Radiocronaca di un'emozione

Prendo spunto da una conversazione telefonica avuta di recente con un vecchio amico che non sentivo da parecchio tempo. Abbiamo parlato degli anni passati insieme, dei figli, del lavoro. Poi ad un certo punto mi ha chiesto aiuto per certi problemi “ipocondriaci” vissuti negli ultimi tempi. Sono rimasto silenzioso. Ho aspettato come sono solito fare in queste circostanze. Questo tipo di vuoto deve essere riempito. L’interlocutore sente la necessità di creare ciò che manca. Da parte mia in questi casi è sufficiente una domanda retorica del tipo: tu cosa pensi di fare? Oppure: in genere come ti comporti in questi casi? Certo il rischio è che si inneschi un processo circolare in cui vengono enucleati tutti gli esiti sfavorevoli nell’affrontare la fobia del malessere incipiente. “Le ho provate tutte: accertamenti medici, cure alternative, viaggi, farmaci sempre a portata di mano per tranquillizzarmi, ma non è servito a niente”.

Mi fa riflettere questa situazione perché analoga ad esperienze scolastiche. Una maestra chiama aiuto per un bimbo di tre anni aggressivo al punto da rompere il naso all’assistente di 25 anni. “Cosa possiamo fare?” Hanno chiamato la madre che è venuta ed è andata via con il bambino perché per oggi è meglio così. E’ molto aggressivo con i compagni, se vuole un giocattolo che possiede un bambino glielo strappa dalle mani e, se non riesce ad averlo, lo colpisce. Fisicamente è molto robusto. La rabbia è un’emozione che è geneticamente predeterminata e secondo i ricercatori fa parte del gruppo di emozioni di base. Quando l’attivazione della rabbia è così diffusa e globale, non è facile controllarla e suscita speculari emozioni di attacco o fuga.

Nei due esempi che ho riportato, ci troviamo di fronte alla criptica condizione comportamentale in cui è espressa una emozione disturbante che spezza il corso degli eventi. Non è possibile intervenire nella oscillazione emotiva acuta. Sono questi i casi in cui la terapia permette di ricollocare l’episodio in una trama più comprensibile. Cioè, l’emozione incontrollata viene reinserita nella trama narrativa disgregata. Questo vuol dire andare indietro e avanti nel tempo, cioè ricostruire gli antecedenti del fatto, riordinare le scene dell’esperienza emotiva e “tematizzarle” (grazie al linguaggio). E’ come se venissero sintonizzate con pazienza tecnica i due livelli che ci interessano in questa ipotesi psicologica del problema comportamentale: l’immediatezza dell’esperienza (l’emozione online) e come viene spiegata (grazie alla neocorticalizzazione che ci differenzia dagli altri animali).

Nei due casi insomma evito di fornire un’indicazione comportamentale o una persuasione logica. Con la logica i pazienti ci lavorano a lungo e molto prima di venire in seduta.  Se ci pensate, il mio amico chiede una rassicurazione che io non ho idea di come sia fatta per lui. Banalmente potremmo dire che vuole essere rassicurato di non avere nessun male fisico. Ma lui lo sa grazie alle analisi mediche. Allora? Vuole essere rassicurato che non morirà. Ma  sa che non è possibile in maniera assoluta. Allora? Ricostruisco la storia della sua paura. Lo invito a registrare tutti gli episodi di paura. Così viene riordinata la sequenza delle oscillazioni dei suoi stati d’animo in relazione a importanti dimensioni della sua vita, come le relazioni affettive, il lavoro, la vita sociale. Nel ricostruire gli antecedenti, possiamo allacciarle alle scene dell’episodio critico e alle conseguenze comportamentali. Il linguaggio trasforma l’esperienza emotiva in racconti comprensibili coscienti attraverso autonarrazioni.

Annunci

2 pensieri su “Radiocronaca di un'emozione

  1. Sarebbe pur bello (e lo dico senza un filo d’ironia) se la parola potesse competere alla pari con il ricordo emotivo o l’emozione. Forse uno dei possibili segreti sta proprio nel “fare qualcosa”: lamentarsi, parlarne chiedendo una rassicurazione. Questo, più che il semplice flusso interiore, è qualcosa di simile all’agire, e si sa che l’agire spesso risolve. E questo è anche l’effetto del linguaggio, come dici tu, di renderci consapevoli di come stanno le cose, cos’è o cosa non è che ci infastidisce, ci turba e così via. Noi dominiamo (un po’) di più la realtà quando possiamo agire o, in alternativa, quando possiamo dirla, delinearne le linee essenziali, chiarirci come stanno le cose. Non è risolutivo perchè le cose (emotive) ritornano. Alle volte ho notato che emozione scaccia emozione, ma anche qui l’effetto è temporaneo.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...