Siamo liberi prima di saperlo

ResearchBlogging.orgSiamo liberi o siamo marionette al servizio di processi indipendenti dalla nostra libera volontà? Questo è il tema che alcuni ricercatori hanno messo al centro della loro attenzione. Ma in maniera più sottile e intrigante hanno cercato di capire se le nostre credenze su come funzionino le cose possa avere una azione retroattiva sulla attività cerebrale quando ad esempio prepariamo un movimento volontario.

In un esperimento ideato da Rigoni e coll. i partecipanti erano impegnati in una versione del test di Libet che consiste nell’osservare un punto che ruota all’interno di un quadrante di orologio. Essi premono un pulsante quando desiderano prendendo nota mentalmente della posizione del punto in cui decidono di premere il pulsante. Questo tipo di esperimento un po’ macchinoso e piuttosto controverso in poche parole mette in evidenza che quando si effettua un’azione volontaria ci sono alcune regioni del cervello che si attivano prima ancora della decisione cosciente di effettuare la scelta.

Quindi se gli studi hanno messo in evidenza che il cervello si attivi 500 ms prima del movimento finale con il dito, in media la consapevolezza di voler premere in un dato momento emerge soltanto 200 ms prima dell’atto finale. Nei 300 ms antecedenti si ipotizza che si attivi una elaborazione inconscia che in un certo qual modo inquietante sembra implicare che la libera volontà sia una illusione.

Il team di Rigoni ha organizzato l’esperimento in modo un po’ differente. A metà dei partecipanti, prima del compito, ha chiesto di leggere un brano nel quale il libero arbitrio viene sfatato, ridimensionato. All’altra metà, come gruppo di controllo, ha richiesto di leggere sempre un brano sulla coscienza in cui non viene trattato tale aspetto. Il risultato è stato sorprendente, perché il primo gruppo che aveva ricevuto una impressione negativa dalla loro lettura sul libero arbitrio, presentava una inconscia attività cerebrale preparatoria più corta rispetto all’altro gruppo. Un questionario somministrato dopo l’esperimento, inoltre, rivelava che questo effetto era correlato maggiormente con coloro i quali riportavano di avere una bassa considerazione sul libero arbitrio. Insomma, paradossalmente i partecipanti persuasi della illusoria consistenza della libertà di azione, risultavano corticalmente più liberi!

Gli autori spiegano che, a livello corticale, la prima fase preparatoria inconscia di un movimento è connessa con la formazione intenzionale del tipo di movimento da effettuare, che ad un certo punto (dopo 300 ms) diventerà consapevole al 100%. Questo potrebbe condurre alla strana situazione che non credendo nel libero arbitrio, investo meno intenzione nella scelta di azione e quindi interferisco meno nella elaborazione corticale del movimento, rendendo più spontanea e libera la decisione. Dunque potremmo congetturare che il sistema delle credenze può avere una significativa influenza sul comportamento psicosociale coerentemente all’approccio della psicologia cognitiva nel trattamento dei disturbi mentali.

Rigoni, D., Kuhn, S., Sartori, G., & Brass, M. (2011). Inducing Disbelief in Free Will Alters Brain Correlates of Preconscious Motor Preparation: The Brain Minds Whether We Believe in Free Will or Not Psychological Science, 22 (5), 613-618 DOI: 10.1177/0956797611405680

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