Giochi di memoria

Se pensate che la memoria agisca nel nostro cervello come ad un’incisione nella pietra vi sbagliate. I ricordi possono giocare brutti scherzi da mettere in crisi anche il più onesto dei testimoni oculari sulla scena di un crimine.

ResearchBlogging.orgI ricercatori Brent Strickland e Frank Keil hanno dimostrato che il ricordo di un video può cambiare in pochi secondi per rendere più coerente un episodio vissuto in passato. I 54 studenti del loro campione dovevano osservare un video di 30 secondi nel quale un individuo stava calciando, lanciando, o colpendo una palla, oppure veniva ripresa una palla in volo. Un video presentava nel finale la conseguenza dell’azione atletica ripresa, ad esempio la rincorsa verso una palla si concludeva con un calcio a questa. Un altro tipo di video presentava invece un montaggio finale di una scena irrilevante, come un guardialinee che correva verso il fondo di un campo. Infine, un terzo video mostrava un finale confuso con una sequenza di eventi incoerente. In generale, a prescindere dal tipo di filmato, il momento di contatto tra il giocatore e la palla – come quando batteva con una mazza – alcune volte era presente, in altre non lo era. I video erano tutti senza sonoro.

Dopo la visione, ai soggetti venivano mostrati alcuni fotogrammi e dovevano dire se fossero presenti o meno nel filmato che avevano appena visto. Proprio in questa fase del test emergeva la dinamica singolare dei processi di memoria. Infatti i soggetti sostenevano di aver visto l’immagine saliente di una palla colpita anche quando questa micro sequenza non era inclusa nel video. Ad esempio, dopo aver osservato una palla che vola in aria in lontananza (da cui si presume che sia stata colpita o lanciata), i soggetti tendevano a ricostruire un ricordo dell’agente che ha causato l’azione, anche quando non l’hanno affatto osservato nel filmato. Una distorsione di memoria di pochi secondi, anche quando rispondevano all’intervista pochi secondi dopo la visione del video.

Questo processo creativo della memoria non accadeva quando i soggetti osservavano i video con finali irrilevanti o confusi. Si innestavano soltanto in una sequenza che implicava un agente causale ritenuto presente anche quando non lo era nel filmato. Questo significa che la mente cerca in qualche modo di riempire gli spazi bianchi laddove manca ad esempio il momento del contatto tra piede e palla, per confezionare episodi con una struttura causale coerente per i ricordi futuri.

Nelle loro conclusioni i ricercatori affermano: “immaginate che un testimone oculare osservi una persona che ha in mano una pistola, e pochi secondi dopo osserva nelle vicinanze un’altra persona che cade a terra dopo uno sparo di arma da fuoco…“. Questi risultati mostrano quanto la mente del testimone sia facilmente indotta a creare quel frame mai visto che connetta causalmente le due scene separate. Inserire nuove informazioni nel ricordare avrebbe lo scopo di soddisfare certi requisiti strutturali della mente: “la memoria utilizza sofisticate routine di compressione… per confezionare efficientemente eventi che precedentemente sono stati inviati in memoria“.

Sono molto interessato a questo settore di ricerca sulla capacità di inventarsi causalità laddove non ci sono. Sarebbe stato interessante osservare la reazione dei soggetti se avessero osservato scene incoerenti e subito dopo scene causali allo scopo di approfondire l’abilità mentale di creare connessioni e sorprendersi quando non viene rispettata la logica causale.

Mi viene in mente infatti cosa scrisse Michotte in una monografia sugli esperimenti che aveva effettuato con mezzi cinematici, dimostrando che le persone vedono causalità quando osservano oggetti che si muovono, entro certi limiti, l’uno relativamente verso l’altro. Alan Leslie ripeté gli esperimenti di Michotte su bimbi di sei mesi. Nell’esperimento indagava le reazioni di sorpresa dei bambini analizzando la mimica facciale, la pressione sanguigna e la variazione del ritmo cardiaco. Nell’osservare sequenze cinematiche, quando apparivano sequenze non causali i bambini mostravano un soprassalto di sorpresa. Allo stesso risultato si perveniva quando ad una succssione casuale di sequenze si susseguivano sequenze di causali.

Non si tratta soltanto di applicare questa logica al mondo inanimato. Presupporre un legame laddove con molta probabilità non c’è sembra essere una capacità innata dell’uomo che caratterizza i diversi processi cognitivi. Assegnare un senso alle affermazioni dell’interlocutore anche quando non ha senso è una stranezza affascinante del nostro atteggiamento. Noi diamo per scontato che ciò che qualcuno dice deve avere un senso. Persino quando ci appare inverosimile tendiamo a inventare un’interpretazione che glielo dia. Le distorsioni della realtà vissuta e ricordata spiegano i limiti in sede giudiziaria di una testimonianza oculare e certe assurde ricostruzioni riportate in ambito clinico.

Queste storie a mio parere sembrano permettere di connettere lo straordinario all’ordinario. La capacità narrativa di connettere o associare eventi, quando la logica di causa ed effetto non è applicabile empiricamente, aiuta a simulare scenari che possono essere presupposti, quasi a prevenire un blackout intollerabile. E’ quanto accade nella ricostruzione in un tribunale da parte di un testimone oculare, facile a ricordi distorti. Ma, nella maggior parte dei casi, ci permette di giocare giochi narrativi bellissmi.

Strickland, B., & Keil, F. (2011). Event completion: Event based inferences distort memory in a matter of seconds Cognition, 121 (3), 409-415 DOI: 10.1016/j.cognition.2011.04.007

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3 pensieri su “Giochi di memoria

  1. “Presupporre un legame laddove con molta probabilità non c’è sembra essere una capacità innata dell’uomo che caratterizza i diversi processi cognitivi.”

    Questa tesi é realmente sostenuta dagli autori del paper? Ma soprattutto che significa esattamente, che esistono dei moduli che gestiscono la causalitá e sono iscritti nella mente dalla selezione naturale? Boh… sará che io quando sento le parole “innato”, “evoluzionisticamente determinato”, ecc… giá comincio ad insospettirmi.

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    • No, l’attribuzione “naturale” di causalità è un processo mentale sostenuto da altre ricerche e speculazioni teoriche incentrate sulla psicologia dello sviluppo. Un modello modulare è difficilmente sostenibile a questa altezza cognitiva (processi cognitivi superiori come l’attribuzione di stati mentali o connessioni causali). Quanto meno richiede una architettura multi modulare, associativa e reticolare tra diverse regioni su una logica ricorsiva. L’apporto selettivo io lo vedrei più sbilanciato sulla dimensione culturale che genomica. Ma è una tesi propugnata da una parte di teorici e ricercatori. Infine come mi hai scritto riservatamente:

      certo, ma appunto questo non implica necessariamente il fatto che si tratti di una funzione innata… potrebbe essere costruita nello sviluppo tramite interazione con l´ambiente, che é piú semplice di pensare ad un modulo morfogeneticamente determinato

      Non ho scritto “innato” pensando al significato tradizionale del termine, tutt’altro! implicherebbe una delle tue conseguenze teoriche che sono smentite ormai in modo schiacciante dalle ricerche. Si tratta di un aggettivo che cerca di sottolineare la natura quasi automatica di un processo metacognitivo molto potente e rapido a generarsi dal primo anno di vita del bambino. In molti post mi sono soffermato su questa straordinaria proprietà psicologica dell’uomo sottolineando tra l’altro il ruolo che ha giocato la cultura.

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  2. Pingback: Manipolare la memoria | Neuromancer

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