dei pazienti soffriva di turbe psichiche per problemi sostanzialmente organici, più o meno sono l’alcolismo, la sifilide e le encefalopatie. Per questi pazienti la speranza di cura risiedeva nei progressi della scienza medica piuttosto che negli sviluppi della psichiatria. Ad esempio, chi soffriva di psicosi a causa della sifilide, ricevette un “miglioramento” con la malarioterapia introdotta da Wagner von Juaregg nel 1917 e che sembrava alleviare i sintomi.

I tentativi di riformare il settore psichiatrico ricevettero un ulteriore impedimento quando dal 1930 i pazienti degli ospedali psichiatrici, dopo un periodo di osservazione, dovevano essere registrati nel registro dei criminali secondo il codice penale approvato nello stesso anno. In realtà, questa disposizione era già stata introdotta nel 1926 con l’entrata in vigore di un pacchetto di leggi fasciste che sancivano il passaggio dallo stato liberale a quello Fascista. L’aumento dei pazienti fu dovuto anche a questa misura legislativa che complicò le procedure di dimissioni.

D’altra parte, dato l’alto numero di pazienti con malattie organiche (sifilide, pellagra, malaria) e psichiatriche come la schizofrenia e le psicosi maniaco-depressive, gli scienziati cercavano di concentrarsi sia sulla prevenzione che sulla ricerca delle cause istologiche, allo scopo di trovare cure rapide ed efficaci. Da qui l’uso di piretoterapie o procedure basate sullo shock come  la terapia  elettroconvulsivante.

Lo scopo degli psichiatri fu inoltre quello di concentrare l’attenzione sul controllo  delle patologie endemiche (cretinismo, sifilide, alcolismo etc.) attraverso una politica eugenetica, impedendo il matrimonio a persone con questi disturbi o predisposte ereditariamente ad una malattia mentale. La preoccupazione principale fu quella di prevenire ed identificare la pazzia negli stadi precoci per bloccarne l’evoluzione in una condizione cronica.

Al contrario dai colleghi tedeschi e nazisti, i medici italiani favorevoli all’eugenetica furono contrari alla sterilizzazione, che la definirono nei congressi e nelle riviste internazionali “l’eugenetica catastrofica”. Era lo spirito cattolico che faceva presa sulla comunità medica, la condanna del controllo delle nascite, dei certificati prematrimoniali, della sterilizzazione e dell’aborto (Enciclica Casti Connubii di Papa Pio XI, 1930). Tuttavia ciò non impedì la promulgazione delle leggi razziali nel 1938, appoggiate con un manifesto sulla razza da una decina di scienziati, tra cui il presidente della Società di Psichiatria Italiana Arturo Donaggio.

Prima di von Jauregg, nel 1906 fu Augusto Tamburini a sperimentare in Italia la piretoterapia. Poi, nel 1926 cominciò ad essere utilizzata l’insulino terapia e nel 1934 ci furono le prime sperimentazioni di terapie basate sullo shock, che impiegavano inizialmente il cardiazol. Adamo Fiamberti nel 1935 fu il primo ad ottenere crisi epilettiche con iniezioni di acetilcolina.

Infine, nel 1936 Ugo Cerletti, uno dei primi promotori della insulino terapia, scettico sull’idea di Egas Moniz di operare una lobotomia frontale (nel 1949 ricevette pure il premio Nobel per questo genere di ricerche…), introdusse il trattamento della terapia elettroconvulsivante (1938). Cerletti applicò Le prime sperimentazioni sugli animali, scoprendo che le scariche elettriche rendevano i maiali più docili… Perfezionò la procedura di somministrazione affinché venissero generate convulsioni senza uccidere gli animali e successivamente passò agli uomini.

La procedura standardizzata secondo una metodologia scientifica ottenne un riconoscimento internazionale dal momento che garantiva effetti immediati e risparmi economici rispetto alle terapie basate sull’insulina e il cardiazol. Cerletti continuò le sue ricerche e sull’onda del movimento neuroumorale concentrò i suoi studi sulle fantomatiche acroagonine, precursori della psicofarmacologia che si svilupperà soltanto dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. [Continua…]

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