Tipi di Coscienza

Dove va a finire la vostra coscienza quando andate a dormire la sera, chiudete gli occhi e vi risvegliate l’indomani mattina ritrovandovi puntualmente coscienti? Che strana domana, vero? Eppure sintetizza perfettamente l’enorme sforzo speculativo e sperimentale delle ricerche di una moltitudine di neuroscienziati, psicologi, filosofi e ricercatori da ogni angolo del sapere. La coscienza è un brutto affare!

Di recente, su Psychomer sono apparsi due articoli in cui il dott. Maurizio Mazzani ha esaminato velocemente alcune questioni. Mi ha colpito particolarmente la conclusione e la citazione del neuroscienziato Berlucchi:

In conclusione si può affermare che la coscienza costituisce un epifenomeno dell’attività elettrico-chimica cerebrale, e che in assenza di attività cerebrale non può esserci coscienza.

Berlucchi G. (neuroscienziato): “può esistere un cervello funzionalmente attivo senza coscienza, ma non può esistere una coscienza senza un cervello funzionalmente attivo, sfido chiunque a smentirmi”.

Questa affermazione si riallaccia ad un paradigma di ricerca ostinatamente basato sulla prova neurobiologica. In questo caso però sarebbe opportuno che venisse chiarito con precisione cosa si voglia intendere con “cervello” o con “attività elettrico-chimica cerebrale“. Alcuni si riferiscono in genere a specifiche regioni cerebrali; altri, al passo coi tempi, a network neuronali. Ma anche se alla regione fisica sostituiamo quella funzionale di rete, la logica di fondo rimane la stessa, cioè quella della corrispondenza: ad un programma cognitivo (la coscienza) corrisponderebbe una configurazione di strutture cerebrali che innescano i processi di coscienza.

Tutto più chiaro? Niente affatto. Intanto perché nel cervello non ci sono soltanto strutture fisiche organiche (la massa cerebrale), ma anche oscillazioni di onde elettromaghetiche (ad esempio illustrate dal tracciato di un EEG), ci sono decine di classi di neurotrasmettitori (proteine e altri tipi di molecole che mettono in comunicazione i neuroni attraverso le loro sinapsi), c’è il flusso ematico influenzato da pressione e battito cardiaco, c’è una irregolare distribuzione di ossigeno e glucosio. Insomma ci sono molti elementi che costituiscono parte integrante del funzionamento cerebrale.

Inoltre, l’ipotesi neurobiologica  si basa fondamentalmente sulle immagini della risonanza magnetica. Però, quando si effettuano delle ricerche con risonanza magnetica per individuare le regioni cerebrali responsabili dell’attività cognitiva studiata, molti ricercatori dimenticano che queste tecniche si basano su indizi indiretti dell’attività sotto esame, cioè il flusso sanguigno e il consumo di glucosio (il segnale BOLD). Ci sono diverse ricerche che attualmente mettono in discussione la validità metodologica delle tecniche di neuroimaging. Persino la struttura delle vene e delle arterie può influenzare il segnale BOLD.

Ci sarebbe poi da aprire un enorme discorso su cosa si intenda per coscienza. In effetti ho provato a discuterne in un piccolo social network, ma con esiti incerti. I primi pareri spaziavano da una visione estremamente individualistica ad una panspiritualistica che andava oltre la dimensione dell’individuo. In effetti c’è una sostanziale difficoltà a definire il termine “coscienza”. Nella discussione tuttavia è emersa una distinzione più o meno chiara tra l’immediatezza della coscienza (l’esperienza cosciente) e una coscienza più concettuale, astratta e “riassuntiva” della propria persona. Mi viene in mente la proposta di Edelman che distingue una coscienza primaria, l’immagine mentale episodica che si ha del mondo che ci circonda nel presente, e una coscienza di ordine superiore, che indica un riconoscimento più approfondito della persona e della sua identità, dei suoi atti e dei suoi sentimenti, del passato e del futuro (insomma, siamo coscienti di essere coscienti).

Da un certo punto di vista, non credo che ci sia una condizione discreta fra le due forme di coscienza, ma una continuità sia qualitativa che quantitativa. Mi viene da pensare infatti ai drammatici quadri neurologici degli stati vegetativi, di minima coscienza o di locked-in (in questo articolo trovate un’interessante intervista al neurologo Marco Sarà). Probabilmente nel corso degli eventi evolutivi non sono apparse contemporaneamente: la prima ha preceduto la seconda. Eppure, la distinzione di Edelman è davvero interessante perché collega la coscienza al tempo. La capacità di saper organizzare gli eventi, gli episodi contingenti in unità concettuali più astratte ci ha permesso di poter distinguere il presente dagli eventi passati e dal futuro. Possiamo prevedere il futuro e controllarlo.

Ecco, se l’esperienza immediata di coscienza è legata all’attività presente, ad immagini mentali che durano pochi secondi, a sensazioni enterocettive e ad emozioni primarie, la capacità ci concettualizzare la percezione online in gestalt mentali astratte, consente di costruire una coscienza semantica ovvero abbiamo significati generali applicabili in assenza degli oggetti, episodi o eventi originali. Non solo, la possibilità di ricostruire cronologicamente l’esperienza cosciente e di concettualizzarla in temi personali nel tempo, mette in luce l’esistenza soltanto nell’uomo di una coscienza autobiografica.

Il tempo allora richiama un’altra protagonista essenziale della formazione della coscienza: la memoria. Essa ci garantisce la continuità di tutti gli infiniti istanti dell’esperienza cosciente. Forse quando si parla di coscienza dovremmmo sempre aggiungere uno slash (/) e il termine “memoria”. Non basta soltanto un dispositivo in grado di mettere online i fatti coscienti, nè che siano selezionati per confermare la coscienza semantica e autobiografica, ma è necessario registrarli in classi specifiche, costruirne una sintassi mnestica che assicuri una consitnuità delle esperienze coscienti che gravitano intorno ad un senso di sè (la  piattaforma dell’Io) in modo continuo. Lacune, deficit, discontinuità della coscienza sono elementi critici che possono condurre a stati alterati della coscienza, ad esempio nei fenomeni dissociativi.

Insomma, non è possibile esporre teorie, ricerche e speculazioni in un singolo articolo e  le concettualizzazioni che vi ho dato è sempre meglio prenderle con cautela. Ma possiedono almeno un enorme valore euristico e descrittivo e trovano promettenti riscontri clinici e sperimentali. Ci sono altri aspetti che ho dovuto tralasciare (tra i quali il linguaggio, l’attenzione, la metacognizione, le relazioni sociali, la cultura) che sono altrettanto necessari in una seria descrizione e spiegazione della coscienza. Ritengo infine che sia un’impresa titanica cercare di studiare sperimentalmente un modello di coscienza che parte dall’autocoscienza del ricercatore e va verso le fondamenta della coscienza: un vero e proprio percorso inverso ai tempi evolutivi!

(La coscienza è un argomento così stimolante da dedicarvi un blog specifico su cui sto lavorando per la sua nascita… Per chi volesse partecipare può contattarmi alla mail carmelo.dimauro@yahoo.it, fornendo in poche righe una breve descrizione delproprio percorso professionale. Infine, una “comunicazione di servizio”: nel mese di agosto ridurrò notevolmente la pubblicazione di articoli fornendo saltuariamente brevi notizie di psicologie e dintorni della blogosfera nazionale ed estera nella rubrica specifica delle “Neuronews”. Non mi resta che salutarvi augurando un buon proseguimento estivo alle vostre coscienze e ai vostri cervelli;))

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3 pensieri su “Tipi di Coscienza

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