Una Stretta di Mano

ResearchBlogging.orgQuanto è importante una stretta di mano? La personalità di chi incontriamo in effetti sembra essere anticipata dalla stretta di mano, che alimenta la “prima impressione” e può dare uno squarcio ipotetico sul futuro della relazione. Ad esempio, in un colloquio di lavoro la selezione inizia anche dal momento in cui stringi la mano al tuo selezionatore. Alcuni studi ci dicono che la stretta di mano fornisce già informazioni su quanto sia estroversa la persona che incontriamo, mentre altre ricerche confermano che ci sono differenze tra le donne e gli uomini nello stringersi la mano. Ma la stretta di mano è una “distorsione” (un bias) nella valutazione di prima mano oppure ci fornisce autentiche informazioni della persona che incontriamo? In altre parole: con la stretta di mano possiamo capire chi ci sta davanti? E’ ciò che hanno cercato di comprendere nel loro esperimento Frank Bernieri e Kristen Petty reclutando 141 partecipanti che dovevano valutare il loro interlocutore dopo una stretta di mano.

Nello specifico, i ricercatori hanno prima selezionato 5 uomini e 5 donne target, esaminati nelle cinque dimensioni di un test standardizzato di personalità (Big Five Questionnaire), cioè nelle dimensioni dell’estroversione, della nevrosi, della apertura mentale, della gradevolezza, della coscienziosità. Bene, ciascun target doveva entrare in una stanza e presentarsi nell’arco di 10 secondi al partecipante (che aveva lo stesso sesso), che era seduto dietro un ampio tavolo, dicendo il proprio nome e stringendogli la mano (al 50% dei partecipanti non doveva stringere la mano). Successivamente andava a sedersi in una sedia intorno al tavolo da conferenza. Nei 60 secondi successivi il partecipante doveva compilare un breve test di 10 domande che misuravano le 5 dimensioni del test di personalità, valutando quindi il tipo di persona che si era presentata poco prima. Nessuna altra comunicazione era permessa e tutti e 5 i target erano seduti al tavolo durante la procedura di valutazione. Il partecipante aveva quindi valutava la personalità attraverso il questionario in base alla stretta di mano o alla sola presentazione verbale. I ricercatori avrebbero analizzato possibili correlazioni tra i dati dei loro test somministrati precedentemente ai target con i test dei partecipanti che si basavano sulla presentazione verbale con stretta di mano o no.

Nei risultati la stretta di mano non ha aiutato a fornire indicazioni importanti ai partecipanti, eccetto per la dimensione “estroversa”, unico tratto percepito congruente con i dati di selezione dei ricercatori e in linea con la letteratura scientifica. Nel tentativo di capire se l’atto della stretta di mano – uno dei principali comportamenti nelle società occidentali messi in pratica quando ci si presenta per la prima volta – potesse incrementare l’accuratezza della “prima impressione”, i risultati sono stati quindi negativi. Eccetto per la dimensione della coscienziosità (conscientiousness) nell’incontro maschio-maschio, cioè il partecipante valutava “la coscienziosità” coerentemente alle selezioni precedenti dei ricercatori. Secondo i ricercatori, probabilmente la coscienziosità, con le sottodimensioni della perseveranza e della scrupolosità, è un segnale importante della performance professionale, caratteristica che viene facilmente trasmessa nella stretta di mano e che nella valutazione è colta efficacemente dal partecipante. I ricercatori spiegano quest’ultimo risultato non previsto col fatto che la coscienziosità sia quel tratto che nella maggior parte dei casi ci dice quanto siano capaci le persone ad apprendere un comportamento complesso e adoperarlo in certe circostanze particolari (in compiti specifici legati alla professione ad esempio).

Come ben sappiamo, gli uomini sono principalmente educati, abbastanza presto, a salutare in questo modo nei loro incontri sociali. Ci sono anche delle sottili “sanzioni” nella nostra cultura occidentale che giudicano la qualità di una stretta di mano quando questa ad esempio è poco “energica” nella sua esecuzione. Forse la lunga pratica di questo modo di presentarsi fra uomini genera le differenze rispetto alle donne che poi vengono riscontrate nelle ricerche.

Per quanto mi riguarda ciò che salta agli occhi è l’impressione “tattile” che guida il nostro giudizio nelle relazioni sociali, coerentemente ai tanti studi sull’embodiment. Nondimeno in questa ricerca non viene tenuta in considerazione una serie di variabili, come il linguaggio del corpo, l’espressione facciale, il tono della voce etc. In effetti l’intento era quello di valutare l’impatto “tattile” dello stringersi la mano sulla prima impressione, comparata al gruppo di controllo dove non veniva effettuata la stretta di mano. Così tutti i partecipanti hanno avuto la possibilità di osservare le variabili non controllate (postura, abbigliamento, espressioni facciali ect.) e soltanto per la metà di loro che hanno stretto la mano è stato possibile cogliere la caratteristica della “coscienziosità” rispetto all’altra metà che non ha stretto la mano.

Per quanto mi riguarda, nel leggere questo articolo mi è venuto in mente la consuetudine di andare incontro ai pazienti quando attendono in sala di attesa e stringo la mano nell’accoglierli. Una informazione cui sto attento insieme a tante altre prima di sederci e cominciare il colloquio. La sensazione tattile costruisce uno sfondo episodico disponibile a creare una proto idea su chi sto ascoltando. Come veste, come aspetta, come siede, se nel dirigerci allo studio vuole precedermi o seguirmi, se mi affianca e mi rivolge la parola. Elementi che continuano a crescere e svilupparsi durante il colloquio e d’altra parte mi fanno pensare al processo di selezione attraverso cui il paziente è giunto a me. Tutti elementi che fanno da precursori verso la diagnosi e il corso della terapia, ma che in fondo non sono mai esistiti sino a quando non si presenta il paziente. Ecco non hanno una relazione causale con il problema e in effetti la diagnosi è qualcosa di differente dalla “prima impressione”. Voglio dire che da psicologo devo sempre stare attento a non psicologizzare tutta la vita del paziente (vi ricordate Freud con la sua Psicopatologia della vita quotidiana?), perché i precursori non lavorano per il fondatore, non ne sono la causa, ma sono fondati retrospettivamente da esso.

Bernieri, F., & Petty, K. (2011). The influence of handshakes on first impression accuracy Social Influence, 6 (2), 78-87 DOI: 10.1080/15534510.2011.566706

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3 pensieri su “Una Stretta di Mano

  1. Grazie mille per averci parlato di Embodiment e della sua applicazione nelle scienze psicologiche cliniche. Ad oggi a me pare che tutto l’argomento embodiment abbia ricevuto il cartellino rosso da parte della psicologia mainstream e la maggior parte degli studi neuroscientifici e psicologici applicano approcci microcognitivi e riduzionistici che descrivono solo un piccolo tassello del mosaico, senza guardare all’immagine di fondo.

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  2. Pingback: Stringersi la mano. | Neuromancer

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