L'esperienza di causa ed effetto

Ho acquistato di recente un ipad2 e lo sto utilizzando nel lavoro riabilitativo con Guglielmo che ha problemi di autismo. Devo ancora esplorare a fondo i giochi scaricati per adoperarli successivamente nel trattamento. È una sfida complessa perché non è facile coinvolgere un bambino autistico in un’attività ludica, continua e condivisa. Nelle prime sperimentazioni con il tablet, a quanto pare, il gioco che Guglielmo preferisce è una versione del bowling che si chiama iShuffle Bowling 2. Basta sfiorare col dito sopra l’icona di un disco che schizza via verso i birilli, situati in fondo alla pedana. La scenografia esterna riproduce un rassicurante luogo pubblico, due panchine e una simpatica mongolfiera nel cielo sullo sfondo.

Guglielmo ha capito facilmente come funziona il gioco e in generale ha accolto favorevolmente l’ipad. Soprattutto mostra una naturalezza nello sfiorare le icone giuste per proseguire nel gioco. Ci sono dei problemi quando le mani sono sudate, ma questo inconveniente non rappresenta un grosso ostacolo (un panno di stoffa è più che sufficiente per asciugare il sudore). Così in classe ha sorpreso tutti i compagni quando hanno assistito alla sua performance, non credendo ai loro occhi (insegnanti comprese) che un tablet (sic!) potesse trovarsi in classe con giochi interessanti e nelle abili mani di Guglielmo. Durante la ricreazione i ragazzi si sono piazzati intorno a lui, partecipando al gioco, applaudendo i suoi strike, invitandolo a raggiungerli al parco dopo la scuola.

L’adulto in questi casi è un intermediario. Il primo step consiste nel preparare il ragazzo a saper maneggiare il device e il gioco. Si comincia sempre con un gioco semplice e comunque dai livelli più elementari. Lo scopo è quello di promuovere la motivazione e ridurre la frustazione se non comprende come giocare. Il ragazzo deve divertirsi e mostrare una certa soddisfazione per i risultati raggiunti. Dopo questa fondamentale fase preliminare si passa al secondo step, cioè quello dell’esposizione al gruppo, magari dapprima selezionato: quei pochi amici che in genere vengono riconosciuti più affettuosi, più accudenti. Poi, raggiunto lo scopo, si può allargare la cerchia.

Sembra un obiettivo complessivo un po’ cinico ed opportunistico. Acquistare un tablet costoso, scaricare applicazioni che dal soggetto autistico non verranno mai comprese del tutto allo scopo finale di attrarre coetanei che possano in futuro affrancare la famiglia della sua presenza per qualche ora. Ma la socialità è il fattore chiave per migliorare le condizioni cognitive ed emotive del ragazzo autistico. Le sfide che pone l’autismo sono più beffarde e tragiche delle teorie e dei metodi comportamentali adottati per trattare questo disturbo neuropsicologico. La solitudine in cui è assorbito l’autistico non permette di sviluppare la ricchezza di una conoscenza semantica e pragmatica che il contatto sociale consente. Il compito tecnico (e morale) che un educatore, un riabilitatore, un insegnante, un professionista della salute mentale deve impegnarsi a perseguire consiste nell’individuare l’interfaccia adatta che renda meno impermeabile l’isolamento autistico.

Nell’applicazione che vi suggerisco sembra trovarsi un ingrediente che attira l’attenzione di Guglielmo. Quando sposta il disco verso il bersaglio con rapida mossa del dito, segue visibilmente la traiettoria e lo scontro con i birilli. Avvicina la testa allo schermo proprio durante il viaggio rettilineo del disco e all’abbattimento sorride come è raro che accada, esibendosi in un gioco stereotipato delle mani come è abituale assistere in diversi momenti della giornata. In questo caso la stereotipia, l’eccitazione comportamentale e la gioia espressa non sono così remote e insensate come al solito, ma connesse all’esperienza di causa ed effetto che offre il suo gesto nel muovere direttamente quel simbolo rotondo, che scatta fulmineo e va a sbattare su quei cosi bianchi con fragorosa caduta. Quel gesto è una meravigliosa conquista, rappresenta una possibilità di controllo: all’azione corrisponde una reazione, una regola letterale e concreta, ripetuta a proprio piacimento ad arginare, temporaneamente, la caoticità sensoriale che un autistico è costretto ad affrontare per tutta la vita.

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Un pensiero su “L'esperienza di causa ed effetto

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