L'Odore della Schizofrenia

ResearchBlogging.orgNel 1960 fu pubblicata una ricerca in cui si affermava che chi soffriva di schizofrenia emanasse un odore particolare. Nella loro ricerca, gli autori raccolsero l’odore di 14 pazienti schizofrenici e di altri 14 pazienti con malattie organiche del sistema nervoso. Sia dei ratti addestrati, in grado di distinguere gli odori, sia una giuria di persone “annusatrici”, confermarono le differenze degli odori tra i due gruppi di pazienti. L’esperimento diede vita ad una serie di ricerche in cui vennero elaborati particolari strumenti per misurare le sostanze organiche volatili (volatile organic compounds, VOCs) dei pazienti schizofrenici nei reparti psichiatrici ospedalieri.

Nell 1962 alcuni ricercatori puntarono il dito su un batterioPseudomonas aeruginosa, che secondo le loro ricerche caratterizzava l’odore del disturbo psicotico. In realtà, successive verifiche inficiarono la loro ipotesi. Per di più questo batterio è stato trovato pure sulle attrezzature mediche (ad esempio nei cateteri) che possono essere causa di infezioni trasversali. A quel punto sorse un dubbio: non è che l’odore della schizofrenia fosse dovuto alla strumentazione medica o paramedica presente nei dipartimenti di salute mentale?

La svolta arriva nel 1969 quando Kathleen Smith, Geoffrey F. Thompson e Harry D. Koster in un articolo pubblicato su Science, annunciano che è stato trovato il composto chimico che distingue l’odore degli “schizzati”. Si tratta dell’acido trans-3-metil-2-exenoico (TMHA) identificato con la cromatografia delle sostanze volatili organiche secrete (VOCs). Fu una scoperta clamorosa per la psichiatria, avendo trovato un criterio diagnostico empirico attendibile. Ma quattro anni dopo e dopo una serie di verifiche sperimentali, lo stesso team di ricercatori pubblicò un articolo in cui ribaltava completamente i risultati del loro lavoro precedente, concludendo che non vi fosse nessuna relazione tra TMHA e schizofrenia. Poi il buio completo per decenni.

Di recente nel 1990, M. Phillips, M. Sabas e J. Greenberg hanno pubblicato un articolo in cui affermano che in un gruppo di 88 soggetti, 25 con schizofrenia acuta, 26 affetti da altri disturbi psicotici e 37 volontari, hanno riscontrato nei soggetti schizofrenici alte concentrazioni di pentano (una perossidazione lipidica) e di un solfuro di carbonio (carbon disulfide, CS2) rispetto ai gruppi di controllo. Però è difficile stabilire se il CS2 sia di origine endogena o ambientale, mentre per quanto riguarda l’ossidazione dovuta al pentano sembra che sia un processo chimico comune nel metabolismo cellulare inerente al sistema immunitario e ai processi di invecchiamento.

In uno studio del 2005, altri ricercatori hanno effettuato un ennesimo esperimento sempre alla ricerca della neurotossina che contraddistingua la schizofrenia. Hanno utilizzato la cromatografia e la spettrometria di massa  per “crakkare” olfattivamente una volta per tutte questa terribile malattia mentale. Ma pur avendone trovata una traccia significativa, ammettono che “l’odore esiste ma è così complesso da non essere riducibile ad un singolo composto, piuttosto ad una variazione globale dell’odore del corpo“. Nessuna replica o altre ricerche sono seguite.

Insomma la tossina endogena collegata alla schizofrenia, sinistra regina dei disturbi mentali, non è stata trovata. Scoprire  un marker biochimico è stata una delle principali ossessioni dei ricercatori nella storia della psichiatria. Una storia bizzarra che fa pensare alle origini psichedeliche dello studio psichiatrico dell’alcolismo, quando:

“Lo psichiatra inglese Humphry Osmond (1917-2004), uno specializzando nel St. George’s Hospital a sud di Londra, iniziò indagando le proprietà chimiche della mescalina, l’ingrediente psicoattivo del cactus peyote verso la fine degli anni Quaranta. Dopo una serie di esperimenti con questa droga per due anni, Osmond e i suoi colleghi conclusero che “essa produce nelle persone normali sintomi analoghi a quelli che si riscontrano nella schizofrenia”. Studi successivi li portarono a credere che la struttura chimica della mescalina era molto simile all’adrenalina. Questa scoperta suggerì loro che la schizofrenia sia scatenata da una sovraproduzione di adrenalina. Questa fu la prima teoria biochimica della malattia mentale”

L’idea di analizzare gli odori non è poi così strana. Ascoltare il corpo o annusare gli odori è buona prassi diagnostica per il medico. L’odore del respiro, della pelle, del sudore, dell’urina, del sangue, può essere fonte di informazione importante di patologie organiche che riguardano processi infiammatori, malattie come il colera, la tubercolosi, il vaiolo, la difterite o degli stadi avanzati di cancro. Dopotutto gli odori corporei risultano dalla combinazione di centinaia di secrezioni che hanno origine  nei processi metabolici dentro il corpo. Il nodo problematico, a mio parere, in questo tipo di ricerche consiste nel fatto che la correlazione tra due categorie di fenomeni (odori e neurotossine) sia ossessivamente ricondotto ad una logica causale e riduzionistica. Riscontrare un odore specifico in una malattia mentale non equivale alla effettiva presenza di una criminale neurotossina. Le ricerche esposte dimostrano che l’odore di una persona non può spiegare un disturbo mentale. Piuttosto può darci informazioni sulle condizioni igieniche di chi adopera il naso anziché il cervello per comprendere il disturbo mentale.

 

SMITH K, & SINES JO (1960). Demonstration of a peculiar odor in the sweat of schizophrenic patients. Archives of general psychiatry, 2, 184-8 PMID: 13832051

POSNER HS, CULPAN R, & STEWART A (1962). Cause of the odor of a schizophrenic patient. Archives of general psychiatry, 7, 108-13 PMID: 14488180

Smith, K., Thompson, G., & Koster, H. (1969). Sweat in Schizophrenic Patients: Identification of the Odorous Substance Science, 166 (3903), 398-399 DOI: 10.1126/science.166.3903.398

Gordon SG, Smith K, Rabinowitz JL, & Vagelos PR (1973). Studies of trans-3-methyl-2-hexenoic acid in normal and schizophrenic humans. Journal of lipid research, 14 (4), 495-503 PMID: 4715330

Phillips, M., Sabas, M., & Greenberg, J. (1993). Increased pentane and carbon disulfide in the breath of patients with schizophrenia. Journal of Clinical Pathology, 46 (9), 861-864 DOI: 10.1136/jcp.46.9.861

Di Natale C, Paolesse R, D’Arcangelo G, Comandini P, Pennazza G, Martinelli E, Rullo S, Roscioni MC, Roscioni C, Finazzi-Agrò A, & D’Amico A (2005). Identification of schizophrenic patients by examination of body odor using gas chromatography-mass spectrometry and a cross-selective gas sensor array. Medical science monitor : international medical journal of experimental and clinical research, 11 (8) PMID: 16049378

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