Le Relazioni Sessuali di Leonardo da Vinci

ResearchBlogging.orgLeonardo da Vinci scrive che ha dissezionato non più di una decina di corpi. Alcuni ricercatori sostengono che il numero sia un po’ più alto (circa una trentina). O’Mally e Saunder hanno esaminato i codici e le note per capire a quanto ammonta il numero esatto. Sorprendentemente hanno scoperto che l’esperienza anatomica di Leonardo sia molto inferiore di quanto si pensi. C’è da aggiungere che probabilmente dissezionò pure corpi di animali e fu osservatore del lavoro di altri dissezionisti.

Nel complesso sembra che non sia andato oltre i 5-6 corpi e di ciò che rimane dei dieci, da lui menzionati, probabilmente si tratta di pezzi anatomici che si procurò di volta in volta. Inoltre a quei tempi non era nemmeno facile avere accesso al materiale anatomico: quando da giovane si trasferì nel 1470 a Firenze, la scuola di medicina fiorentina proprio in quella data traslocò a Pisa. A Milano, tra il 1482 e il 1499 fu ingaggiato come ingegnere ed artista alla corte di Ludovico il Moro, occupazioni che gli impedirono una costante indagine dell’anatomia. Dopo un periodo piuttosto errabonda, nel 1503 tornò a Firenze e iniziò la fase più attiva di studi anatomici. Da questo momento in poi sembra che non abbia più smesso di esplorare e sperimentarsi in questo campo, come testimonia il miglioramento tecnico nell’esecuzione dei disegni di ricerca e nelle opere artistiche.

I disegni anatomici possono essere collocati tra il 1487 e il 1513, quantunque solo nella seconda parte della sua vita poté acquisire un conoscenza più dettagliata attraverso le dissezioni. Nei codici giunti a noi, ci sono disegni e scritti cui annotava osservazioni che riflettono tra l’altro i libri che leggeva. Tra questi, al primo posto c’è il Fascicolo di Medicina di Johannes de Ketham (edizione del 1493), un compendio di informazione medica che includeva una completa traduzione dell’Anatomia di  Mondino dei Luzzi. Il libro originale del Mondino (1316) era il libro preferito della maggior parte delle scuole mediche del tempo e il Fascicolo fu la prima edizione pubblicata in italiano.

Dissection scene from Fasiculo de Medicina(Venice, 1495).

 

Lezione di anatomia di Mondino dei Luzzi in un’illustrazione

La povera padronanza del latino fu per Leonardo un problema per accedere alle prime versioni. Il libro del Mondino è una pubblicazione tipica dei libri di medicina del Quattrocento, una ristampa essenziale dei manoscritti anatomici antichi. L'informazione contenuta è basata sulle opere degli Arabi che furono tradotte in latino dal 1150 circa. Gli scritti arabi più famosi sono quelli di Avicenna che a sua volta si basa sul lavoro di Galeno e dei dotti greci precedenti a lui. Quindi il Fasciculo era il compendio del sapere greco filtrato almeno da tre traduzioni. Leonardo comunque ebbe modo di conoscere le idee di Ippocrate, Aristotele, Platone e Galeno, sebbene interpretate dai punti di vista di Avicenna e Mondino. Dirette traduzioni dal greco al latino non sarebbero state disponibili sino al 1525, cioè sei anni dopo la morte di Leonardo. 

Fig 1. Torso e atto sessuale, dal C III 2 recto.

Esaminati più da vicino, nei disegni anatomici il tema sessuale appare in quattro pagine dei codici di Leonardo. Sul  Folio C III 2 recto (il foglio del terzo volume dei 6 che raccolgono i suoi codici, pubblicati tra il 1911 e 1916), sono disegnate tre paia di torsi umani tagliati longitudinalmente per mostrare i tratti anatomici dei genitali. La figura 1 sembra essere un abbozzo preliminare per un disegno più completo. Sull’altro lato del Folio c’è il diagramma degli organi maschile e femminile durante l’orgasmo (figura 2). Nel C III 3 verso, è illustratta la più grande e complessa delle figure nell’atto dell’orgasmo (figura 3).

Fig. 2. Organo riproduttivo durante il coito, dal C III 2 verso.

 

Fig 3. Figura in orgasmo, dal Folio C III 3 verso.

Lo stile dell’ultimo disegno è chiaramente basato sui torsi di figure menzionate sopra, ma l’anatomia è più dettagliata. Un piccolo disegno del membro maschile è situato nella parte bassa della pagina (figura 4) mentre l’ultima delle illustrazioni sul coito è una serie di bozzetti sparsi (C III 12 verso) che mostra gli organi sessuali separatamente o durante il coito (uno scorcio di questi disegni è incluso nella figura 5).

Figura 4. Dettaglio del pene, dal C III 3 verso.

Figura 5. Organi riproduttivi durante il coito, dal C III 12 verso.

Non abbiamo date precise dei disegni perché Leonardo non usava apporre riferimenti cronologici nei codici, tuttavia è possibile ricostruirli dai progressivi cambiamenti grafici nei fogli, nell’inchiostro e nella penna usati, nella variazione dello stile della sua scrittura. O’Mally e Saunders si sono basati su questi indizi e hanno datato i tre torsi tra il 1493 e il 1494 circa, mentre il disegno più completo è del 1500 circa. Le figure restanti degli organi riproduttori sono collocabili intorno al 1503 o poco dopo. Tutti i disegni, eccetto quello della figura 3, presentano molte imperfezioni che tradiscono una conoscenza non ancora perfezionata dall’esperienza delle dissezioni. Nella figura 3, il soggetto rivela l’affascinante impianto “idraulico” interno con cui Leonardo si rifà alla fisiologia di Aristotele. Egli ha disegnato due canali dal testicolo connessi all’apparato urogenitale attraverso l’uretra, mentre il canale superiore si dirige verso il midollo spinale percorrendo tre vasi sanguigni. Nella figura 4 sono descritti con dettaglio i due canali, nella figura sotto un particolare della fig 3.

Particolare della Fig.3

Nella conoscenza antica greca, “l’essenza” di un neonato era procurata dalla “materia universale” del maschio. Questo ingrediente procreativo derivava dallo spirito animale, la materia fisiologica necessaria per l’attività muscolare. Lo spirito animale era prodotto dal sangue arterioso alla base del cervello e trasferito a tutte le parti del corpo attraverso i nervi. Da qui la connessione spinale di Leonardo al pene. Se per Aristotele “l’essenza” (lo sperma) aveva un ruolo analogo alla saliva per lubrificare la vagina durante l’accoppiamento, Leonardo invece è in disaccordo e disegna un largo vaso sanguigno che parte dal cuore e raggiunge il testicolo nel tentativo di includere la concezione di Galeno che immaginava nel sangue l’origine dello sperma.

Particolare, connessione del pene con il cuore.

Curiosamente Leonardo non ha disegnato la prostata, probabilmente perché non è menzionata nei libri su cui si basava. Nella figura 3 c’è un collegamento affascinante tra il fundus dell’utero femminile (la parte superiore) e il petto. Secondo il pensiero medievale, questo ipotetico vaso sanguigno trasportava il sangue mestruale alle ghiandole mammarie che interrotto (per una gravidanza) causava l’ingrossamento del seno e la produzione del latte materno. Non ci sono le ovaie che ci informano della confusione di Leonardo tra le teorie di Aristotele e Galeno. Il primo pensava che la donna fosse come un terreno da inseminare dall’uomo senza che le ovaie avessero alcun ruolo riproduttivo. Il secondo, al quale Leonardo negli ultimi anni diede maggiore attenzione, congetturava nei testicoli femminili (le ovaie) la produzione di sperma femminile che si fondeva con quello maschile nell’utero. 

Particolare, collegamento tra fundus dell’utero e le ghiandole mammarie.

Nel complesso, le ragioni artistiche inizialmente hanno guidato il lavoro scientifico di Leonardo. Il suo genio si esalta nella produzione pittorica che rappresenta l’intero Rinascimento. Poi, si fa strada l’ossessiva ricerca scientifica basata sull’osservazione e l’esperimento. Certo, dovette basarsi su testi e conoscenze purtroppo antiquate e spesso sbagliate se non fantasiose. Ma, a mio parere, ne consolida l’immagine scientifica di Leonardo, perché osservava la natura attraverso modelli (metodo deduttivo) e li metteva continuamente alla prova, tratto distintivo di ogni ricercatore: produrre ipotesi partendo da teorie all’interno di un paradigma scientifico.

Forse questa analogia appare forzosa, ma il dialogo sperimentale tra conoscenza (anche antica) e dati empirici da verificare non è così dissimile dal procedimento ipotetico deduttivo che contraddistingue lo scienziato da Galileo in poi. Un’ultima osservazione. E’ irresistibile la tentazione (spericolata) di confrontare  Leonardo con Freud. Il primo, senza saperlo del tutto, nei suoi disegni offre uno spaccato teorico attuale che connette testicoli-petto-testa (genetica, emozioni e mente). Invece, il celebre psicoanalista viennese scrisse su Leonardo un saggio memorabile e il legame tra sessualità e psiche fu centrale nella sua visione speculativa. Sebbene, la teoria freudiana sulla sessualità non abbia retto alle prove empiriche delle ricerche successive. Entrambi però sono esempi dei limiti e della irresistibile seduzione della curiosità umana.

Morris AG (1986). On the sexual intercourse drawings of Leonardo da Vinci. South African medical journal = Suid-Afrikaanse tydskrif vir geneeskunde, 69 (8), 510-3 PMID: 3515591

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6 pensieri su “Le Relazioni Sessuali di Leonardo da Vinci

  1. Alle volte mi chiedo: se l’enorme spirito creativo di Leonardo si fosse incanalato in un settore specifico, avrebbe fatto delle scoperte tali da farlo includere di diritto nella categoria degli scienziati? (anche se di fatto un po’ incluso lo è)
    Al riguardo ho questo pensiero. Vi è in Leonardo una caratteristica di insaziabilità cognitiva che lo spingeva a interessarsi di tutto, ad avere visioni sulle relazioni tra le cose, a immaginare il futuro. Ma dall’altra parte vi era anche, al suo tempo, la difficoltà di reperire informazioni affidabili. La scienza era ancora da venire, galileanamente parlando, e le cose da scoprire erano ancora moltissime. Quindi, probabilmente di più non poteva fare, anche considerando il poco che hanno fatto i contemporanei e, per un certo tratto, i posteri.
    Ma se ci fosse un Leonardo ai giorni nostri che prospettive avrebbe? Quella di un visionario interessato a tutto e perciò, per forza di cose, poco approfondito (ma capace di aprire gli orizzonti, se ascoltato)? oppure quella di specializzarsi in un ambito contribuendo a importanti scoperte, anche se settoriali?
    Di cosa ha più bisogno l’umanità? ma forse è meglio dire che l’umanità avrebbe bisogno di entrambi e quello che occorre sapere è soltanto la proporzione tra i due tipi.
    E’ vero, Leonardo ne esce bene. Ma per me, Leonardo ne esce sempre bene.

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    • La tua domanda è senza risposta, oltre che affascinante. Alle volte mi chiedo come se la sarebbe cavata oggi se Leonardo avesse mostrato chiari segni di disturbi mentali (nello spettro autistico ad esempio). Oppure se fosse stato allevato anche dalla madre (probabilmente la conobbe soltanto nell’età matura), anziché essere riconosciuto solo come un mezzo figlio da un padre cinico e spregiudicato (che non aveva la stoffa per giunta nemmeno di Leopold Mozart..), avrebbe intrapreso il superbo percorso artistico e scientifico che oggi conosciamo?
      Oggi forse sarebbe rimasto, come dici te, un curioso ad ampio spettro delle scienze. Forse un raffinato intellettuale sprofondato in una biblioteca o in una carriera universitaria. Sarebbe stato in grado di reggere un lavoro di gruppo? Una equipe di ricerca americana o indiana? Domande che fanno un po’ male perché parlano più di me che di Leonardo. Con i forse e i se la storia non si capisce. Eppure, inventarsi percorsi storici controintuitivi (non ricordo la parola esatta di questo esercizio cognitivo bellissimo) ci aiuta a narrare con più complessità l’opera difficile di una persona troppo distante da noi nel tempo e nella cultura.

      Forse Leonardo non era proprio una persona verosimile. Mi spiego. La mia impressione professionale da lettore dei tanti libri esegetici è che fosse un ossessivo. In Lui era inevitabile conoscere il più possibile, in cerca di ordine e perfezione conoscitiva al fine di tenere a bada certi fatti interiori che lo assillavano. Ma è una congettura.

      Ma più inverosimile resta la seconda tesi: la chiave di lettura suggerita da Vonnegut, quando in un racconto (chissà fino a che punto inverosimile) creature intelligenti di altri sistemi solari comunicano da un punto all’altro dello spazio con messaggi che appartengono alla nostra storia e geografia. Così inviano al loro viaggiatore spaziale un messaggio in forma di “muraglia cinese”, di Piramidi d’Egitto, di codice di Hammurabi, di invenzione leonardiana. Magari per dire: tanti saluti, ti aspettiamo.

      Come noi aspettiamo illusoriamente un messaggio dall’opera di Leonardo.

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  2. Io alle volte mi chiedo anche perchè ci piace Leonardo, oppure Van Gogh. Sarebbe come dire che ci piace qualcuno solo perchè ha un bell’aspetto (tra l’altro anche Leonardo dicono avesse un bell’aspetto)? Perchè diamo più valore a questa cosa che chiamiamo mente (e, in contropartita, come notavi in un post precedente, ne neghiamo a chi ha problemi mentali?)che non alle qualità fisiche (almeno a parole)?
    Personalmente sento una grande vicinanza con questi due artisti-scienziati, che va al di là del merito artistico e scientifico, è un apprezzamento della persona. Ma tu non sei un chimico o un fisico, studi la mente e lo sai benissimo: vi è insito in questo amore per alcuni grandi il riconoscimento della loro storia personale, l’impegno, la dedizione, non so quanto il disinteresse materiale perchè Leonardo ne aveva, ma era anche generoso, la loro sofferenza. In questo forse noi rivediamo le nostre storie, in questo ci accordiamo una possibilità di riuscita. Anche se diversi, Leonardo e Van Gogh ci comunicano qualcosa che va al di là del mero professionismo artigianale. Ammirare Leonardo solo per la sua creatività e inventiva è come ammirare il funambolo in cima alla fune tirata: finito lo spettacolo ce ne scordiamo.
    No, almeno per me, questi personaggi hanno un tratto comune, ed è il messaggio (illusorio?) che accomuna tutti quelli che vogliono qualcosa, perchè pensano che per loro tutto deve essere dimostrato, anche la loro stessa esistenza.

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    • Mi hai fatto venire in mente ad un post in progress su Van Gogh che ho messo da parte tempo fa. Ok, devo riesumarlo appena posso.

      Selezioniamo esistenze simili alla nostra storia. Siamo ingenerosi alle volte, cercando riconoscimenti personali da chi ha dovuto per tutta la vita dimostrare la propria esistenza (così ben descritto da te).

      (La Storia alternativa è detta “ucronia”)

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