La Coscienza Gioca a Tennis

ResearchBlogging.orgLe teorie sui correlati neurali e la rilevanza funzionale della coscienza sono state tradizionalmente associate al ruolo cruciale rivestito dalle cortecce prefrontali. Esse sono coinvolte nella formazione della coscienza sia nel controllo consapevole sul comportamento. Tuttavia, recenti scoperte neuroscientifiche mostrano che la corteccia prefrontale può essere attiva inconsciamente.

Gli autori dell’articolo che vi presento hanno dimostrato che, al contrario della visione modulare della attività cognitive, cioè che ad un area del cervello corrisponde una funzione cognitiva specifica, la coscienza sembra non rispettare questo modello. La coscienza delle sensazioni sembra emergere, ad esempio, quando diverse aree ingaggiano interazioni ricorsive che attivano un interscambio su larga scala tra diverse regioni cerebrali.

Questioni che pongono la domanda se tutte le attività cognitive comincino inconsciamente, se sia il caso di alcune attività cognitivamente più avanzate e sofisticate o sia riguardi solo le attività “semplici”. Chiaramente le attività cognitive più complesse richiedono la coscienza. I risultati delle ricerche finora hanno messo in luce che l’informazione inconscia si attivi localmente nelle aree subcorticali (sede di processi neurobiologici più antichi dal punto di vista evoluzionistico) e nelle regioni posteriori del cervello, mentre con l’aumentare della complessità dei compiti vengono attivate gradualmente via via regioni più anteriori (cioè poste più o meno al di sotto della fronte (cortecce frontali).

E’ importante sottolineare che quando si parla di processi inconsci non ci riferiamo all’inconscio freudiano, piuttosto all’attività neurobiologica non accessibile alla coscienza e al linguaggio. Le ricerche su pazienti che presentano lesioni cerebrali o su soggetti volontari hanno messo in evidenza che la maggior parte dei nostri comportamenti quotidiani sono basati su processi automatici e inconsci, senza che sia necessaria alcuna forma di coscienza o controllo volontario. Persino un movimento volontario sembra generarsi già prima che abbiamo intenzione di compierlo.

Nell’articolo che ho letto il quadro è molto complesso, del resto parliamo di coscienza, cervello e dei processi correlati. Gli autori effettuano una disamina delle ricerche degli ultimi anni che concordano con le loro scoperte, studi che si discostano dalla tradizionale immagine della separazione netta tra processi consci e inconsci e della rispettiva corrispondenza neuropsicologica, aree posteriori per l’inconscio e aree frontali per la coscienza. A dimostrazione del fatto che non è molto corretto presupporre rigide concezioni sulla meccanica neuropsicologica dell’attività mentale. Inoltre, se per lungo tempo si è asserito che i processi inconsci siano automatici, rapidi e inflessibili, recenti studi dimostrano il contrario. Ad esempio, l’attenzione spaziale o temporale in alcuni test sperimentali può modulare i processi di elaborazione inconscia (controllo top-down), rallentandoli e variandone l’esecuzione.

Gli autori nelle loro ricerche dimostrano che le regioni prefrontali sono sede di processi inconsci al contrario di quanto è previsto dai classici modelli neurofisiologici. Specificatamente, stimoli che vengono percepiti consapevolmente attivano configurazioni (pattern) su uno spettro di azione molto ampio. Condizione diversa rispetto alle attivazioni più locali degli stimoli che non vengono percepiti consapevolmente e che attivano l’elaborazione inconscia.

Poniamo l’esempio di uno stimolo che colpisce l’occhio: esso “viaggia” velocemente attraverso vari step, attraverso la retina si propaga lungo la gerarchia corticale (e cognitiva) mediante una logica denominata come “propagazione rapida in avanti” (FFS) della elaborazione inconscia dell’informazione. Quando l’informazione raggiunge ciascuno step in questa gerarchia, l’area di livello superiore rimanda una parte dell’informazione indietro ad aree di livello più basso, attraverso connessioni ricorrenti di feedback, fenomeno chiamato “processo ricorsivo” (RP). Questo modello neurobiologico è supportato da diverse ricerche neuroscientifiche (vedi Edelman e Tononi) e sembra convalidare l’idea che l’FFS è inconscia, mentre l’RP è necessario per la coscienza. Inoltre, gli stimoli sembrano diventare coscienti quando attivano una sincronica oscillazione ad ampio spettro tra diverse regioni distanti del cervello, al contrario di quanto avviene localmente per gli stimoli che rimangono elaborati inconsciamente.


Molto bello questo articolo perché riferisce che “persino pazienti con danni cerebrali con gravi lacune nella coscienza (il coma, lo stato vegetativo o stati minimi di coscienza) possono rivelare un livello di consapevolezza in base alla estensione della comunicazione residua tra le regioni del cervello“. Aggiungendo che lo stesso può essere ravvisato nei pazienti sottoposti all’anestesia, che determina la selettiva disattivazione dell’elaborazione ricorsiva (RP). Per ultimo, ma non meno importante, gli studi di stimolazione transcranica magnetica rafforzano l’idea del ruolo cruciale svolto dall’RP sia per quanto riguarda i contenuti della coscienza sia nella formazione dei livelli di coscienza, per esempio nel sonno (Pascual-Leone e Walsh, 2001).

In sintesi, le registrazioni dei neuroni delle scimmie con TMS, fMRI, EEG, nelle ultime ricerche avvalorano l’idea che la propagazione in avanti probabilmente rimane inconscia mente l’RP è necessario per la consapevolezza cosciente. L’articolo, ripeto, è affascinante perché tocca il tema della coscienza su più versanti ed evoca le teorizzazioni concentriche di neuroscienziati, psicologi, filosofi. A me pare ironica l’idea che la coscienza non sia proprio così rappresentativa delle attività speciali e superiori degli uomini rispetto al resto degli altri animali. Sembra che aver scoperto in passato che la corteccia anteriore posta al capo della testa, sede delle attività cognitive avanzate, non sia così esclusiva e “classista” rispetto alle attività più gregarie dell’inconscio. Il discorso si sposta con più rigore scientifico sul network coinvolto nelle funzioni cognitive, sulle interazioni. Pare che se il cervello passa da una partita a ping pong locale ad una partita di tennis più globale vuol dire che siamo più coscienti.

van Gaal S, & Lamme VA (2011). Unconscious High-Level Information Processing: Implication for Neurobiological Theories of Consciousness. The Neuroscientist : a review journal bringing neurobiology, neurology and psychiatry PMID: 21628675

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