Il terapeuta virtuale

simsensei

Da qualche giorno hai un pessimo umore? Ti senti più ansioso del previsto, non dormi bene la notte oppure capita di frequente che senti un oppressivo senso di fallimento? Collegati online al tuo psicoprofilo acquistato con carta di credito (insieme ad un kit di sensori corporei) e parlane al tuo SimSensei personale.

Ok, è uno scenario da fantascienza che puoi trovare in un racconto di cyberpunk. Ma fino ad un certo punto. All’Institute for Creative Technologies (ICT), in California, la pensano diversamente e fanno progressi con i loro programmi di animazione virtuale. Psicologi clinici, neuroscienziati cognitivi, esperti di intelligenza artificiale, linguisti, programmatori informatici, grafici, artisti, lavorano per realizzare “umani” virtuali che pensino e si comportino come le persone reali. Per farti un’idea guarda il video che segue.

Il SimSensei è la figura a destra, una riproduzione virtuale di un essere umano (che non esiste, ma è costituito da un programma informatico avanzato) che interagisce con la persona a sinistra. L’aspetto impressionante consiste nel comportamento del SimSensei, il modo in cui parla, gesticola e conduce la conversazione. In poche parole, riceve una serie di feedback fisiologici e comportamentali dal suo interlocutore e “decide” come rispondere, quale domanda porre, quale espressione e postura esprimere.

Questo software complesso analizza in tempo reale le tue espressioni facciali, la postura del corpo, le caratteristiche acustiche e la struttura verbale del linguaggio e le principali proprietà comportamentali di alto livello. A partire da questi dati il SimSensei  costruisce ipotesi sul tuo stato mentale e su possibili disagi emotivi in corso, ad esempio se sei depresso o ansioso.

Il programma alla base è costituito dal perception markup language (PML) che integra diversi processi di elaborazione su più livelli: i numerosi indici comportamentali, i significati delle parole, i cambiamenti tonali dell’eloquio, i gesti simultanei, il movimento della testa, le espressioni facciali. Diversamente dalle precedenti esperienze informatiche, questo modello affronta l’incertezza del dialogo, cioè valuta che tipo di dialogo intraprendere in base all’interazione in corso e ai dati multimodali che elabora interattivamente.

In dettaglio, non si sofferma solo sulle parole pronunciate dall’interlocutore ma, soprattutto, raccoglie informazioni dal comportamento non verbale, cioè le espressioni facciali, il tono della voce, la rotazione della testa, la direzione dello sguardo etc. In sintesi, tre sono i livelli complessivi che attiva durante la relazione: raccoglie informazioni e valuta significati complessi, interagisce con coerenza sia nel linguaggio che nei movimenti corporei e nelle espressioni facciali, orienta il discorso globalmente in base agli argomenti attivi durante il dialogo, modificandoli eventualmente nel corso dell’interazione.

simsensei

Nel progetto presentato in questo articolo, i ricercatori hanno inserito alcuni scenari dove dei pazienti (depressi o con disturbo post traumatico da stress) dialogano con Ellie, un fornitore (provider) di cure sanitarie con sembianze virtualmente umane. Nel video puoi farti un’idea della realizzazione sofisticata del programma SimSensei, il modo in cui si muove coerentemente con quanto va dicendo e in linea con i movimenti posturali del paziente.

Ellie elabora tutti i feedback che riguardano la pressione del sangue, la temperatura, il battito cardiaco, la conduttanza cutanea, il ritmo e la tonalità della voce, il movimento rotatorio della testa, la direzione dello sguardo, la configurazione espressiva del volto (captando sino a 66 caratteristiche facciali), i significati delle parole. La reciprocità posturale e l’interazione espressiva delle emozioni sembrano funzionare ed Ellie è in grado di condurre il colloquio con una inaspettata naturalità.

Non è la prima volta che approfondisco questo genere di ricerche. Già in un precedente articolo parlavo della possibilità di simulare colloqui con pazienti virtuali per la formazione accademica di psichiatri e psicoterapeuti. Il team della University of Southern California ha già realizzato diversi progetti avanzati in questo settore, a partire dai piani di intervento per veterani di guerra nell’ambito del settore militare (in questo pdf puoi farti un’idea di cosa stiamo parlando).

simsensei militari

Probabilmente sei diffidente nell’osservare queste sofisticate simulazioni quando pensi ad uno studio psicoterapeutico e al rapporto in carne e ossa con un professionista. Vero, ma la questione non è così semplice e ovvia. La tecnologia sta stravolgendo il settore della psicologia e della psicoterapia, storicamente molto resistente a certe provocazioni della contemporaneità.

Mazzuchelli ha già provato a stilare alcune riflessioni su questo tema, tra le quali mi ha colpito il riferimento a Freud. Chiede come avrebbe reagito l’illustre padre della psicoanalisi ad un setting così rigido. Io non penso che sia poi così rigido, in fondo il terapeuta virtuale basa la conversazione sui due livelli principali della comunicazione: il contenuto (l’argomento trattato) e la relazione (il comportamento non verbale), strettamente dipendenti dall’individualità del paziente. Soprattutto può ampliare i modelli interpretativi con il crowdsourcing.

Ciò che mi piace è il feedback personalizzato, automatico, corporeo, prenarrativo, cioè i parametri fisiologici, la mimica facciale, la postura, il ritmo e il tono della voce tuoi, provenienti da te e non da ipotetici prototipi, che confluiscono nella elaborazione dell’informazione per pilotare l’indagine del terapeuta virtuale. I programmatori probabilmente si sono basati sulla letteratura etologica, sulla psicologia evoluzionistica, sulle neuroscienze cognitive, sulla psicologia comparata, per organizzare modelli di confronto tra i dati del paziente e i modelli descrittivi provenienti dalle principali ricerche internazionali.

Un movimento, un espressione facciale può essere intepretabile come una specifica risposta emotiva ad un argomento target. Per darvi un’immagine semplicistica di questo lato della questione, immaginate il serial tv americano Lie to me, in cui esperti di comunicazione non verbale sono abili nel capire quando una persona dice la verità o una bugia osservando il volto o il movimento del corpo al di là delle spiegazioni date sul suo comportamento.

Ma il punto è anche un altro. Basandosi sul comportamento etologico e cercando di costruire un modello dello stato mentale (secondo una direzione bottom-up), questo genere di programma sembra rivolgersi davvero alla nostra identità preverbale, a ciò che fugge da un’analisi propriamente semantica, analitica, razionale. Identificando, decodificando le contrazioni muscolari, il ritmo cardiaco, il lapsus di un’occhiata fuori campo, la webcam del Simsensei potrebbe cogliere il lato inconscio che è in noi, almeno secondo il teorema freudiano. O per lo meno, fornire una prima ipotesi di lavoro da approfondire in colloqui successivi con un terapeuta in carne e ossa.

Siamo agli esordi di un nuovo quadro storico-antropologico. Gli schemi teorici degli psicologi non sono ancora sufficientemente preparati per capire verso dove punti il progresso tecnologico. Al momento questi progetti sono utili in via sperimentale per simulare lezioni per studenti, per fornire un ipotetico approccio diagnostico, per guidare l’analisi preliminare. Ma la personalizzazione, la simulazione narrativa, la finzione della realtà, come siamo abituati a tollerarla sin da bambini, sembrano essere gli ingredienti giusti per generare nuove frontiere terapeutiche.

Link al sito della USC
Link al pdf del protocollo militare e link del progetto SimSensei
Link del video SimSensei su youtube
Link al sito di Mazzucchelli
Link all’articolo sui pazienti virtuali

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Un pensiero su “Il terapeuta virtuale

  1. Pingback: Le voci appaiono sullo schermo | Neuromancer

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