Il cervello dei medium

Ricordate Ghost? E’ un bel film tragico e romantico, il personaggio principale viene ucciso nei primi minuti del film e il suo spirito rimane “incastrato” nel mondo dei vivi. L’unica persona che può sentirlo è una medium. Ecco, un team di ricercatori ha cercato di capire cosa succede a livello cerebrale nei medium quando sono in uno stato di trance.

Il medium è una figura controversa che è presente generalmente nella storia di ogni popolo. Tuttavia alcune indagini contraddicono certi pregiudizi su spiritisti, maghi e medium. Ad esempio, una ricerca sulla salute mentale di 115 medium ha rivelato che essi presentano un alto livello socio-educativo, una bassa probabilità di problemi mentali e sono ben integrati in società rispetto al resto della popolazione.

Ogni medium che si rispetti, sotto certe condizioni psichiche come negli stati di trance, può entrare in comunicazione con lo spirito di una persona deceduta o con altre entità altrimenti non specificate. Lo stato di trance fa parte di una condizione mentale tipica delle dissociazioni, vale a dire la mancanza di integrazione nella coscienza e nella memoria di pensieri, emozioni, sensazioni, esperienze.

Nella ricerca di Julio Fernando Peres e colleghi, che hanno pubblicato lo scorso novembre su PlosOne, è stata condotta un’indagine precisamente sulla psicografia allo scopo di esplorarne le potenziali alterazioni dell’attività del cervello. La psicografia è una forma di dissociazione con cui il medium scrivendo su carta esprime il contatto con gli spiriti. I ricercatori hanno cercato di capire se lo stato di trance del medium fosse associato a specifiche alterazioni del cervello differenti rispetto a coloro che scrivono normalmente, cioè senza essere dissociati.

Nell’esperimento, 10 soggetti – 5 esperti e 5 medium meno esperti – si sono sottoposti ad una risonanza per fotografare l’attività cerebrale sia mentre scrivono normalmente sia mentre scrivono durante un episodio di psicografia, cioè quando presumibilmente è aperto il “canale” che in uno stato di trance li mette in comunicazione con il mondo degli spiriti . E’ stata utilizzata la SPECT (la tomografia a emissione di fotone singolo), una tecnologia di neuroimaging  utile per “illuminare” quelle parti del cervello attive o inattive durante l’esperimento.

I medium avevano un’esperienza dai 15 ai 47 anni di scrittura automatica, compiendo sino a 18 psicografie al mese. Tutti erano destrimani, in buona salute e non facevano uso normalmente di psicofarmaci. Nessuno ha avuto problemi ad entrare in uno stato di trance per eseguire un compito di psicografia, mentre erano in uno stato regolare di coscienza durante il compito di controllo (cioè senza psicografia).

I ricercatori hanno trovato che i medium con molta esperienza presentavano bassi livelli di attività nella parte sinistra dell’ippocampo (sistema limbico), nel giro temporale superiore destro e nelle regioni dei lobi frontali del cervello rispetto alla condizione di controllo (senza trance). Al contrario, per i medium con meno esperienza i risultati sono stati praticamente opposti, soprattutto livelli più elevati di attività nelle stesse regioni frontali rispetto alla condizione di controllo e ancor più marcata la differenza è stata rispetto ai medium con esperienza.

I lobi frontali sono quelle regioni del cervello associate a funzioni cognitive elevate, quali il ragionamento, la pianificazione, la generazione del linguaggio, la risoluzione dei problemi. Sembra che i medium più esperti riducano la loro concentrazione “razionale”, abbiano una coscienza bizzarra e meno integrata durante la psicografia. Invece, i meno esperti eseguono con più difficoltà il test, attivando le regioni più “cognitive” del cervello.

Un ulteriore aspetto più curioso è che i medium più bravi producono testi di scrittura più complessi ed elaborati rispetto alla condizione di controllo (senza trance) e ai meno bravi. In genere questo implicherebbe una maggiore attività nei lobi temporali e frontali, aumento di attività che invece non s’è stata. Addirittura, se ci aspettava una scrittura meno regolare, più caotica e confusa proprio per una bassa attività corticale frontale, tuttavia i medium sono stati in grado di scrivere meglio di quando non in trance.

Come spiegarsi questo quadro neuropsicologico? I ricercatori ipotizzano che lo stato di trance agisce in modo analogo ad una droga o all’alcol, disinibendo “quelle aree che guidano la scrittura psicografica, aumentando la complessità dell’elaborato”. Un po’ come succede nell’improvvisazione musicale che è associata a bassi livelli di attività corticale dei lobi frontali, condizione in cui si verifica una maggiore creatività. E’ anche vero, dicono i ricercatori, che l’uso di droga o alcol sono chiaramente diversi dallo stato di trance psicografico.

Però, i ricercatori un risultato lo hanno ottenuto: ci sono dei correlati neurofisiologici all’insolita esperienza della psicografia. Possiamo obiettare, come minimo, che la ricerca si basi su soli 10 medium, di una sola area geografica (Brasile). Per non parlare del fatto che i correlati neurofisiologici trovati non si capisce bene a cosa “si correlino”: agli spiriti o entità soprannaturali? Il cervello esprime attività elettrica perché si adopera ad eseguire dei comportamenti (scrittura, concentrazione, “ispirazione”). Insomma, il cervello batte un colpo, ma dall’altro “lato” chi è “che batte”?

 

ResearchBlogging.orgPeres, J., Moreira-Almeida, A., Caixeta, L., Leao, F., & Newberg, A. (2012). Neuroimaging during Trance State: A Contribution to the Study of Dissociation PLoS ONE, 7 (11) DOI: 10.1371/journal.pone.0049360

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5 pensieri su “Il cervello dei medium

  1. Ciao collega, sai che questo è il mio Blog preferito, ma visto che io sono atea e sono quasi certa che non ci siano nè un aldilà ne spiritelli che vagano per la stanza, con cosa si dovrebbero connettere questi Medium? Lo stato di trance non implica necessariamente che siano in grado di collegarsi con l’aldilà. Si può entrare in trance per tanti motivi, ipnosi, meditazione, estreme concentrazione ecc… Io non vedo nella trance una prova che si connettano con un aldilà, forse si connetto con il loro inconscio, che è molto al di qua!
    Grazie ancora per splendidi articoli
    Gianna Porri

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    • Cara collega, come puoi intuire nella lettura del mio ultimo paragrafo, condivido le tue perplessità. Fai bene a sottolineare le ragionevoli alternative eziopatogenetiche allo stato di trance.
      La ricerca comunque merita attenzione per aggiungere un po’ di luce sui meccanismi neuropsicologici e le dinamiche cognitive di una mente in uno stato particolarmente interessante.
      Ecco, possiamo affermare che la ricerca batte un colpo nella sfuggente e complessa natura della coscienza umana.

      Ti ringrazio tanto per i complimenti (che sono puntualmente confortanti per questo lavoro un po’ anonimo e spesso faticoso in mezzo ai ritmi della vita quotidiana).

      Ps. Attendo un colpo dal tuo blog!!!

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      • Caro Carmelo. Purtroppo la dott.ssa Gianna Porri non potrà colpire più. E’ deceduta poco più di un mese dopo il suo ultimo post al tuo articolo. Un male incurabile, non so esattamente quale, ma lo immagino. Ho avuto l’onore ancorché il piacere di essere stato in cura da lei e direi è… era la migliore. Personalmente concordo perfettamente con la tua critica, il vero mistero insolubile è l’esistenza, non l’aldilà o comunque vogliamo chiamarlo. I medium, quelli “veri”, sono come i “tunnel spaziali” che accorciano le distanze nel cosmo o ci proiettano in un’altra dimensione, una delle 11 dichiarate perfino da Einstein, cui nessuno direi oserebbe definire pazzo, oggi. ieri l’hanno fatto. Come l’hanno fatto con Semelweis, finchè la scienza (Pasteur) non dimostrò che aveva ragione. Chissà, forse adesso Gianna ci sta osservando, da una dodicesima dimensione e ci starà dicendo: “E’ molto più complicato di quanto e come la vogliate semplificare!”.
        Un salutone e complimenti anche da parte mia per il bellissimo e sintetico articolo.

        Vincent
        scrittore

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  2. Egregio dottore, sono una specializzanda in psichiatria, volevo chiederle se secondo lei esistono dei nessi tra scrittura automatica e i cosiddetti ‘viaggi’ astrali. Ho una paziente schizoaffettiva, nonche’ sedicente medium, che lamenta spesso di essereturbata da fantasmi nel quotidiano, a quanto ne sappiamo Non si mette in contatto con questi attraverso scrittura automatica,molto spesso invece pratica viaggi astrali. Io definirei questi ultimi come esperienze depersonalizzanti , più patologiche che parapsicologiche. Attendo la sua risposta. Cordiali saluti.

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    • Non so molto sulla scrittura automatica per cui non so se valutarla come una “tecnica” interpretativa su contenuti psichici o un vero e proprio sintomo del disagio psichico della paziente. Comunque, è importante non squalificare i “viaggi astrali” o l’intrusione dei “fantasmi” per il senso che assumono all’interno del suo mondo emotivo/cognitivo.
      Spesso le paranoie o le parafrenie consentono di mantenere una stabilità emotiva altrimenti minacciate dalla condizione relazionale del paziente. Saluti.

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