Osama Bin Laden e la strategia del Corvo

ResearchBlogging.orgNell’intricato rebus sulla fine della morte di Osama Bin Laden, ho trovato un articolo su come possano essere andate le cose al di là delle fonti ufficiali. Pare che sino ad un anno fa il Pentagono abbia finanziato una serie di ricerche sui corvi per la cattura del ricercato numero uno. I corvi? Ebbene sì. A quanto pare questi oscuri volatili hanno dato una mano all’intelligence americana per scovare il terrorista islamico cui sono addebitate un paio di guerre, attentati di grande respiro mondiale e miliaridi di dollari per spese sulla sicurezza nazionale Usa.

osama bin laden mask.jpg

I corvi manifestano delle interessanti doti cognitive, sono estremamente intelligenti, riescono a risolvere compiti complessi per ottenere cibo e possono nascondere sino a centomila noci in dozzine di posti alla fine dell’estate, senza dimenticarne la posizione dopo 9 mesi anche se sono state coperte dalla neve. Essi rivelano capacità inaspettate nel sorvegliare i loro nascondigli quando ad esempio, essendo consapevoli di essere stati visti mentre nascondevano le noci, ritornano sul luogo e le dissotterrano per seppellirle in altre posizioni. L’idea di utilizzarli per scovare Osama Bin Laden è venuta fuori dal lavoro di John Marzluff, un biologo ecologista dell’Università di Washington che ha studiato il comportamento dei corvi per oltre 20 anni. Mettendo a punto una serie di esperimenti, con i suoi colleghi ha scoperto che i corvi sono in grado di riconoscere i volti delle persone che hanno provato a catturarli precedentemente.

Nel loro esperimento principale hanno indossato delle maschere di plastica che raffiguravano o un “cavernicolo” o Dick Cheney. Andando in giro per il campus chi indossava la maschera del cavernicolo ha catturato e intrappolato dai 7 ai 15 corvi al contrario dei “Dick Cheney” che non eseguivano questo compito. Ebbene, nei mesi successivi ritornando mascherati negli stessi punti del campus senza dar fastidio ai corvi, chi indossava la maschera del cavernicolo veniva molestato con fastidiosi e rumorosi versi sino ad essere quasi attaccati. Questo fenomeno accadeva indipendentemente dalla statura, dall’età o dal sesso, oppure anche se si  indossavano turbanti o barbe lunghe finte; al contrario i corvi erano indifferenti verso coloro che avevano indossato la maschera neutra. Sembrerebbe che gli uccelli abbiano ricordato che “l’uomo cavernicolo” fosse il responsabile del trattamento negativo della prima parte dell’esperimento.

L’aspetto sorprendente sta nel fatto che il corvo anche dopo tre anni sia in grado di ricordare quella maschera associata negativamente, non solo riconoscendola ma pure attaccando con altri corvi, suggerendo l’idea che abbia trasmesso l’informazione alla progenie come al resto dello stormo. Marzluff e i suoi colleghi hanno pubblicato il loro lavoro circa un anno fa sulla rivista Animal Behaviour, quando i risultati hanno confermato le straordinarie capacità cognitive dei corvi, probabilmente giocando un importante ruolo nella cattura di Osama Bin Laden. “Una parte degli esperimenti della ricerca sono stati indirizzati nell’addestrare stormi di corvi catturati nell’area locale pachistana, istruendoli ad identificare la faccia del terrorista“.

A questo punto c’è chi suggerisce che Osama avendo fiutato nell’aria i piani animaleschi degli agenti segreti americani, per rafforzare le misure di sicurezza si sia travestito nel suo doppelgänger (sosia malefico, cioè Dubbya/Bush). E non finisce qui: quando inizialmente hanno dichiarato che Osama si sia fatto scudo con una delle sue mogli, si sospetta che questa storia possa essere stata una strategia di copertura per non rendere nota l’azione micidiale delle numerose beccate degli 007 volatili, il che spiega la strana decisione di seppellire in mare il cadavere di Osama Bin Laden.

Beninteso, sono storie che fanno sorridere per la picaresca dietrologia complottistica. Degno di nota è piuttosto il fatto che le ricerche abbiano provato che il corvo possiede l’importante capacità di riconoscimento del volto umano. Per gli uomini identificare il volto delle persone è parte essenziale nella costruzione della coscienza e del mondo sociale. Mi viene da pensare alla grave patologia neurologica chiamata prosopagnosia per cui non si è in grado di riconoscere il volto di amici o familiari, condizione neuropatologica finemente descritta da Oliver Sacks nel suo brillante L’uomo che scambiò sua moglie con un cappello.

Non è tutto: ho anche pensato all’ironia dell sorte per il catastrofico debito americano dovuto alle follie militari al cospetto del contributo gratuito delle ricerche psicologiche nella guerra contro un ipotetica organizzazione nemica. Proprio il campo etologico, lo studio del comportamento animale comparato a quello degli uomini ha probabilmente fornito l’arma vincente. Mi domando se i vertici della sicurezza nazionale si siano pure letti L’arte di cacciare con gli uccelli di Federico Secondo di Svevia, autentico capolavoro scientifico in cui l’Imperatore si cimenta nello studio della classificazione, anatomia e comportamento degli uccelli in generale e dei falchi in particolare, del loro addestramento e delle tecniche di caccia. Incluse osservazioni sulla meccanica del volo e sulla psicologia animale.

Ho un altro sospetto. A proposito di Bush e di complotti. Stavolta si tratta di complotti letterari. Sapete Edgar Allan Poe scrisse una ipnotica poesia centrata sulla figura del corvo. Si struttura attorno al ritornello ossessivo nevermore, “mai più”, che suona come un’autistica voce meccanica che sbarra ogni possibile via d’uscita al protagonista. Che l’ubriacone poeta di Boston abbia dato sottilmente una mano alla gente religiosissima dell’America profonda di Bush e del Tea Party? Ok, non possiamo saperlo, ma alle volte, raramente, succede che una poesia così lontana dalla tecnologia e dalle conoscenze scientifiche, sia in grado di superarle con una semplice e chiara invenzione: Mai Più.

Marzluff, J., Walls, J., Cornell, H., Withey, J., & Craig, D. (2010). Lasting recognition of threatening people by wild American crows Animal Behaviour, 79 (3), 699-707 DOI: 10.1016/j.anbehav.2009.12.022

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