La Psicologia rifatta dal Botox

ResearchBlogging.orgIl gruppo di ricerca di David A. Havas (2009) ha dimostrato che il botox nella sua azione paralizzante dei muscoli facciali, inibendo l’espressione micromuscolare delle emozioni, determina l’impoverimento dell’esperienza emotiva e della capacità di elaborare i contenuti emozionali del linguaggio. Nello specifico, ad un gruppo di 40 donne è stato chiesto di leggere delle frasi che descrivevano situazioni emotivamente tristi, piacevoli o neutre. Quindi sono state trattate immediatamente con una iniezione di botox. Dopo due settimane, è stato chiesto alla partecipanti riconvocate di leggere frasi analoghe alla prima sessione di lettura: hanno impiegato tempi di lettura più lunghi nelle frasi con contenuto triste e frustrante.

Gli autori, in accordo con ricerche precedenti, sostengono che tali contenuti richiedono la contrazione dei muscoli delle arcate sopraccigliari, paralizzate dal botox nella lettura della seconda sessione. Per quanto riguarda infatti le frasi con contenuto neutro o piacevole, i tempi di lettura erano invariati in entrambe le sessioni. I ricercatori spiegano che la paralisi indotta dal botox ha pregiudicato il feedback muscolare del volto ai centri nervosi implicati nella elaborazione delle emozioni negative deteriorando la capacità di comprensione emotiva del set di frasi e in generale dell’esperienza emozionale.

La domanda che si sono posti i ricercatori è stata: la paralisi dei muscoli facciali deputati alla espressione di emozioni negative (i muscoli che corrughiamo intorno alle sopraciglia) ostacola selettivamente l’elaborazione delle frasi che descrivono situazioni di rabbia o di tristezza invece che quelli del piacere (muscoli zigomatici)?Ebbene, i ricercatori sono andati in una clinica di chirurgia estetica, hanno somministrato i test ai partecipanti che leggevano la lista di frasi sullo schermo di un laptop, 20 frasi per ciascuna emozione di rabbia, di tristezza e di piacevolezza; premendo un pulsante segnalavano di aver compreso la frase. La variabile dipendente era costituita dal tempo di lettura. I ricercatori analizzavano le differenze di tempi di lettura tra la prima sessione pre-botox e la seconda sessione post-botox. Infatti nella prima sessione, dopo la esposizione delle frasi, il partecipante passava dallo specialista che iniettava la tossina del botulino tipo A (botox).

Il botulino è una neurotossina che causa temporaneamente una paralisi impedendo il rilascio di acetilcolina in prossimità delle fibbre muscolari responsabili delle espressioni facciali (come dire, il botox causa uno sciopero dei benzinia che blocca il traffico muscolare). In genere, la tossicità agisce dopo un paio di giorni e ha il suo culmine intorno al 21esimo giorno. Dopo due settimane, le partecipanti tornavano e svolgevano la seconda sessione simile in tutto e per tutto alla prima (cambiavano solo le frasi ma con lo stesso contenuto emotivo differenziato). I ricercatori alla fine analizzavano statisticamente le differenze di lettura fra le due sessioni, riscontrando significativi aumenti di lettura per le frasi a contenuto emotivo non piacevole.

I ricercatori affermano che aver indebolito sino alla paralisi i muscoli deputati alla espressione delle emozioni di rabbia e tristezza, ha bloccato retroattivamente la simulazione mentale di quei contenuti sino a rendere difficile la stessa comprensione emotiva delle frasi. In fondo all’articolo poi, aggiungono una spiegazine ancora più articolata, suggerendo che probabilmente, nel controllo motorio, il feedback afferente (cioè verso il cervello) è responsabile della formazione e mantenimento di modelli interni degli stati del corpo, indispensabili per specificare i comandi motori prima ancora che il movimento inizi. Infatti, i pazienti con gravi neuropatie sensoriali (quindi con perdita di feedback afferente) mostrano sistematici errori di movimento dovuti ad un inadeguato modello interno dello stato del corpo (Ghez et altri, 1995).

Proseguendo la lettura i ricercatori espongono le conseguenze del loro ragionamento, riportando dati sperimentali a loro sostegno: il feedback facciale sarebbe una sorgente sensibile al contesto (context-sensitive), influenzando i network nervosi centrali che mantengono il modello interno dello stato emotivo del corpo. Così, aggiungono, la paralisi dei muscoli per corrugare la fronte con gli occhi, nel periodo di alcune settimane, potrebbe gradualmente indurre dei cambiamenti plastici nei circuiti neuronali sottostanti ai negativi stati emotivi, inducendo una degenerazione dell’elaborazione nella comprensione del linguaggio “arrabbiato” e “triste”.

A sostegno di questa proposta, riferiscono ricerche in cui alla paralisi dei muscoli per corrugare la fronte e gli occhi, due settimane prima di un compito che testava l’imitazione espressiva delle emozioni, si riduceva l’attività dei centri neuronali coinvolti nella elaborazione delle emozioni, cioè l’amigdala, la corteccia orbitofrontale e i centri del brainsteam deputati alla regolazione dei sistemi automatici.

Mi ha sorpreso questo nuovo concetto di plasticità, non più escogitato per i cambiamenti neuronali, quanto di network (moduli reticolari probabilmente?) neurofisiologici che orchestrano modelli interni del corpo. Mi rendo conto che così però la speculazione sperimentale diventa troppo ostica e mi fermo qui. Senza però dimenticare una piccola osservazione clinica: la paralisi temporanea sperimentata da chi fa uso di botox mi ricorda lo stato tipicamente del depresso, quasi congelato e contemplativo al linite di una robotica razionalità (chi più razionale dei depressi?). Ma la contemplazione è di quella perennemente immobile. Darwin ebbe a scrivere (1872):

“la libera espressione dei segnali esteriori di una emozione intensifica la nostra elaborazione del contenuto emotivo del linguaggio, al contrario la sua repressione l’ostacola”

Havas DA, Glenberg AM, Gutowski KA, Lucarelli MJ, & Davidson RJ (2010). Cosmetic use of botulinum toxin-a affects processing of emotional language. Psychological science, 21 (7), 895-900 PMID: 20548056

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