Un tentativo isterico

Lo scorso ottobre del 2011 nella piccola città LeRoy, vicino New York, 16 persone (14 erano ragazze adolescenti) hanno improvvisamente manifestato tic e movimenti involontari motori. Questi comportamenti sono stati diagnosticati come sintomi di un disturbo di conversione e in questa forma collettiva si trattava di isteria di massa. La dottoressa Jennifer McVige, la neurologa che ha visitato molte ragazze, afferma che “si tratta di uno specifico stress, dovuto a più cause, che provoca una reazione fisica nel corpo” e, aggiunge, “ciò avviene inconsciamente, non è fatto intenzionalmente ma accade come se lo stress prorompesse nel tuo corpo, come se dovesse venir fuori in qualche forma“.

L’isteria ha una lunga storia medica che già trattata da Ippocrate, il quale riteneva che la causa dei sintomi isterici fosse il “vagabondare” dell’utero nel corpo. Infatti, tradizionalmente, l’isteria è stata ritenuta una malattia mentale tipicamente femminile (fin quando il neurologo francese Charcot scioccò il mondo medico riportando un caso di isteria maschile). Nonostante il fatto che l’isteria non figuri più nel DSM III, sostituita dai  disturbo somatoforme e disturbo di conversione, nella definizione abituale il nucleo concettuale rimane lo stesso: con l’isteria si manifestano sintomi neurologici senza che vi siano danni neurologici.

Una lezione del dott. Charcot

Uno studente di Charcot, Sigmund Freud, articolò l’argomento in maniera più interessante. Egli partiva dall’idea che l’energia mentale fosse come l’energia neurale: la sintomatologia esprimeva un processo di passaggio dallo psichico al fisico. L’idea di fondo è che l’inconscio bloccherebbe (con una paralisi, un attacco epilettico, una cecità momentanea) una parte del nostro corpo per “impedirci” di ricevere un profondo turbamento emotivo.

Siamo nel periodo della fioritura della società industriale, con invenzioni e scoperte scientifiche senza precedenti, in cui i concetti di energia, calore, raffreddamento, cambiamenti di stato, pressione, azione termica, trasformazione, saranno la base per la scoperta delle leggi della termodinamica. La psicologia di Freud è piena di concetti meccanici che egli utilizza abitualmente per descrivere i processi dinamici della psiche. Se ci pensate, il termine conversione richiama il primo principio della termodinamica che, tradotto in modo semplice, afferma “nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma”.

Ci sono studi che dimostrano che in una paralisi dovuta ad un disturbo isterico, quando il soggetto prova a muovere l’arto paralizzato si attiva una base neurale differente rispetto a quella di persone che, al contrario, fingono di avere una paralisi. Ma allora cosa succede nel cervello? Cosa sono i fattori psicologici e come agiscono? Se il livello macchina è intatto, cioè se le parti fisiche costituenti il sistema neurologico dopo un attento esame non sono imputabili di deficit o danneggiamenti, cosa succede nei piani alti della cognizione che si occupano non di attività motoria o percettiva, ma di controllo, pianificazione, coordinamento?

Sembrerebbe in questo caso che i sistemi dei livelli cognitivi superiori come l’attenzione o le funzioni esecutive, situati nei circuiti dei lobi frontali, si comportino come processi di basso livello generando direttamente i comportamenti neurologici. Gli studi di brain-imaging hanno messo in luce che nelle persone che cercano di fare qualcosa contrario al loro deficit – come muovere un braccio paralizzato in un disturbo di conversione – l’attività neurale dei lobi frontali aumenta in modo esponenziale. Come se i meccanismi di regolazione superiore non avessero più i freni.

Ancora oggi la metafora della “conversione” da psichico a fisico sopravvive sia tra professionisti sia nella concezione comune della malattia mentale. Essa può aver contribuito in un certo senso ad un malinteso di fondo in cui il malessere psicologico è percepito come un capriccio, svuotandolo di legittimità e di consistenza esistenziale. Potrebbe essere anche uno dei fattori principali che rafforzano la percezione comune della malattia mentale come un’entità indefinibile e in un certo senso “priva” (e quindi non sullo stesso piano) della sofferenza fisica di una malattia organica, dovuta quindi più alla volontà o cattiveria del malato mentale. L’isterico rappresenterebbe l’esempio più affascinante del tentativo isterico di manifestare un problema invisibile (mentale) con uno visibile, cioè neurologico.

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