Largo alla Psicoterapia!

L’Associazione Americana degli Psicologi (APA) è la più grande organizzazione degli psicologi al mondo. Qualche giorno fa ha pubblicato online un articolo in cui passa in rassegna le ricerche significative sulla efficacia della psicoterapia, constatando la scarsa considerazione che le attribuiscono le principali istituzioni che si occupano dei disagi mentali.

La psicoterapia è una pratica rivolta all’individuo, alla coppia, alla famiglia o al gruppo con lo scopo di ridurre la sofferenza emotiva, procurare sollievo dai sintomi, innescare quei  cambiamenti tali da evitare il reiterarsi degli episodi sintomatici, innalzare la qualità della vita, promuovere le abilità adattive nel mondo del lavoro e nelle relazioni, aumentare la possibilità di saper fare scelte sane di vita, e offrire altri benefici concordati nella collaborazione tra paziente/cliente e lo psicologo.

Nella rassegna di un gran numero di ricerche viene fuori che la psicoterapia dimostra di assolvere buona pare degli scopi elencati. Ma nell’ultimo decennio l’uso della psicoterapia per il trattamento dei disturbi mentale è diminuito mentre è aumentato l’impiego delle terapie farmacologiche, secondo i dati forniti dal governo e dalle compagnie assicurative.

Ogni giorno i consumatori sono bombardati da pubblicità che presentano i farmaci come la risposta ai loro problemi. Il nostro obiettivo, afferma l’ex presidente dell’APA Melba J. T. Vasquez che ha guidato il progetto di revisione, è di promuovere una campagna informativa basata sulle ricerche che metta in evidenza l’efficacia a lungo termine della psicoterapia nella salute fisica e mentale.

Il risultato di questa poderosa analisi di oltre 50 ricerche sulla efficacia della psicoterapia su un vasto numero di disturbi mentali in varie categorie della popolazione (inclusi bambini, anziani e membri di gruppi minori) ha determinato una risoluzione in cui vengono stilati dei principi base sulla validità della psicoterapia.

  • Le ricerche dimostrano che la psicoterapia è idonea per un’ampia gamma di condizioni mentali e comportamentali in larghi settori della popolazione. In media gli effetti psicoterapici sono migliori di quelli prodotti dai corrispettivi trattamenti medici.
  • Gosse indagini in diversi paesi e studi di meta-analisi hanno dimostrato che la psicoterapia procura benefici nella disabilità, nella morbilità, migliora le abilità lavorative e riduce l’ospedalizzazione psichiatrica.
  • Il trattamento psicoterapico insegna ai pazienti quelle capacità progettuali (life skills) che perdurano al di fuori del corso della terapia. I risultati della psicoterapia tendono a persistere più a lungo dei trattamenti psicofarmacologici e raramente hanno effetti collaterali.

Un altro punto “caldo” che mi interessa sottolineare è il passaggio in cui viene discusso il confronto in merito all’efficacia tra le psicoterapie di diversi modelli clinici di cura. Una questione ricorrente nelle discussioni tra colleghi e i non addetti che rimane irrisolta e molto confusa, con l’effetto di rafforzare la percezione di “non scientificità” della pratica psicoterapeutica agli occhi di gran parte della gente comune.

Nel confrontare la maggior parte delle diverse forme di psicoterapia emergono differenze relativamente non significative, mentre fattori contestuali e relazionali spesso mediano o moderano gli esiti. Queste ricerche suggeriscono che:

  1. Le psicoterapie valide e strutturate sono più o meno equivalenti riguardo all’efficacia.
  2. Le caratteristiche del paziente e del terapeuta influenzano i risultati della terapia  (Castonguay & Beutler, 2006; Livesley, 2007; Norcross, 2011)

Un aspetto controverso in effetti quello che concerne la moltitudine di modelli teorici e di cura dei disturbi mentali. Quando si tratta di ricerche di laboratorio o di psicologia sociale utile per indagini descrittive e conclusioni di natura “induttiva” (cioè non ricodnucibili a modelli di riferimento ma estratte da ricerche bottom-up), la psicologia guadagna “scientificità”. Quando si passa ai differenti approcci teorici, alla questione della relazione psicoterapeutica, agli elementi soggettivi, ai fatti mentali, alle analisi che riguardano il tempo (il passato, la memoria), allora queste inconsuete proprietà cliniche sembrano le misure oggettive e i concetti metodologici di discipline classiche come la fisica o la chimica.

Molto interessante è poi il confronto con l’altro versante della salute mentale, quello psichiatrico/farmaceutico. I dati mettono in evidenza che negli USA il trattamento psicoterapeutico riduce i costi del 17% in confronto all’aumento del 12,3% dei costi medici per i disturbi mentali che non hanno ricevuto un trattamento psicoterapeutico. I risultati sono migliori dei trattamenti farmacologici per gli stessi disturbi anche per la relativa assenza di effetti collaterali procurati spesso dai farmaci. Inoltre, il trattamento psicofarmacologico ha una ragione valida quando si tratta del livello chimico/biologico. Ma senza l’integrazione psicoterapeutica il paziente resta invischiato nelle relazioni sociali e nei significati problematici che auto-alimentano la struttura del disturbo mentale.

Rimangono sullo sfondo molti aspetti della psicoterapia che è una straordinaria invenzione per la cura del disagio psichico basata sulla parola (talking cure, la cura del dialogo) in alternativa o ad integrazione di quella psichiatrica/farmacologica. Una critica, a mio parere patetica, mette in discussione questo speciale esercizio conversazionale equiparandolo “alla conversazione da bar”, trascurando il fatto che in uno studio terapeutico la conversazione ha una forma non ordinaria perché segue una struttura organizzata ed elaborata dal modello di riferimento e “controllata” da una equipe esterna (la cosiddetta supervisione), con precisi scopi di esplorazione e rielaborazione del problema.

Resta aperto il problema del panorama italiano. La psicoterapia è accessibile in forma privata o pubblica. Nel primo caso, la situazione rimane complicata a causa dell’emergere di figure professionali parapsicologiche che rendono il quadro più nebuloso e frustrante per l’utenza, per una preparazione universitaria arrancante, per i costi proibitivi sia per il professionista (le tasse!, l’affitto dello studio, il costo delle supervisioni), sia per il cliente (con un costo mensile a partire da 300 euro circa…). Nel secondo caso che riguarda la sanità pubblica, i protagonisti principali sono lo psicofarmaco e lo psichiatra (che mette la firma legale nella ricetta medica, “potere” proibito per lo psicoterapeuta), una tradizione medico/organicistica che trova potenti alleati nel paradigma biologico e tecnologico consolidato dalle neuroscienze.

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4 pensieri su “Largo alla Psicoterapia!

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