Il Sonno della Ragione produce Neuroscienza

 

Di recente, in un articolo dei ricercatori hanno illustrato come poter ricostruire immagini in movimento dall’attività del cervello. Potete trovare una chiara ed elegante descrizione in Questione della decisione. Mentre leggevo l’articolo mi è venuto in mente il film di Wim Wenders “Fino alla fine del mondo”. Nella storia di questa pellicola, un neuroscienziato cerca di restituire la vista alla moglie inserendo nella sua corteccia, in formato elettronico, tutte le videoregistrazioni effettuate dal figlio che nel frattempo, per buona parte del film, è andato in giro nel mondo per riprendere luoghi e persone. Dopo che l’esperimento ha successo, l’interesse è rivolto alla visualizzazione dei sogni registrandone elettronicamente l’attività corticale. I principali protagonisti quindi registrano i propri sogni e quando li osservano si verificano strani comportamenti. Ciascuno, nel guardare le riproduzioni, comincia a dare segnali di dipendenza, di ossessiva avidità, scrutando sullo schermo i “film” girati nella propria testa.

 

 

Questa metafora nella storia del regista tedesco, sull’intima visione dell’attività corticale, allora mi colpì molto: la proiezione di se stessi non appartenente alla realtà esterna, ma al mondo interiore. Sebbene il programma al computer interviene per imporre un ordine di correlazioni tra algoritmi e pixel, i protagonisti assumono un attaccamento imprevisto verso le ricostruzioni dei propri sogni. Si tratta in fondo di spezzoni con bassa risoluzione riprodotti in piccoli display dai colori che ricordano le tele di Seurat. Eppure i protagonisti tendono ad isolarsi, dimenticano di occuparsi delle faccende ordinarie e di tornare al mondo da cui erano venuti. Le loro espressioni emotive richiamano le sorpresa dei bambini quando ascoltano una storia misteriosa che sembra di conoscere da tanto tempo, ma non l’hanno mai sentita. Quei sogni nonostante siano recuperati dall’oblio dei loro sonni, restituiscono versioni elettroniche inattese di se stessi. Nel film l’intervento di uno scrittore li salverà dall’immersione psichiatrica nelle allucinazioni.

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9 pensieri su “Il Sonno della Ragione produce Neuroscienza

  1. Paolo, grazie!! E’ il film che è venuto in mente anche a me, quando ho letto ieri il tuo articolo!
    La dipendenza dai sogni è davvero molto forte.
    Se mai mi ritrovassi tra le mani un tal apparecchio in grado di registrarli, penso proprio che diventerei un gran bel caso patologico! 🙂
    Trascorrerei tutti i dì a riguardarmeli, per cercare correlazioni con la realtà, per cercare di capire certi avvenimenti del passato, per cercare di capire qualcosina in più su di me, per prendere nota di tutti gli sviluppi, o inviluppi, di determinate paure, per poterli rivedere semplicemente come splendidi films fantastici, surreali, grotteschi o drammatici, per poterli trascrivere come onirici racconti Marqueziani!..
    Insomma, sarebbe un vero e proprio delirio nelle mie manine!!..
    Sono certa, come dici giustamente tu, che la realtà verrebbe del tutto obliàta e sostituita prepotentemente e patologicamente da questo soggiacente e virtuale mondo onirico.

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  2. Questo tuo articolo mi ha ricordato il modo diverso che abbiamo di ricordare eventi del nostro passato. Se ti chiedessi di rivederti mentre facevi colazione ieri mattina probabilmente ti vedresti come in un film: tu, seduto al tavolo, che mangi i tuoi cereali o la minestra riscaldata del giorno prima. Ovvero, avresti la prospettiva in terza persona. Se però ti chiedessi di ricordare un evento molto significativo da punto di vista emotivo, probabilmente lo ricorderesti meno come ricostruzione spaziale degli eventi ma più come ricostruzione di quello che hai provato. Ovvero avresti una prospettiva in prima persona. Che è la prospettiva più simile a quella che proviamo da svegli, ma anche duranti i sogni. E così mi è venuto da pensare che questa condizione della coscienza, vivere cioè le esperienze come somma di tutto quello che si prova, è lo stato elettivo di coscienza, quello insomma che ci fa svegli e presenti, sul quale si instilla la ricostruzione spaziale/visiva (o sensoriale, diciamo sensorimotoria così c’intendiamo), la quale è molto intensa durante la vita da svegli, è intensa durante i sogni (anche se incoerente) ed è molto appannata nei ricordi coscienti.
    Così, vedere un filmato di un mio pensiero non so se mi farebbe vivere compiutamente cosa provavo in quel momento (magari non più dell’empatia suscitata da qualsiasi altro fatto) o non lo vivrei piuttosto come la visione di un qualunque film. Ho bisogno della mia propria prospettiva in prima persona per vivere le mie esperienze, un po’ come dici tu riguardo l’egoismo/altruismo. Vedere quel film dei miei pensieri sarebbe sicuramente interessante e sarei spinto da una enorme curiosità a vederlo, ma non di più. Magari sarebbe interessante per correggere qualche errore, come potrebbe fare un giornalista televisivo o un attore.
    Intanto mi hai fatto venire voglia di vedere quel film. Un saluto a te e alla cara Giulia.

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    • Proponi una serie di riflessioni molto impegnative e altrettanto belle. Forse riassumibili nell’importante filone di ricerche sull’embodiment, che poggiano su un modello “naturalistico” della cognizione umana. Cioè, i contenuti formali della nostra conoscenza, quindi pure la nostra coscienza, sono fondati sulla struttura corporea (emdodied). Che alle mie orecchie riecheggia il modello di Damasio della coscienza emergente dall’ambiente corporeo (consentendo la distinzione teorica tra l’emozione e il sentimento dell’emozione).
      Ma c’è poi l’altro importante filone di ricerche e speculazioni sulla distinzione tra l’io “enterocettivo” e l’io “esterocettivo” cui si imbattono i bimbi tra i 12 e i 18 mesi. Ricerche condotte soprattutto da M. Tomasello.

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  3. Interessante confronto. Mi è piaciuto anche il tuo collegamento con Seurat, un grande artista che aveva concepito la pittura come un mezzo di conoscenza della realtà, qualcosa di più che un semplice atto pittorico, e cioè una spazialità interna della percezione globale tra forma ed emozione.

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    • Oltretutto Seurat ha anticipato alcune ricerche neuroscientifiche che riguardano il sistema visivo. Infatti, l’elaborazione delle informazioni, a livello neurofisiologico, non avviene meccanicamente come una riproduzione fotografica della realtà esterna, sovrimpressa sulla retina. Ma tramite una serie di decostruzioni e ricostruzioni punto a punto (topografiche) dei campi visivi percettivamente messi a fuoco dagli occhi.

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