Post Razionalista

Tra i miei appunti ho rivisto un pezzo di Vittorio Guidano, teorico del cognitivismo post razionalista, su cui riflettendoci sono giunto alla conclusione che tutta la psicopatologia è riconducibile alla discrepanza tra esperienza immediata e l’immagine cosciente che ha di sè la persona. Ecco il pezzo: “Noi tutti, in ogni situazione, percepiamo e sentiamo molto più di quello di cui ci rendiamo conto al momento, come comprendiamo molto di più di ciò che al momento crediamo di comprendere; per esempio, tutti abbiamo vissuto qualche situazione in cui ci siamo resi conto, soltanto dopo molto tempo, di ciò che al momento avevamo percepito o sentito; comprendendo così che in quel momento non avvertimmo molti aspetti che soltanto dopo ci si chiarirono, rivalutando la nostra esperienza (tratto dalla pag.39 di Psicologia cognitiva post razionalista).

Un pezzo molto complicato che mette in evidenza subito la coesistenza di due tipi di conoscenza: quella che riguarda il mondo percettivo immediato, contingente, analogico, emotivo, e quella che riguarda la conoscenza semantica, cioè il modo in cui selezioniamo, ordiniamo e spieghiamo il vissuto percettivo immediato, e che infine esprimiamo agli altri con il linguaggio. Questa tendenza delle persone a spiegarsi tutto ciò che li riguarda è probabilmente la vera novità che ci rende così innaturali rispetto agli altri essere viventi.

Un vero e proprio continuo processo di conoscenza ritmica fra due livelli che coinvolge ogni aspetto della propria esperienza. Sino a trovare limpida manifestazione nel riconoscimento cosciente della propria identità: mi sveglio e non è necessario dirmi chi sono, infatti mi accorgo subito che “mi sento”. L’esperienza immediata è continuamente online, costantemente attivata dall’organismo per aggiornare i parametri biofisici mantenendo disponibile una forma di protocoscienza pronta a realizzarsi al momento in cui comincio a formarmi una coscienza di me. Mi spiego ciò che sento e lo riallaccio alla mia storia, a ciò che sono stato, dove sono, a quanto ho in mente di fare in futuro. Mi connetto col tempo, con il concetto di causa ed effetto, con i temi che caratterizzano la mia storia, grazie soprattutto al linguaggio.

Questo continuo interscambio tra i due livelli, percezione immediata e immagine cosciente che riordina e spiega, nei disturbi emotivi trova lampanti complicazioni. Quanto più si allontanano i due livelli, ciò che ho provato rispetto a come lo spiego, tanto più difficile è mantenere una stabilità interna e relazionale. Perché, ecco un aspetto da non scordare mai, facciamo di tutto per mantenere stabile l’organizzazione complessiva di pensieri, credenze, aspettative, percezioni, progetti e quando diventa troppo difficile riuscire a mantenere la stabilità, quando si affacciano i primi segnali, scopriamo di avere dei sintomi.

C’è un’altra cosa che mi colpisce del pezzo di Guidano: quando parla della percezione immediata sembra che “sentiamo” già prima di comprendere, cioè i nostri pensieri e la nostra logica arrivano dopo, in uno strano slittamento temporale. Già precedentemente ho scritto che è stato empiricamente dimostrato che alcuni comportamenti motori iniziano prima ancora che decidiamo di effettuare un movimento. Inoltre è dimostrato che quando ricordiamo eventi importanti (pensiamo all’attacco dell’11 Settembre) ci vengono in mente dettagli percettivi privi di importanza rispetto all’evento ricordato, ma che pare siano stati dettagliatamente selezionati della memoria senza che ne avessimo una minima consapevolezza.

I dettagli, gli aspetti secondari delle scene ricordate, informazioni a prima vista insignificanti, sono utili per “rivalutare” la nostra esperienza, vale a dire che in clinica è possibile soffermarsi sullo scollamento tra esperienza immediata e spiegazione per riordinare nuove informazioni prima escluse e adesso disponibili ad essere integrate all’interno dei propri significati personali di vita. Ecco infine un altro punto importante, in clinica tutto ciò non conduce al cambiamento della personalità, con l’uso di una psicopedagogia persuasiva di come dovrebbe comportarsi il paziente per stare meglio, ma piuttosto si tratta di riordinare pezzi di informazione (soprattutto emotiva e relazionale) che il paziente assimila coerentemente alla storia personale. Cambieranno alcuni importanti episodi, non l’intera storia.

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