La mente dietro la scrivania

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La teoria della mente (TM) è un modello teorico proposto in psicologia in cui è descritta la capacità tipicamente umana di riflettere sulla propria mente e quella degli altri. In particolare, con la TM viene spiegato quel processo cognitivo che ci permette di attribuire agli altri una mente distinta dalla propria, fatta di pensieri, emozioni, aspettative, credenze. I ricercatori ipotizzano che le persone autistiche abbiano una grave compromissione della TM e che pertanto non siano in grado di capire che le persone abbiano una mente ricca di convinzioni, ipotesi, sfumature emotive, di simulazioni.

Questa spiegazione non è valida in modo assoluto per tutti gli autistici perché l’autismo si può manifestare in un ampia gamma di variazioni lungo uno spettro che va da una grave compromissione cognitiva comportamentale ad una significativa competenza intellettiva (dall’autismo di Kanner a quello di Asperger per intenderci). Insomma, i bambini autistici possono sviluppare una promettente abilità di riflessione sugli stati mentali, al punto da essere capaci di realizzare che il comportamento degli altri possa essere guidato da una mente “appostata” dentro il cranio delle persone.

Durante le soste natalizie ho potuto leggere un breve romanzo il cui protagonista e narratore, Christopher, è un ragazzino autistico Asperger. Il libro si intitola “Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte” (vi consiglio vivamente di leggerlo) e ad un certo punto c’è un passaggio in cui descrive il test delle false credenze cui lo sottopone una insegnante. Lo scopo del test è quello di verificare se il bambino sia in grado di attribuire una falsa credenza ad una persona che non ha osservato un azione precedentemente, come nascondere una matita all’interno di un contenitore di smarties.

Nell’immagine che apre l’articolo trovate una foto della pagina in cui è descritto il test. Quando viene chiesto al protagonista, dopo aver saputo che all’interno del tubo di smarties c’è una matita, cosa risponderebbe la mamma che non sa nulla, fornisce una risposta che riflette la nuova conoscenza dei fatti che possiede. Per Christopher e in generale per un bambino autistico l’altra persona agisce come se vi fosse trasferita la propria rappresentazione del mondo, mentre una persona non autistica ha una rappresentazione privata distinta dagli altri.

La teoria della mente mi piace perché ha un alto potere euristico e si pone come un nodo teorico su cui si basano diversi ambiti di psicologia (epistemologico, diagnostico, clinico). Ma c’è anche un altro motivo che suscita il mio apprezzamento, illustrato elegantemente da questo esempio letterario. La mente é posta dentro la testa come un piccolo uomo che osserva attraverso le due finestrelle degli occhi. Una similitudine che ricorda l’homunculus (di origini alchemiche), un termine usato in neuropsicologia per descrivere il modello del corpo umano che riflette la quantità di cervello dedicata a ciascuna parte del corpo.

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L’homunculus è un essere mostruoso perché alcune parti corporee richiedono una maggiore porzione cerebrale così ad esempio la lingua o le mani risultano sproporzionati rispetto ad altre parti. Noi tutti abbiamo un piccolo essere che, seduto dietro la scrivania del cervello, osserva lo schermo del mondo. Nelle persone autistiche non è certo di trovarlo a suo posto.

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