Termostati e Macchine

La Josiah Macy, Jr. Foundation organizzò dal 1946 al 1953 una serie di incontri e penso proprio che non si poteva avere alcuna scusa per mancare. Furono probabilmente dei convegni interdisciplinari di rara occasione, che spaziavano su diversi fronti della conoscenza di quei tempi. Voglio sottolineare che gli scienziati si trovarono dopo due grandi guerre mondiali con un bel bottino di scienza e tecnologia. Erano reduci sostanzialmente delle fatiche non euclidee, quantistiche, relativistiche, al limite della completezza formale del paradigma scientifico che rasentava l’indecidibilità (Godel).

John von Neumann (1903-1957)

Questi incontri, a cui parteciparono fra i più straordinari scienziati di quegli anni, furono dominati da due affascinanti personalità. Uno era un geniale matematico ungherese, John Von Neumann. Quando toccò a lui render noto il suo lavoro una mattina di marzo del 1946, descrisse le macchine calcolatrici che aveva costruito secondo la logica booleana in base 2 affermando che questo genere di meccanismi poteva risolvere qualsiasi problema logico e operazione matematica, ammesso che tale problema avesse una soluzione.

Consiglio di leggervi una biografia di Neumann perché ebbe sicuramente una vita sorprendente, inventore, anzi padre fondatore del moderno computer digitale e magnifico studioso in vari settori della matematica pura e applicata. Fu pure un influente consigliere dei vertici militari statunitensi, figura chiave della progettazione della bomba atomica, consigliò ad Eisenhower di anticipare un eventuale attacco dei russi con un preventivo massiccio bombardamento atomico intercontinentale. Morì per cancro alle ossa per tutte le radiazioni che si era beccato nei vari test nucleari.

L’altra personalità ancora più curiosa è Nobert Wiener, eclettico matematico laureato a tredici anni, nel pomeriggio stesso della giornata della dissertazione di Neumann affermò che le sue macchine sarebbero entrate in una serie di oscillazioni se avessero avuto a che fare con un paradosso. Raccontò la storia delle macchine dai tempi di Alessandria, cioè nel pieno della maturità scientifica ellenistica, sino al motore a vapore di Watt, macchina quest’ultima che si differenziava dalle precedenti per il fatto che venivano “informate” dall’esterno, subordinando il discorso ai concetti di riflessi e di attività con uno scopo.

Norbert Wiener (1894-1964)

Wiener, fondatore della cibernetica, introdusse il concetto di autoregolazione  per descrivere la cognizione umana come una attività autonoma, autorganizzatrice e produttrice di senso. Insomma, per farvi un esempio, quando lanciate un missile, avendone le possibilità finanziarie si intende, si comporta come un bimbo appena nato: controlla l’ambiente e autoregola gli output reintroducendoli nel sistema di elaborazione, come dire riflette sulle proprie operazioni per raggiungere lo scopo. Correggono, infante e missile, il tiro per centrare i loro bersagli. Entrambi, funzionano come termostati.

Perché vi sto parlando di queste due fantastiche personalità? Perché penso che abbiano dato avvio a due fondamentali sviluppi dello studio della mente umana. Neumann fu autentico anticipatore delle scienze cognitive che oggi sono trovano vigorosa espressione nel cognitivismo clinico. Questo approccio concepisce la mente come il  software di una macchina direttamente installato all’hardware dei circuiti artificiali o viventi. Il successo di questo paradigma è dovuto ad una specie di “neofrenologia scientifica”, cioè grazie all’avvento delle tecniche di neuroimaging. Questi strumenti (ad esempio la risonanza magnetica nucleare) sono utilizzati per trovare la corrispondenza di ogni processo e funzione mentale a precisi algoritmi biologici che in ultima analisi adattano l’attività mentale all’ambiente risolvendo ipoteticamente qualsiasi problema.

L’approccio cibernetico invece ha dato avvio ad un ripensamento dell’attività mentale. Rispetto alla classica  immagine di una macchina che funziona grazie al pulsante esterno dell’ambiente ed eseguendo formidabili programmi d’azione, la prospettica cibernetica si discosta dall’elaborazione dell’informazione univoca input/output: la concepisce circolare e interna al sistema. Il sistema umano è produttore di un “mondo”. Questo significa che ciò che conta è la coerenza interna, il mantenimento dei rapporti fra le parti del sistema, la produzione di autocomportamenti indirizzati a scopi coerenti con la organizzazione globale. Creiamo mondi che abbiamo già abitato.

Cerchiamo di capire cosa significa questo discorso in ambito clinico. Il classico cognitivista di fronte ad un paziente che descrive l’attacco di panico ipotizza che il soggetto abbia uno schema mentale disadattivo che regola in modo patogeno l’elaborazione dell’informazione. Quindi interviene sullo schema mentale disfunzionale proprio del disturbo correggendo gli errori procedurali e le distorsioni cognitive (bias) che mantengono i sintomi. Si tratta di un approccio top-down alla maniera di Neumann: “se penso in modo funzionale quanto accade, mi adatto alla situazione e sto meglio”, problema risolto.

Secondo l’approccio di Wiener, invece, il fobico è una persona che mantiene un’organizzazione interna coerente. Esibisce una spiccata tendenza a rispondere con paura o ansia a qualsiasi perturbazione di della propria organizzazione (della stabilità emotiva), nella fattispecie quando si verificano condizioni di perdita di protezione o di autonomia. I sintomi ansiosi emergono quando il controllo di sé con l’altro non riesce a tenere a bada perturbazioni non coerenti con l’organizzazione del sistema. Il sistema non è disadattato alle richieste dell’ambiente, cerca di mantenere una chiusura organizzazionale e i sintomi sono un segnale di autorganizzazione di nuove perturbazioni che non può più escludere.

Mi rendo conto che il discorso è piuttosto complicato e mi voglio fermare qui. Questi due scienziati, uno ungherese e l’altro ebreo, sono vissuti per un pezzo intuendo e gettando ponti su come caratterizzare la cognizione umana e in definitiva su come far ragionare il cervello su se stesso. Entrambi in un certo senso hanno lavorato sugli stessi missili, sulle stesse guerre ideologiche e su inquieti scenari futuristici. Oggi Neumann avrebbe lavorato in un avanzato dipartimento transumanistico di robotica giapponese. Wiener me lo immagino più incline ad elaborare ingegnose previsioni del tempo o a progettare termostati coscienti…

La domanda finale però la rivolgo a voi, modificando quella di Sciascia quando chiedeva al proprio interlocutore con chi si sarebbe schierato tra Napoleone e il duca di Wellington: voi chi seguireste tra Neumann e Wiener?

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2 pensieri su “Termostati e Macchine

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