Ricordare è Sognare

ResearchBlogging.orgUn gruppo di ricerca italiano ha fornito altre conferme che esiste la possibilità di sapere quando una persona sogna leggendo il suo elettroencefalogramma durante il sonno. Una specie di segnale elettrico osservato sui tabulati infatti ci dice che svegliando chi dorme, cui sono registrati le onde cerebrali attraverso l’EEG, ci dirà probabilmente che sta sognando.

Cristina Marzano e coll. del Laboratorio di psicofisiologia del Sonno all’Università di Roma “La Sapienza” hanno reclutato 65 studenti in base a certe abitudini dell’attività del sonno, cioè tutti più o meno dormivano in media sette ore e mezza a notte, andavano a letto all’incirca nello stesso orario e non presentavano particolari problemi nei loro risposi notturni. I partecipanti hanno dormito per due notti consecutive nel laboratorio, la prima notte per render loro più familiare l’ambiente e adattarsi di conseguenza.

Nella seconda notte sono stati registrate le attività elettriche del cervello con l’EEG mentre dormivano e svegliati in specifici momenti del sonno. Esso è costituito di 4 fasi che si alternano durante tutta la nottata di risposo, fase 1, 2, 3, 4 e REM. Ciascuna fase è caratterizzata da particolari onde elettriche, da basso voltaggio e alta frequenza della chiusura degli occhi a onde ad ampia ampiezza e bassa frequenza dello stadio 4, cioè nel sonno profondo. Per darvi un’idea, quando ci mettiamo a letto prima di addormentarci abbiamo sulle trascrizioni dell’EEG linee spezzate come i ghiacciai alpini, gradualmente le linee diventano dolci colline toscane del sonno. Quando si è nella fase REM potete osservare onde “desincronizzate”, cioè un mosaico di tutti i tipi di onde delle quattro fasi, come se si stia svolgendo una attività intellettuale.

Ora, ritornando all’esperimento italiano, alcuni soggetti venivano svegliati nella fase Rem (tipica del sogno) e altri nella fase 2 (dove è improbabile che si sogni). Quando il partecipante veniva svegliato si chiedeva di compilare un diario del sonno e del sogno, in cui fornire dettagli se si stesse o meno sognando, quanti sogni erano stati fatti, se venissero ricordati e quale fosse eventualmente il contenuto. I ricercatori hanno scoperto che potevano predire che sarebbe stato ricordato il sogno con successo prima di svegliare i soggetti quando individuavano una particolare attività corticale registrata. C’era più probabilità di ricordare i loro sogni rispetto a tutti gli altri per coloro i quali esibivano onde theta (onde lente a bassa frequenza) nei lobi frontali. Invece, nello stadio 2 si presentava la caratteristica riduzione di onde alpha ad alta frequenza nel lobo temporale destro (momento in cui si entra ufficialmente nel sonno). Le previsioni erano più accurate quando erano basate sulle registrazioni di attività elettrica 5 minuti prima del risveglio forzato.

Dal momento che una delle funzioni importanti del sogno è quella di consolidare gli eventi accaduti durante il giorno precedente al sonno, ricordare i sogni può essere ritenuto come una specie di memoria episodica. Non a caso l’attività corticale frontale e temporale in cui si registrano successi nel ricordo del sogno sono le stesse che si attivano nei processi della memoria episodica (codifica e richiamo) quando si è svegli. Cioè l’attività corticale in queste due zone del cervello giocano un ruolo importante nella formazione della memoria e l’interazione tra le due è necessariamente connessa alla formazione della memoria a lungo termine. Questo studio in sostanza suggerisce che i meccanismi del cervello coinvolti quando memorizziamo o ricordiamo durante il sonno sono gli stessi di quelli di quando siamo svegli.

Marzano, C., Ferrara, M., Mauro, F., Moroni, F., Gorgoni, M., Tempesta, D., Cipolli, C., & De Gennaro, L. (2011). Recalling and Forgetting Dreams: Theta and Alpha Oscillations during Sleep Predict Subsequent Dream Recall Journal of Neuroscience, 31 (18), 6674-6683 DOI: 10.1523/JNEUROSCI.0412-11.2011

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