Il posto dell'Io

 

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Quando pensate al vostro io dove pensate che sia? Ok, dentro il corpo, ma dove esattamente? Sembra una domanda stravagante, eppure non e’ così scontata. Per noi occidentali e’ automatico far riferimento al cervello come sede della nostra intima identità (il self), ma altre culture possono pensare che l’io risieda nel cuore, come Aristotele credeva, oppure sia diffuso in tutto il corpo, come supponeva il filosofo arabo Ibn al-Nafis. Per i buddisti  addirittura la questione non sussiste adottando il concetto di “anatta“, cioè l’idea dell’inesistenza di un io, anzi la constatazione dell’illusione dell’io.

Christina Starmans e Paul Bloom hanno allestito una ricerca per capire dove viene comunemente localizzata la coscienza di se stessi. Nella nostra cultura il cervello e’ ritenuto il luogo di produzione dei propri pensieri, quindi si potrebbe assumere che sia dalla nascita si tende a localizzare la coscienza dell’io nella testa. Tuttavia i bambini sono meno influenzabili dalle credenze scientifiche o religiose sul sé  ed hanno una considerazione limitata del cervello come sede dell’io. Gli autori dell’articolo hanno quindi fatto partecipare al loro esperimento dei bambini insieme a degli adulti, sviluppando un metodo implicito in cui chiedono quanto vicino sia un oggetto ad una persona.

In sostanza, se si pensa che il sé sia distribuito indistintamente in tutto il corpo, che implica l’assenza di una posizione specifica dell’io, allora i soggetti dovrebbero giudicare l’oggetto equamente vicino alla persona a prescindere dalla sua posizione rispetto al corpo. D’altra parte, se ci fosse un’idea di un posto dell’io in una regione particolare del corpo, allora un oggetto prossimo a questa parte corporea sarebbe giudicato più vicino all’io della persona.

Nell’esperimento i partecipanti guardano due animazioni di un personaggio (Mary) e di una mosca che vola nei dintorni. Lo sperimentatore dice che Mary vorrebbe sapere quale sia la mosca più vicina a lei. Infatti successivamente vengono mostrati 10 paia di immagini, in ognuna di esse e’ rappresentata Mary con la mosca posata su una di 5 parti del suo corpo: gli occhi, la bocca, il petto, lo stomaco e il piede. Ciascuna posizione viene accoppiata con quella di un’altra parte del corpo. Per ogni coppia di immagini viene chiesto al soggetto: “quale mosca e’ più vicina a Mary?”

I risultati della prima sessione sperimentale hanno messo in evidenza che entrambi bambini e adulti tendono a giudicare più vicina a Mary la mosca che si posiziona nella testa piuttosto che nel resto del corpo e i bambini preferiscono in modo significativo gli occhi. In una seconda sessione, i ricercatori hanno cercato di capire se vi fossero distinzioni tra la testa e gli occhi. Infatti hanno mostrato immagini di un personaggio alieno la cui testa ed occhi erano posti in differenti parti del corpo. Anche in questo caso entrambi i gruppi hanno mostrato una significativa preferenza per gli occhi del personaggio alieno (Zafi) nel decidere quale mosca fosse più vicina ad esso, nonostante fossero incorporati nello stomaco o nei piedi.

Infine, in una terza sessione, i ricercatori hanno considerato un possibile errore di impostazione sperimentale (bias), secondo cui forse la mosca avrebbe potuto suscitare un’involontaria sensazione irritante, condizionandone la scelta verso gli occhi, e avendo il sospetto che la domanda “quale mosca e’ più vicina?” potesse essere interpretata col significato di “quale mosca il personaggio vedrà più vicina?” o “il personaggio quale mosca noterà più vicina?”. Per rimediare a queste possibili lacune metodologiche, hanno sostituito la mosca con un fiocco di neve, hanno ridotto in modo proporzionale le dimensioni della testa e degli occhi (per renderli meno salienti) e hanno chiesto anche riguardo alla posizione dietro alla testa del personaggio.

Un oggetto vicino agli occhi ma al di fuori del campo visivo del personaggio avrebbe dovuto essere giudicato comunque vicino ad esso, secondo i risultati sperimentali che accreditavano gli occhi come sede principale. Al contrario, il fiocco di neve posto sullo stomaco o su un piede avrebbe dovuto essere giudicato più vicino rispetto a quello posto all’altezza degli occhi ma dietro al testa. I risultati hanno confermato che anche se dietro la testa, un target prossimo agli occhi era considerato più vicino al personaggio, essendo intuitivamente ritenuti sede ufficiale dell’identità del personaggio.

Queste indagini forniscono prove convergenti che sia gli adulti sia i bambini pensano intuitivamente al sé come un’entità che occupa un luogo fisico dentro il corpo, proprio vicino agli occhi. I risultati sembrano suggerire che questa concezione fisica e spaziale del sé non sia determinata culturalmente ma che possa essere profondamente radicata, in un senso più intuitivo o fenomenologico su dove risediamo nel nostro corpo. Sarebbe interessante che le ricerche non si fermassero a questo punto ma potessero proseguire ad esempio in ambito psicopatologico. Mi chiedo dove un ossessivo o un depresso pensino che sia collocato il proprio sé e quello degli altri.

Ma c’è un’altra considerazione da aggiungere. Ancora una volta un fenomeno psichico come il sé, che sia diffuso nella testa, vicino agli occhi o in tutto il corpo, finisce per “materializzarsi” in un’entità consistente affinché possa essere in qualche modo intuito, riconosciuto e preservato da una indeterminatezza di fondo. Metaforicamente il corpo sembra diventare quasi cavo, un recipiente che contiene un io diventato più fisico del corpo. Non mi stupisce che siano gli occhi i principali protagonisti dell’io, in fondo coerentemente al detto che gli occhi sono la finestra dell’anima. In fondo, già nelle prime settimane i neonati cominciano a dirigere la loro attenzione agli occhi del genitore per costruire una prima fondamentale reciprocità: che permetterà di riconoscere il non essere dal proprio essere IO.

Starmans, C., & Bloom, P. (2012). Windows to the soul: Children and adults see the eyes as the location of the self Cognition, 123 (2), 313-318 DOI: 10.1016/j.cognition.2012.02.002

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2 pensieri su “Il posto dell'Io

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