L'epilessia non è immorale

ResearchBlogging.orgQuando si parla di epilessia le prime immagini che vengono in mente sono persone che tremano violentemente e cadono a terra. In un articolo di scienza forense viene illustrato un fenomeno clinico meno noto dell’epilessia: il denudamento in pubblico (disrobing) quando si scatena una crisi e le possibili conseguenze legali.

Questo comportamento inconsueto può accadere durante una crisi o nel periodo immediatamente successivo. Alcuni pazienti cominciano a spogliarsi senza rendersene conto oppure manifestano una crisi mentre si trovano svestiti, per cui appaiono in pubblico già nudi. Nell’articolo sono menzionati due casi clinici, ricoverati in day hospital, studiati mediante EEG e videoregistrazioni durante una crisi per analizzare questo tipo di comportamento. Un terzo caso è riportato per evidenziare le conseguenze legali scaturite da una crisi notturna in cui il paziente ha cominciato a vagare in nudo.

Nella letteratura neurologica il denudarsi durante un attacco epilettico è un argomento poco trattato o, quando accade, è considerato sintomo di una diagnosi differenziale (cioè non addebitato all’epilessia). In genere, nella letteratura forense, l’attacco epilettico è associato a comportamenti aggressivi o violenti. Molti imputati attribuiscono i loro comportamenti criminali a una crisi epilettica, sebbene in sostanza queste pretese mancano di ogni credibilità medica e al contrario i loro atti appaiono chiaramente premeditati e intenzionali.  La “difesa epilettica” per l’aggressione è quindi percepita con un certo grado di scetticismo quando evocati per giustificare comportamenti criminali.

Eppure gli Autori dell’articolo sottolineano che la letteratura medica forense  è quasi esclusivamente focalizzata sui legami tra epilessia e crimini violenti. Ma molti ricercatori hanno stabilito che le crisi sono raramente associate a comportmenti aggressivi. Quando ciò avviene, l’aggressione è di rado diretta verso qualcuno, non è pianificata, né implica particolari abilità o comportamenti finalizzati. Ci sono inoltre altre forme di comportamento durante o dopo una crisi, potenzialmente a rischio di penalità e poco citati in letteratura, che non giustificano lo scetticismo incontrato nei casi di “difesa epilettica” per i crimini violenti. Il denudamento rappresenta una tale eccezione. Il disinteresse verso questo fenomeno può essere accreditato all’atmosfera particolarmente avversa verso i crimini di natura sessuale che possono condizionare l’attenzione verso la potenziale legittimità della difesa legale nei casi di epilessia.

I casi esposti nell’articolo sono stati identificati alla Clinica per l’Epilessia dell’Università del Colorado di Denver. Il terzo caso, interessante soprattutto per le conseguenze legali, è quello di un uomo di 40 anni che soffre di crisi tonico/clonica dall’età di trent’anni. Egli ha avuto una crisi generalizzata durante la notte mentre dormiva nudo con la sua compagna. Durante la crisi è sceso dal letto ed è andato nel corridoio dove ha incontrato la figlia minorenne della sua partner. Non ha riconosciuto la sua presenza né ha ricordato l’incidente. Ma è stato incarcerato con l’accusa di esibizione immorale verso una minore.

Gli Autori dell’articolo di ricerca asseriscono che nelle casistiche medico-legali l’epilessia è stata raramente la causa di atti criminali. Spesso questo argomento è stato utilizzato dagli imputati per difendersi dai loro atti violenti, ma queste strategie difensive sporadicamente hanno avuto successo perché percepiti dalla corte con grande scetticismo. D’altra parte, i casi citati nell’articolo dimostrano che la crisi epilettica può determinare un comportamento in cui il paziente si spoglia in pubblico oppure già nudo si esibisce durante o dopo una crisi. Atti che spesso incorrono a conseguenze penali gravi perché fraintesi. L’intolleranza collettiva verso i crimini di natura sessuale ha poi incrementato la diffidenza verso le difese legali che ricorrono a spiegazioni mediche nei casi di denudamento dovuto a crisi epilettica. In effetti quando la crisi determina comportamenti automatici che coinvolgono lo spogliarsi in pubblico o altre azioni che possono apparire di natura sessuale (come toccarsi i genitali), può far scattare l’accusa di pubblica indecenza o esibizione oscena.

Come nel caso del paziente epilettico nudo di fronte ad una minore, le conseguenze penali diventano rilevanti. Per questa ragione gli Autori dello studio ammettono che i casi epilettici di denudamento rischiano di essere male interpretati. Per evitare conseguenze penali è necessario che gli esperti di medicina legale e la corte sappiano che la storia medico-legale dell’epilessia associata agli atti violenti rappresenta un aspetto minore delle manifestazioni sintomatiche dell’epilessia. Il comportamento di denudamento deve essere naturalmente valutato caso per caso per legittimare queste conclusioni. L’abilità di giudicare attentamente il fenomeno, l’identificazione dei casi legittimi e la richiesta di ulteriori consulenze neurologiche saranno significative competenze dei legali e dei medici a consulto.

Infine, gli Autori citano il lavoro di Fenwick e Walker per stilare una linea guida per valutare la validità e l’opportunità di una difesa legale di chi si è denudato durante o dopo una crisi epilettica. I consulenti esperti, prima di attribuire una connotazione criminale ad un problema epilettico, dovrebbero considerare i seguenti punti:

  • Il paziente dovrebbe avere una diagnosi antecedente di epilessia. Un comportamento criminale che risulta dovuto ad un primo attacco epilettico in assoluto è improbabile.
  • L’atto di denudarsi dovrebbe essere insolito per il carattere della persona e inappropriato nel contesto e nelle circostanze contingenti.
  • Prove di premeditazione o di occultamento dovrebbero essere completamente assenti.
  • I testimoni, se ci sono, dovrebbero descrivere un disordine della coscienza di durata rilevante.
  • Il ricordo del comportamento non dovrebbe esserci.
  • La diagnosi di un automatismo per epilessia è una diagnosi clinica. Non bastano le registrazioni elettroencefalografiche, ma richiedono un livello clinico di maggiore ricchezza.

Insomma si tratta di considerazioni che, insieme alla conoscenza che l’epilessia può comportare anche il fenomeno bizzarro di svestirsi o esibirsi nudi in pubblico, dovrebbero aiutare gli esperti medico-legali nel riconoscere le opportunità per una difesa epilettica. A mio parere l’articolo è importante perché offre spunto per ragionare sui legami tra psicopatologie e conseguenze legali. Nello specifico argomento trattato, può consentire al sistema giudiziario di evitare criminalizzazioni inappropriate di azioni che possono essere spiegate dall’epilessia. Senza questo riconoscimento, le persone che soffrono di epilessia sono esposti al rischio di condanne e pene ingiuste che vanno a rinforzare lo stigma storicamente associato al “morbo sacro” (dovuto all’intervento diretto degli dei, secondo gli antichi), aggravando la sofferenza psicologica.

Wortzel, H., Strom, L., Anderson, A., Maa, E., & Spitz, M. (2012). Disrobing Associated with Epileptic Seizures and Forensic Implications Journal of Forensic Sciences, 57 (2), 550-552 DOI: 10.1111/j.1556-4029.2011.01995.x

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2 pensieri su “L'epilessia non è immorale

  1. Carmelo, se per un attimo penso a tutti i comportamenti che sono conseguenza di qualche psicopatologia vedo un mondo sfumato nel quale non si vede più il confine tra intenzionalità e coazione, che è poi il confine tra il penalmente perseguibile e l’ospedale psichiatrico. Penso per esempio a quel caso raccontato da Sacks, di un chirurgo tourettico, e del terrore nel lettore che potesse partirgli un movimento inconsulto mentre operava, e a qualche tourettico che conosco, oppure a tutti i casi limite tra temperamento e conclamata patologia, e allora comprendo la difficoltà per lo psichiatra forense di decidere se in un atto vi era intenzionalità o coazione.
    Chiaramente non è questo il caso e bene fanno questi ricercatori a portarlo a conoscenza di chi decide della libertà delle persone.

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    • Ho capito il tuo punto di vista, anzi posso aggiungere soltanto che in clinica il tuo ragionamento è ampiamente riconosciuto. Non solo, se posso trarne le conseguenze (paradossali), possiamo affermare che in un mondo iperstudiato, ipercontrollato, ipernormalizzato (statisticamente parlando), l’alternativa psicopatologica diviene una forma di libertà intrapsichica. Allora, l’intenzionalità e la coazione appaiono maschere narrative ben rappresentate cent’anni fa dall’Enrico IV di Pirandello.

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