Un cervello medievale

La Commissione Europea ha stanziato mezzo miliardo di euro per il progetto del neuroscienziato Henry Markram dell’Istituto di Tecnologia di Losanna, il quale sta lavorando allo The Human Brain Project, un progetto di ricerca aperto ai ricercatori di tutto il mondo con lo scopo di riprodurre tutto ciò che si conosce sul cervello umano in un supercomputer.

Difficile prevedere quali saranno i risultati futuri, al di là degli obiettivi generali della ricerca. La competizione, la ridondanza, la controllabilità, l’originalità dei contributi provenienti da tutti gli angoli del mondo, dimostrano una superba presa di consapevolezza che da soli non si va da nessuna parte. Possiamo interpretare l’impresa collettiva come un atto di rispetto epistemologico verso il cervello stesso, dato che una collaborazione tra neuroscienziati, ricercatori di medicina, sviluppatori informatici disseminati nel mondo e coalizzati in una rete strategica, rispecchia empiricamente la natura coalizionale dell’organizzazione interna al cervello.

HBP-videoverview from Human Brain Project on Vimeo.

Makram sostiene che vorrebbe integrare tutte le informazioni di base in un modello unico del cervello, considerando “il livello genetico, molecolare, quello dei neuroni e delle sinapsi, come si formano i microcircuiti, come i macrocircuiti, le aree del cervello, sino a capire come si interconnettono questi livelli da cui scaturiscono il comportamento e la cognizione umana”. Fondamentalmente è un approccio che parte dal basso, dai fondamenti di base (cioè dalla biologia dei canali ionici dei neuroni, le valvole che consentono l’accensione del neurone), privilegiando una visione riduzionistica dell’uomo, cioè a favore della biologia che della cultura. Una prospettiva coerente coi tempi che corrono, gratificata dai risultati estetici delle tecnologie di neuroimaging.

Personalmente, di fronte a questi impressionanti progetti mi sento un po’ a disagio. Mi vengono in mente pensieri contraddittori. Ricerche come queste non si sa come vanno a finire, sia perché non si può mai essere sicuri della disponibilità finanziaria nel proseguimento futuro, sia perché non sappiamo cosa effettivametne ne verrà fuori per la medicina diagnostica, riabilitativa o preventiva. Potrebbe semplicemtne risolversi in un’immensa concentrazione di dati parziali, mai del tutto esaurienti perché comunque nuove tecnologie possono ribaltare teorie e modelli descrittivi, come pure fornire appplicazioni biotecnologiche dalle imprevedibili funzionalità.

Un po’ come facevano i monaci durante il Medioevo: collezionavano manoscritti, leggevano in dettaglio ciascuna parola, la traducevano, la riscrivevano, la commentavano, un’immensa opera di catalogazione senza sosta per scopi che travalicarono le loro pie intenzioni. Un’opera che salvò la superba cultura di un mondo scomparso per poi essere messa profondamente in discussione dalle nuove generazioni di pensatori.

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headneck

Se vuoi approfondire la tua conoscenza su come il cervello è fatto dentro, puoi scoprirlo grazie al sito HeadNeckBrainSpine [clicca qui] che mette a disposizione un vero e proprio atlante del cervello, composto da una serie di immagini di risonanza magnetica sui tre piani assiale, sagittalee coronale. Puntate con il cursore su una struttura e vi dice il nome corrispettivo. Sulla home page, trovate una sezione dedicata all’anatomia del cervello e un’altra allo studio di casi neurologici.

Si tratta senza dubbio di immagini affascinanti (potete pure svolgere un quiz), che danno un’idea di come siano distribuiti certe formazioni cellulari all’interno del cervello secondo le scansioni di risonanza magnetica. L’unica raccomandazione è quella di ricordarsi che ogni struttura partecipa a numerosi processi cognitivi,  e che un processo cognitivo specifico, ad esempio il riconoscimento del colore, coinvolge diverse zone del cervello (insomma non c’è un rapporto struttura-funzione di 1:1).

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